8
Mag
2020

Covid-19: I paesi capitalisti hanno i livelli di sicurezza più elevati

di Rainer Zitelmann

Recentemente, in tutto il mondo i socialisti stanno cercando di attribuire la crisi del coronavirus ad un fallimento del capitalismo. L’Index of Economic Freedom, compilato annualmente dalla Heritage Foundation a partire dal 1995, misura la libertà economica di 180 paesi. Secondo il sociologo tedesco Erich Weede, l’Indice può essere considerato una sorta di “classifica del capitalismo” globale.

Il Deep Knowledge Group, uno stimato consorzio di società commerciali e non-profit, ha da poco pubblicato una panoramica dei provvedimenti adottati per combattere la pandemia, comprendente un Safety Countries Ranking, ossia una classifica dei 40 paesi che stanno riuscendo meglio a proteggere i propri cittadini dagli effetti del coronavirus.

Ovviamente è ancora troppo presto per dare un giudizio complessivo. Nondimeno, il bilancio provvisorio del Deep Knowledge Group mostra che fino ad oggi (5 maggio) i risultati migliori si riscontrano nei paesi più capitalisti del mondo. Secondo l’Indice della Heritage Foundation, solo sei dei 180 paesi classificati (pari al 3,3%) ottengono punteggi di libertà economica molto alti e meritano il giudizio di “economicamente liberi”. Con l’eccezione dell’Irlanda, tutti i paesi economicamente liberi, ossia i più capitalisti, fanno parte degli undici paesi con il punteggio più alto nel Safety Countries Ranking.

Qui di seguito sono enumerati i sei paesi più economicamente liberi secondo l’Indice della Heritage Foundation. Il punteggio tra parentesi esprime il posizionamento del rispettivo paese nei Top 40 COVID-19 Safety Countries Ranking:

  • Singapore (8)
  • Hong Kong (10)
  • Nuova Zelanda (6)
  • Australia (4)
  • Svizzera (11)
  • Irlanda (34).

Il medesimo raffronto all’estremo opposto della classifica è altrettanto illuminante: le dieci nazioni ai primi posti della classifica del COVID-19 Safety Countries Ranking (con l’eccezione della Cina) si trovano anche tra i 30 paesi più economicamente liberi della classifica della Heritage Foundation. Dunque, il 90% dei paesi che stanno facendo il lavoro migliore nel tutelare i propri cittadini dal coronavirus appartengono anche al piccolo gruppo del 17% dei paesi che hanno le libertà capitalistiche più robuste.

Qui di seguito troviamo i primi dieci paesi nella classifica del COVID-19 Safety Countries Ranking. In questo caso i punteggi tra parentesi indicano il rispettivo posto nella classifica dell’Indice della libertà economica della Heritage Foundation:

  • Israele (26)
  • Germania (27)
  • Corea del Sud (25)
  • Australia (4)
  • Cina (103)
  • Nuova Zelanda (3)
  • Taiwan (11)
  • Singapore (1)
  • Giappone (30)
  • Hong Kong (2).

Ovviamente non vi è una correlazione del 100% tra la libertà economica e la protezione dal coronavirus. Il Regno Unito, ad esempio, è al settimo posto nella classifica della Heritage Foundation, ma non si trova tra i 40 paesi che offrono la migliore protezione dal COVID-19. In quel paese, come negli Stati Uniti, per troppo tempo le autorità pubbliche hanno sottostimato, rispetto ad altri paesi, la gravità del problema, con esiti tragici.

Sebbene il Safety Countries Ranking non sia che una valutazione provvisoria – ed è certamente possibile mettere in discussione l’esatto posizionamento di questo o quel paese – una cosa è chiara: questa classifica non suffraga in alcun modo l’idea – avanzata recentemente da diversi intellettuali di sinistra – che il “libero mercato” o il “capitalismo” abbiano la responsabilità della crisi in cui ci troviamo.

Che dire, invece, dei paesi che si trovano agli ultimi posti dell’Index of Economic Freedom? Come scrivo nel mio libro La forza del capitalismo, basta confrontare i risultati ottenuti dalle economie più dirigistiche con quelli delle economie maggiormente liberali per capire quali offrono un maggior grado di benessere – e questa crisi conferma il nostro giudizio.

Paesi come il Venezuela e la Corea del Nord, che si trovano agli ultimi posti della classifica della Heritage Foundation, brillano per la loro assenza nel Safety Countries Ranking.

Il Venezuela occupa il penultimo posto (179) dell’Index of Economic Freedom. «Il nostro sistema sanitario è peggiore di quello di Haiti», ha detto José Félix Oletta, ex ministro della sanità venezuelano. Il governo ha designato 46 ospedali per la cura dei pazienti di COVID-19, quattro dei quali si trovano nella capitale Caracas. «Ma in questi 46 ospedali abbiamo solo 206 posti di terapia intensiva e solo 102 ventilatori. Queste cifre ammontano ad appena il 10 per cento delle attrezzature necessarie per venire alle prese con le esigenze contemplate dalla media delle previsioni», ha dichiarato recentemente l’ex ministro Oletta al settimanale tedesco Der Spiegel.

Per giunta, vi è scarsità di elettricità, acqua potabile, medicine e dispositivi protettivi, ha aggiunto il medico fondatore della Alianza Venezolana por la Salud, un osservatorio del sistema sanitario e dell’epidemia.

La Corea del Nord, saldamente all’ultimo posto dell’Indice della Heritage Foundation, ufficialmente dichiara di non avere alcun caso di coronavirus. Peraltro, secondo le statistiche ufficiali, nel paese non esistono criminalità, disoccupazione, fame e povertà.

E tuttavia, a dispetto dell’evidenza, la gente continua a diffondere l’assurda idea che la colpa della crisi del coronavirus sia da attribuire al capitalismo.

«Il capitalismo ha causato la crisi del COVID-19», ad esempio, è il titolo di una pagina del sito web di Andrej Markovčič, un organizzatore dei Democratic Socialists of America.

In questo video di TRT London è possibile vedere un dibattito che ho avuto di recente con Markovčič. L’intervistatore cerca in tutti i modi di convincere Markovčič a ripetere la sua tesi, ma non riesce nell’intento.

L’articolo è comparso originariamente su CapX.

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