12
Mag
2020

Se non riparte la scuola non riparte il paese

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Suor Anna Monia Alfieri.

In tempi di Covid-19, siamo tutti spaventati: di certo lo sono

a) i genitori degli 8 milioni di studenti in Italia, per l’incertezza riguardo al se e al quando ripartirà la scuola e su quale futuro riusciranno a dare ai propri figli se loro stessi non possono tornare a lavorare; 

b) i gestori delle 12.000 scuole paritarie, come pure i dirigenti scolastici delle 40.000 scuole statali, che si interrogano su come sarà la scuola del dopo Covid-19 e sul come conciliare le esigenze sanitarie con quelle educative; 

c) i dipendenti, 180.000 delle scuole paritarie, un milione della scuola statale; anche per molti di loro, e per i precari in primis, il futuro è appeso al filo della “curva” epidemica, che li vedrà tutti a casa in CIG se questa non dovesse declinare; 

d) gli studenti, 1.600.000 quelli non raggiunti dalla didattica a distanza, 300mila gli allievi disabili che vivono in isolamento da due mesi; 

e) i cittadini, 60.359.546 in Italia, che temono a ragion veduta per il futuro dell’economia e per le losche mire di chi ha già messo gli occhi sul “Piano Marshall” del Governo e dell’Europa…. Se non riparte la scuola, non riparte l’economia, non riparte il Paese e l’Italia sarà sì guarita, ma condannata ad una vita di stenti;

E la situazione appare tanto più drammatica se letta in controluce con i contenuti delle bozze del Decreto “Rilancio” adesso in circolazione, come denunciano le Associazioni dei gestori delle scuole e dei genitori, a mezzo comunicato di ieri 11.05.2020.

Se le bozze del Decreto “Rilancio” (liquidità) non saranno modificate, chi non lo farà sappia che sta mettendo in gioco non solo la società e la cultura italiane, ma anche l’economia e la sopravvivenza della Nazione

L’emergenza determinata dalla pandemia non va affrontata solo a livello sanitario, ma anche trasversalmente, creando soluzioni nuove per un reale cambiamento della società. La scuola e il mondo della cultura, in questo contesto, devono essere posti nelle condizioni di svolgere il loro ruolo in modo nuovo e strategico, a servizio e per conto della Famiglia. Sarebbe folle non consentire la rinascita della Nazione attraverso la Scuola tutta, pubblica statale e pubblica paritaria. l’Italia – e soprattutto chi la governa – ne dovrebbe dare conto all’Europa, dove la libertà di scelta della Famiglia è presente in tutti i Paesi, Grecia e Italia escluse.

Quindi, chi ne pagherà il prezzo? Evidentemente le classi sociali più svantaggiate economicamente. 

Quel milione e 600mila studenti non raggiunti dalla DAD si raddoppierà, non ripartirà la scuola pubblica, le famiglie non potranno ritornare al lavoro e saranno le donne, in particolare quelle con figli nella fascia d’età tra 0-6 anni, a pagarne il prezzo dovendo restare a casa. Qui la maggioranza governativa ha intenzione di intervenire obtorto collo, e non certo per un principio di giustizia che rende la Famiglia libera di scegliere. 

Gli allievi della Scuola dell’Infanzia sono 901.052 nelle 13.286 sedi scolastiche statali e 524.031 nelle 8.957 sedi scolastiche paritarie che non ripartono. Il disastro per lo Stato è evidente: Dove resterebbero mezzo milione di bambini della fascia 3-6 anni? A casa, con un costo sociale ed economico enorme. Dati che il Miur conosce bene, poiché li pubblica ogni anno. Le famiglie ricche pagheranno la baby sitter, quelle povere no. Lo Stato, da anni in campo (a parole o nei fatti?…) per la tutela della donna e delle pari opportunità, ha l’obbligo di sapere bene quale sia l’allarme che si apre per le donne più povere che vivono in situazioni di degrado in alcune terre d’Italia, delle periferie e del Centro-Sud. Numeri ben maggiori se inseriamo quelli della fascia 0-3 anni. Allo Stato conviene salvare la fascia 3-6 anni delle Paritarie. Ma non si salverà agli occhi della Famiglia.

Poi ci sono i numeri della Scuola Primaria: 2.443.092 gli allievi delle 14.896 sedi scolastiche statali e 167.667 gli allievi delle 1.385 scuole paritarie a rischio chiusura, se la bozza della notte scorsa non viene immediatamente modificata. 

Il comparto della scuola secondaria di I° grado coinvolge 1.628.889 allievi delle 7.228 sedi scolastiche statali e  65.406 allievi delle 622 scuole paritarie a rischio chiusura; 2.626.226 allievi della scuola secondaria di II° grado della scuola statale (5.339 sedi) a rischio apertura con la scuola a doppia velocità e 109.704 della secondaria di II° grado della scuola paritaria (1.600 sedi), che per gestione oculata, attenzione delle Famiglie, dedizione del corpo docente potrebbe far fronte autonomamente, con metà della spesa utilizzata per gli stessi numeri della scuola statale, all’emergenza del distanziamento. 

La Maggioranza pensa, forse, che gli Italiani non sappiano contare: intende salvarsi dallo tsunami di cinquecentomila pargoli di 3-6 anni abbandonati in strada, pensando di far fronte a più di 350.000 bambini e ragazzi che si riverserebbero nelle Scuole statali. Le Famiglie sanno che i loro figli, restando alle Paritarie con la libertà di scelta educativa, sarebbero costati la metà ai contribuenti… e ne chiederanno conto allo Stato.

Se non si salva oggi la scuola paritaria, si lede gravemente la scuola statale, sulla quale si riverseranno gli studenti e i docenti delle scuole paritarie che a settembre non potranno riaprire, con un danno economico e culturale immenso. Ma, se non riparte la scuola, non riparte il Paese. La situazione è chiara e l’allarme è stato lanciato: il 30% delle scuole paritarie è a rischio chiusura, e sono 300mila gli allievi che busseranno ad una scuola statale che già rischia il collasso, generando un disastro che costerà 2.4 miliardi di euro in tasse, e a cui vanno aggiunti i 3 miliardi di euro chiesti da Fioramonti per ripartire a settembre con le scuole statali. Sono in gioco la cultura e l’economia italiane: è in gioco il futuro della Nazione. 

L’emergenza determinata dalla pandemia non va affrontata solo a livello sanitario ma trasversalmente, creando soluzioni nuove per un reale cambiamento della società. La scuola e il mondo della cultura in questo devono essere posti nelle condizioni di svolgere il loro ruolo in modo nuovo e strategico.

A chi oggi pensa di ingannare i cittadini, sostenendo che gli emendamenti sono necessari ma manca la copertura finanziaria, ricordo che per settembre occorrerà trovare 4 volte quella cifra. L’obiezione si rivela pertanto infondata. Di conseguenza, l’unico scenario che mi prefiguro è che in questi giorni vengano votati gli emendamenti prima al Senato e poi alla Camera.

Se così non fosse, i cittadini italiani saranno traditi da quegli stessi politici che hanno votato

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