2
Apr
2020

Lockdown e libertà religiosa

Commentando, su questo blog, il caso dell’uomo di Vigliano multato dalle forze dell’ordine che avevano (in modo del tutto abusivo) ritenuto non “essenziale” l’acquisto di tre bottiglie di vino, avevamo espresso l’auspicio che esso rimanesse soltanto un caso isolato di censurabile “zelo”. Le cronache dei giorni passati si sono incaricate di smentirci. Prima, è stata la volta di un avvocato di Pescara, multato da una pattuglia della Guardia di Finanza per essere stato “sorpreso” di ritorno verso la sua abitazione in macchina intorno alle 23, «senza comprovate esigenze lavorative» (l’avvocato stava rientrando dal suo ufficio, e ha affermato di aver mostrato ai finanzieri i fascicoli che aveva con sé, i tesserini, le carte bollate, i registri: «ma non c’è stato nulla da fare»). Ora, è toccato a un cittadino marchigiano, che, essendosi recato in un comune (Civitanova Marche) diverso da quello di sua residenza (Potenza Picena), è stato multato dalla polizia municipale per quello spostamento giudicato “non necessario”: e ciò nonostante questi avesse – scontrino alla mano – dimostrato di essere stato costretto allo spostamento dal fatto che l’unico rivenditore di carne halal, ossia di quell’unico tipo di carne il cui consumo è ammesso dalla sua religione, fosse presente nel territorio di Civitanova.

Questi casi sono tutti caratterizzati dal medesimo problema (una indebita compressione delle libertà individuali causata da un’applicazione arbitraria delle norme emergenziali), ma quello da ultimo richiamato è – in un certo senso – il più “grave”, perché quello in grado di rendere più immediata ed evidente la sua “intollerabilità”. Lo abbiamo scritto altrove e qui lo ripetiamo: «essere coscienti del fatto che condizioni di oggettiva, imprevedibile ed estesa emergenza possono richiedere di accettare ingerenze pubbliche nell’esercizio dei diritti individuali più marcate del solito, non equivale ad arrendersi all’idea che queste ultime possano essere adottate extra ordinem, oltre, cioè, le forme costituzionali». A questo punto, aggiungiamo un profilo ulteriore: il muoversi all’interno delle forme costituzionali non è questione di solo “formalismo”, ma anche di sostanziale rispetto dei valori irrinunciabili della società liberal-democratica e dei limiti intrinseci che questi pongono nei confronti dell’esercizio del potere pubblico, a tutela dei diritti individuali che precedono qualsiasi organizzazione collettiva. 

Detto altrimenti, se la situazione di emergenza giustifica delle “limitazioni” più stringenti del solito (quando razionalmente e dimostrabilmente orientate a risolvere o non aggravare quella situazione di emergenza), non autorizza di certo la “sospensione” dei diritti individuali costituzionalmente garantiti. Inclusa, ovviamente, la libertà religiosa – che è stata, in effetti, già straordinariamente compressa, con il divieto di celebrazione delle funzioni sul territorio nazionale: una simile previsione, che sarebbe irricevibile in un contesto ordinario, è tollerata proprio perché ragionevolmente finalizzata a scongiurare occasioni di assembramenti e, quindi, di facile contagio. Ma un simile pericolo non si rinviene nel caso sopra riportato: non si pongono, quindi, le condizioni per pensare di “bilanciare” la libertà personale (che è la regola) con le esigenze della collettività (che sono l’eccezione). E questo anche senza considerare il dato positivo attualmente vigente, il quale – pianamente interpretato – non pone alcun dubbio circa il fatto che rientri nelle condizioni di «assoluta urgenza» di cui al DPCM 22 marzo il recarsi nel territorio di un comune diverso dal proprio, quando in questo sia presente l’unico rivenditore di zona del solo tipo di carne il cui consumo è ammesso dalla propria religione. 

Ancora una volta, quindi, come nell’episodio di Vigliano, siamo costretti ad assistere a una manifestazione di “zelo” eccessivo da parte delle forze dell’ordine, e non di uno zelo troppo rigoroso, ma di uno addirittura praeter legem. E se è vero che singole vicende non possono essere elevate a regola, è altrettanto vero che non sembra peregrino esprimere una seria e fondata preoccupazione sul livello di consapevolezza dei nostri “servitori della legge”, vista la rapida successione di vicende tutte avvinte dal comune tratto di affronto alle libertà individuali.

@GiuseppePortos

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2 Responses

  1. Davide

    Non è questione di zelo.
    E’ questione di considerare la libertà individuale un optional, in nome del “bene comune”.
    Come propagandato troppo spesso anche dallo stesso IBL.
    Le radici di questo disastro, e del totalitarismo che stanno costruendo mentre le pecore belano e delano dal balcone, sono profonde, e sono ideologiche.
    Ne vediamo un esempio nell’articolo a firma IBL pubblicato sul Giornale l’11 marzo:
    https://www.ilgiornale.it/news/politica/chiudere-tutto-liberali-1838897.html
    No cari, chiudere tutto non è “da liberali”. E’ da comunisti cinesi.
    E nell’articolo fate un errore tragico:
    “affidare al buon senso delle persone la decisione sui loro spostamenti individuali è, vogliamo credere, un grande atto di fiducia nella responsabilità individuale”.
    Niente affatto, le decisioni sugli spostamenti non sono affidate “alle persone”, ma all’arbitrio del potere statale, all’arbitrio del pubblico ufficiale di turno – come stiamo vedendo da questi articoli -, del sindaco di turno, del “governatore” isterico di turno.
    Affidarsi al “buon senso delle persone” significa lasciarle libere di muoversi, una volta informate e rese consapevoli di quanto stia accadendo.
    Quindi l’esatto contrario delle decisioni illiberali prese, che ci fanno piombare in un moderno fascio-comunismo sanitario da cui sarà molto difficile uscire, anche grazie ai vostri precedenti lavori sull'”antiscienza”, con personaggi votati alla censura più illiberale ed antiscientifica che si possa concepire, votati all’imposizione delle loro “certezze” a scapito di ogni libertà individuale.

  2. Davide

    Tenete conto che le idee corrette sulla scienza, sul dialogo scientifico, sulla libertà di espressione, di chiara ispirazione popperiana (questo lo conoscete, o epistemologia la studiate direttamente dai virologi in tv?), tocca sentirle oggi adeguatamente espresse da Diego Fusaro (ed ho detto tutto).
    Mentre il vostro amico denuncia quelli che non la pensano come lui.
    Fatevi delle domande, mentre vi guardate allo specchio.

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