23
Set
2019

Una costosissima illusione

1.000 miliardi: è la somma spesa dai governi dell’area UE e dall’Unione stessa, tra 1995 e 2016, per sussidiare le ferrovie, a discapito delle alternative (automobili e aerei), che sono state, invece, iper tassate. Proprio in questi ultimi giorni, diversi governi europei stanno discutendo l’introduzione di nuove tasse sul trasporto aereo, in modo da disincentivarne ancor di più l’utilizzo a vantaggio dei treni: è il cosiddetto “cambio modale”. Buona parte degli economisti e degli accademici concordano, infatti, da decenni, sulla generale efficacia di sussidi e tasse per, rispettivamente, incentivare e disincentivare determinati comportamenti. Negli ultimi anni ha anche preso piede e, di conseguenza, trovato maggior adesione la cosiddetta “economia comportamentale” per cui Richard Thaler ha addirittura vinto il Premio Nobel per l’Economia nel 2017. Quest’ultima si configura praticamente come corollario ai concetti di microeconomia sviluppati dai predecessori secondo cui, per l’appunto, l’intervento – più o meno vistoso – dei governi può spostare nella “giusta” direzione le scelte dei singoli individui e della società nel suo complesso.

Gli economisti, in ogni caso, hanno sempre riconosciuto che misure fiscali come sussidi e imposte sono economicamente svantaggiose, in quanto interferiscono col “meccanismo” di incontro tra domanda e offerta, diminuendo – o, comunque, distorcendo – il numero di “scambi” che avverrebbero in assenza di interferenze e, quindi, allocando malamente le risorse disponibili: il che genera uno spreco di quest’ultime (a meno che non vi siano esternalità: solo in questo caso la riduzione degli “scambi” può evitare di sprecare risorse). Ora, come fa notare Francesco Ramella), queste misure – oltre a generare una perdita per la società – provocano un ulteriore danno, in quanto non raggiungono neanche gli obiettivi prefissati. Come si vede dai due grafici elaborati da Ramella, utilizzando i dati sull’evoluzione della domanda nel trasporto di merci e persone, i sussidi al settore ferroviario e la tassazione elevata su auto e voli non hanno causato alcun notevole cambiamento nelle scelte di individui e imprese.

A parte le contraddizioni etiche – essere eletti come rappresentante della cittadinanza e legislatore non rende gli eletti meno fallibili degli elettori, quindi nessuno può sapere quali siano le GIUSTE scelte da prendere – e i controsensi logici  – com’è possibile che i cittadini non siano abbastanza intelligenti per scegliere il giusto mezzo di trasporto (o il giusto cibo da mettere in tavola), ma lo siano abbastanza per votare e scegliere il prossimo governo che prenderà quelle decisioni al posto loro? – del paternalismo statale, questo dimostra soprattutto di non funzionare e di essere, soprattutto, una costosissima illusione. Non solo in questo caso: la storia è piena di esempi che rivelano quanto inutile e controproducente sia imporre qualche comportamento per legge. Basta guardare solo ai più recenti casi di proibizionismo: indottrinamento, educazione forzata e violenza non hanno eliminato, per esempio, lo spaccio, la detenzione e il consumo di droga.

Il caso qui analizzato è semplicemente l’ennesima dimostrazione del fatto che ciò che politici e legislatori pensano sia utile, giusto o meglio per i cittadini, non lo è. Spendere miliardi di euro dei contribuenti per incentivare scelte che poi non vengono rispettate, è un totale spreco di tempo e denaro. E’ giunto il momento, per la politica, così come per i movimenti che si battono per imporre determinate scelte sulla società, di realizzare che tali sforzi saranno sempre vani. Se si vuole che le persone cambino determinati comportamenti si deve cominciare a proporre delle alternative accettabili da una buona parte di essi, invece di forzarli a prendere decisioni che non condividono e che non replicheranno nel tempo. Siamo tutti esseri fallibili: nessuno  è in grado di comprendere quale siano le giuste politiche da adottare. Accettata la nostra imperfezione ed inadeguatezza, il passo successivo è realizzare che solo la possibilità di scegliere liberamente ci mette in grado, tramite un processo di “trials and errors”, di prendere – individualmente e, di conseguenza, collettivamente – le scelte migliori possibili.

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1 Response

  1. Davide

    Bell’articolo.
    Finalmente si torna a leggere ciò che merita di essere letto su queste pagine.
    Da notare come il delirio statalista, su questi temi, stia facendo un vero e proprio salto di qualità con la scusa dell’ambientalismo, foglia di fico per coprire una inaccettabile prepotenza dirigista.
    Dirigismo che, come ben si evince da questo articolo, pur di privare i cittadini della libertà, si lancia in scelte platealmente fallimentari e suicide, spacciandole per “bene comune”.
    Da notare anche il colpevole silenzio di troppi “liberali” sul tema dell’ambientalismo rossoverde, e del global warming antropico in particolare.
    E’ ora di svegliarsi realmente perchè, se non ve ne siete accorti, tira una brutta aria.
    E sarà sempre peggio, se anche chi dovrebbe difendere la libertà finisce con lo sposare certe insostenibili teorie.

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