30
Set
2019

Coldiretti ama il protezionismo italiano ma non quello americano

Nel corso del weekend appena terminato, una parte consistente del popolo di Coldiretti (migliaia di allevatori, casari, stagionatori, gastronomi e consumatori) si è riunita presso il Villaggio Coldiretti di Bologna per celebrare, come viene riportato sul sito dell’associazione agricola, “le ragioni del successo del made in Italy”.

Tra un’attività e l’altra (i presenti hanno, ad esempio, potuto ascoltare alcune personalità istituzionali come il Presidente del consiglio Giuseppe Conte oppure degustare olio extravergine, vini e birra agricola), dal Villaggio Coldiretti si è levato l’allarme riguardante i dazi che l’amministrazione Trump ha intenzione di introdurre nei confronti di molti prodotti agroalimentari italiani nel caso in cui nella giornata di oggi, lunedì 30 settembre, l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) decida di accettare la richiesta statunitense di imporre nuovi dazi a seguito della vicenda Airbus.

Ricapitoliamo però rapidamente il perché di questa decisione da parte dell’amministrazione Trump. All’inizio di quest’anno, il WTO ha emesso una sentenza definitiva che autorizza gli Stati Uniti ad imporre dazi sui prodotti provenienti dall’Unione Europea dopo aver stabilito che Airbus (azienda europea che attualmente è il più grande produttore di aerei civili al mondo) ha ottenuto per anni sussidi illegali da parte di alcuni governi europei. Proprio oggi, i giudici del WTO dovrebbero esprimersi in favore degli Stati Uniti (dopo una battaglia legale durata oltre 15 anni), stabilendo che l’Amministrazione Trump, se vorrà, potrà chiedere un “risarcimento” pari fino a circa $8 miliardi di dollari.

Ovviamente Trump, che come abbiamo avuto modo di scoprire ama particolarmente l’arma commerciale dei dazi, ha deciso di non farsi sfuggire questa ghiotta occasione. Questa mossa rischia però di far aumentare la tensione commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea, che nonostante qualche piccolo progresso, non sono ancora riusciti a raggiungere accordi sostanziali per ridurre le barriere commerciali. Inoltre, la vicenda Airbus è strettamente legata alla vicenda Boeing (rivale americana di Airbus). Tra circa 9 mesi infatti il WTO si dovrà pronunciare sul fatto che gli Stati Uniti abbiano supportato illegalmente Boeing. A quel punto l’Unione Europea potrebbe imporre ulteriori dazi sugli Stati Uniti. Il tutto, poi, non deve farci dimenticare le minacce dell’amministrazione Trump di imporre dazi sul settore automobilistico europeo.

Tutte queste tensioni commerciali tra Stati Uniti ed UE ci fanno capire quanto lontani siano i giorni in cui si parlava in modo insistente di TTIP, accordo commerciale ai tempi molto criticato sia da Trump (il quale si ritirò dalle negoziazioni immediatamente dopo essersi insediato alla Casa Bianca), sia – per quanto riguarda l’Italia – da Coldiretti.

Coldiretti lamenta, in particolare, il fatto che i nuovi dazi americani sui prodotti agroalimentari italiani siano ingiusti perché, in fondo, Airbus è un azienda gestita da francesi, tedeschi, spagnoli e britannici. Siccome l’Italia non partecipa nella realizzazione di Airbus, Coldiretti ci spiega che i prodotti italiani non devono essere colpiti dalle misure protezioniste americane.

Se da un lato la posizione di Coldiretti ha anche un minimo senso logico, dall’altro questo atteggiamento risulta essere molto curioso e per certi versi buffo. Coldiretti, infatti, si è recentemente sempre contraddistinta per la sua forte opposizione a tutti gli accordi commerciali promossi dall’Unione Europea (basti pensare all’accordo con il Canada, il CETA, o appunto allo stesso TTIP o anche all’ingresso di olio tunisino in Italia). Coldiretti si è dunque sempre opposta all’idea di avere scambi più liberi nell’ambito del settore agroalimentare italiano.

Nascondendosi dietro la scusa della protezione del “Made in Italy”, Coldiretti ha sempre mantenuto un atteggiamento altamente protezionista, promuovendo anche forti pressioni sui vari governi italiani in tal senso. È strano e curioso che in questi giorni, sempre con la scusa della protezione del “Made in Italy”, Coldiretti invochi la pietà di Washington. È altrettanto curioso e buffo vedere che Coldiretti capisca solo in questo preciso istante che i dazi commerciali fanno male all’Italia.

Forse, anche alla luce dei dati provenienti dalla CIA (altra grossa associazione agricola Italiana) riguardanti il CETA, Coldiretti dovrebbe iniziare a promuovere un pensiero meno ipocrita e meno mercantilista quando si parla di commercio internazionale. Stando alle più recenti statistiche sul CETA, infatti, la CIA riporta che nella prima metà del 2019, la crescita dell’export agroalimentare nazionale sul mercato canadese è stata del 16%, quando a livello mondiale l’incremento per lo stesso periodo, è stato molto più contenuto e non oltre il 5%.

In attesa dell’imposizione di questi nuovi dazi americani che dovrebbero colpire anche i nostri prodotti agroalimentari e che rischiano di far precipitare il consumo di alcuni di questi beni di circa l’80%-90% (ovviamente questi dazi avranno delle ricadute negative anche sui produttori e consumatori americani), l’auspicio è che Coldiretti decida di iniziare ad opporsi anche alla retorica protezionista italiana. Visto il nostro vantaggio comparato nel produrre ed esportare prodotti agroalimentari rispetto alla stragrande maggioranza delle altre nazioni (nel 2017, ad esempio, il settore agroalimentare ha fatto registrare una fatturato di oltre €135 miliardi di euro, con esportazioni pari a €32 miliardi di euro, importazioni pari a oltre €22 miliardi di euro ed un numero di addetti del settore superiore alle 385 mila unità), una maggiore apertura verso il mercato internazionale non farebbe altro che migliorare le condizioni economiche dei nostri produttori e anche dei consumatori italiani.

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