24
Apr
2020

La quarantena di Maduro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Carlos Di Bonifacio

La peste. Durante il quattordicesimo secolo quasi la metà della popolazione europea morì a causa di questa malattia. Le città diventarono dei cimiteri e i corpi dei ricchi e dei poveri venivano abbandonati nella stessa fossa. Dal momento in cui arrivava la malattia in un paese o in una città la follia s’impadroniva delle persone. Alcuni scappavano lasciando tutto dietro di sè mentre tanti altri si rassegnavano al loro destino.

Le cose oggi sono, ovviamente, diverse. La morte non è più una costante nelle nostre vite e neanche le malattie ed epidemie lo erano, fino a qualche settimana fa. All’inizio di questa nuova crisi nessuno poteva immaginarsi le possibili e disastrose conseguenze che oggi viviamo. Gli effetti attualmente si manifestano in tutte le sfere della vita pubblica e privata portando con loro un insieme di conseguenze negative per tutte le società coinvolte. Principalmente, una crisi economica e sociale minaccia milioni di persone.

Tuttavia, come è ovvio, la crisi colpirà in modo asimmetrico le diverse nazioni vittime dell’epidemia. Mentre gli stati appartenenti al primo mondo riusciranno a schierare parallelamente un insieme di strumenti finanziari e risorse e strutture sanitarie per ridurre gli effetti negativi complessivi sulla popolazione, gli stati del terzo mondo non avranno la stessa fortuna. Tra di loro, c’è il Venezuela.

Alcuni mesi prima della comparsa dell’epidemia a livello globale, un giornale venezuelano parlava della morte di tre bambini nel corso di una settimana presso uno degli ospedali più grandi e famosi della nazione sudamericana. Secondo diversi testimoni (medici e genitori dei pazienti) l’ospedale non possiede risorse mediche per assistere i malati. Elettricità a acqua arrivano con intermittenza. Il personale medico scarseggia e i pazienti devono provvedere da soli per procurarsi cibo, terapie e farmaci. Dal 2013 in poi questa situazione è diventata la realtà di fatto di tutte le strutture mediche pubbliche venezuelane. In questa nazione gli ospedali sono tali solo di nome.

Insieme alla crisi nel settore sanitario coesiste quella economica. Dal 2013 a oggi il PIL è crollato del 70 per cento. Più dell’80 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà assoluta e gran parte di essa sopravvive grazie all’economia informale. Per finire, il Venezuela possiede l’inflazione più alta al mondo, il che comporta necessariamente che quasi non esista risparmio privato, che le persone vivano dei guadagni che fanno quotidianamente.

Circa un mese fa il regime di Nicolás Maduro ha dichiarato il lockdown nazionale. Il governo ha deciso di chiudere milioni di persone nelle loro case in un paese in cui la gente, a causa del collasso del settore dei servizi pubblici, non ha accesso né alla luce né all’acqua, e dove inoltre un mese di lavoro non basta per guadagnarsi il cibo per una settimana. Maduro sa bene che in una nazione che si trova nelle condizioni del suo Venezuela, povero e con un sistema sanitario in macerie, un’epidemia diventerebbe una tragedia che rischierebbe di rovesciare tutto, perfino il suo governo.

La verità è che anni di corruzione, statalismo e incompetenza (parole che quasi sempre sono strettamente legate l’una con l’altra) hanno eliminato qualsiasi capacità di realizzare una efficace quarantena nel paese. Lo stato non ha i mezzi per far rispettare le norme minime che devono valere in situazioni come queste e ancora meno la capacità di prendersi cura dei cittadini, mentre per le persone rimanere in casa durante questo periodo sarebbe come una sentenza di morte.

Tutti i tentativi dello stato venezuelano per imporre la quarantena hanno solamente messo in luce situazioni che dimostrano le terribili conseguenze di vent’anni di regime collettivista. Scene che mostrano mendicanti che possono mangiare solamente rovistando nella spazzatura e possibili contagiati che sono trasportati non in ambulanze con medici e infermieri ma dentro carri armati scortati da soldati appartenenti alla polizia politica del regime.

Questa è la quarantena di Maduro. Una tragedia in cui la morte, la povertà e la repressione si mescolano. Sono giorni difficili ma i prossimi saranno ancora peggiori. Insieme alla crisi del coronavirus se ne aggiunge un’altra che sembra ancora più grave per la nazione: la drastica caduta del prezzo del petrolio. Risorsa dalla quale dipende gran parte dell’economia venezuelana. Tra epidemia e petrolio il 2020 potrebbe tramutarsi in una vera tragedia per il Venezuela.

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