31
Mar
2020

Il caso di Vigliano: chi decide che il vino sia meno “essenziale” della pasta?

Le agenzie di stampa ci raccontano di uomo di Vigliano, nel Biellese, multato dalle forze dell’ordine perché sorpreso, all’uscita del supermercato, con tre bottiglie di vino e un pacco di pasta, e perché in bicicletta e non a piedi. Stando alle cronache, la multa (102,50 euro) sarebbe stata emessa in base alle seguenti considerazione: che il comportamento dell’uomo lo avrebbe messo a rischio di incidenti (visto che si è mosso in bici e non piedi: e in quel malaugurato caso avrebbe potuto aumentare il numero di pazienti al pronto soccorso) e che questi non avrebbe rispettato l’ordine di spostarsi solo per motivi validi o per necessità (tale non è stato considerato, dai militari, l’acquisto effettuato, date le tre bottiglie di vino). Diamo per scontato che la storia si sia svolta proprio così. A raccontarla in questo modo, sembrerebbe l’inizio di una barzelletta neanche troppo divertente: invece, essa finisce per rappresentare un istruttivo apologo. E non, come si potrebbe pensare, pedagogicamente orientato a ispirare un rispetto profondo per il comando dell’autorità, ma piuttosto esemplificativo di come dietro lo zelo del servitore della legge – di una legge confusa, imprecisa, a tratti “arbitraria” – possa celarsi una indebita compressione delle libertà individuali. 

Si potrebbe partire da una facile considerazione. Nella busta della spesa dell’uomo non c’erano solo tre bottiglie di vino, ma anche un pacco di pasta: e, se della essenzialità dei primi qualcuno potrebbe dubitare, nessuna controversia può darsi a fronte dell’ultimo, di questo genere alimentare nessuno può dubitare. Si potrebbe allora dire che la presenza di quel pacco di pasta abbia scriminato il comportamento dell’uomo: egli è uscito “legittimamente” per comperare un bene di prima necessità e il fatto che ne abbia acquistato anche qualcuno (asseritamente) non tale, avendolo peraltro fatto all’interno dello stesso negozio, non vale certo a rendere “illegittima” quell’uscita. Ma sarebbe una considerazione “debole”, dimentica di un elemento di fondamentale importanza. Al momento attuale, infatti, non esiste un elenco di beni che possano essere considerati “essenziali” o “non essenziali”, attributi che – peraltro con grande difficoltà – il Governo ha impiegato solo nei confronti delle attività imprenditoriali: tra queste, figurano i negozi di generi alimentari, globalmente considerati, senza distinzione alcuna – inclusi, dunque, tanto la pasta quanto il vino! Non c’era alcuna possibilità per le forze dell’ordine, quindi, di svolgere un giudizio sulla necessità dello spostamento, fondato sull’“essenzialità” del bene acquistato.

Altrettanto sorprendente è l’obiezione in merito alla scelta del mezzo di trasporto: abbiamo riletto i vari DPCM delle scorse settimane, e non abbiamo trovato niente che non tanto imponga, ma anche solo raccomandi di non utilizzare la bicicletta per recarsi al supermercato. Come si legge sulla pagina ufficiale del Ministero della Salute, l’utilizzo della bicicletta, nel rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, è soggetto alle misure restrittive del DPCM del 9 marzo 2020, a norma del quale non è giustificato l’utilizzo del mezzo per lo svolgimento di attività motoria o per allenamento, quando impiegato oltre i confini del proprio territorio di domicilio, abitazione o residenza. Anche qui, quindi, non si intravedono motivi in grado di giustificare la sanzione.

Insomma, questa multa si sarebbe proprio dovuta evitare. Essa, probabilmente, si inserisce in un contesto da sovra-eccitazione giustificato dalla paura di un nemico invisibile, e che ha visto proliferare gruppi social di “delatori”cacce ai moderni “untori”racconti esagerati (e esasperati) di infrazioni e di disobbedienti vari… Ma è, a suo modo, particolarmente significativa. In questo caso, dei militari si sono arrogati il diritto di decidere cosa fosse essenziale e cosa non lo fosse, senza che ci fosse una previsione di legge in proposito e a loro sostegno (ammesso, e non concesso, che una legge possa decidere che il vino sia meno essenziale di altri prodotti). Il loro zelo è stato, dunque, “eccessivo” non perché troppo rigoroso, ma perché addirittura praeter legem – perché, cioè, applicativo di divieti che non esistono. E se, come già detto, è comprensibile essere diffidenti di un provvedimento generale e astratto che si incarichi di stabilire quale cibo o bevanda o mezzo di trasporto sia “essenziale”, a maggior ragione si deve essere preoccupati da una decisione a tal proposito adottata, e in modo del tutto discrezionale, da un singolo esponente delle forze dell’ordine! Speriamo che quello di Vigliano resti solo un incidente isolato.

@GiuseppePortos

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3 Responses

  1. Randolph Carter

    Per voi “zelo” e “fascismo” sono sinonimi? Perché il comportamento delle forze dell’ordine, con gesti arbitrari e perquisizioni non autorizzate sono comportamenti fascisti e non zelanti.

  2. Ornella

    NO! Non dobbiamo sperare che resti un incidente isolato: dobbiamo sperare che chi di dovere annulli la multa e riprenda le “forze dell’ordine” che si sono arrogate un diritto senza alcuna base.

  3. Un decretino incompleto , fatto male a favore di un certo gruppo, pensato con il sedere anzi che con la testa.

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