21
Mar
2019

Quando l’arbitro è il capitano di una delle due squadre

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Federico Bindi.

Nel 2012 alla stazione Ostiense di Roma fu montata una “strana” gabbia di metallo che rendeva molto difficoltoso lo spostamento dei viaggiatori di Italo dalla lounge al binario. La società fu costretta a comprare un inserto pubblicitario su Repubblica per rivolgersi direttamente al Presidente del Consiglio Monti e chiedergli spiegazioni.

Situazione paradossale, vero? Eppure, a distanza di anni, Italo ritiene di aver ricevuto un nuovo “sgambetto” da Rfi. Rai è la società pubblica che gestisce l’infrastruttura, la rete su cui si muovono i treni, e come è noto è controllato al 100% da Ferrovie dello Stato, che però controlla al 100% anche Trenitalia, una delle due compagnie, con Italo, che erogano il servizio di trasporto passeggeri su Alta Velocità.

Negli ultimi giorni, Italo, società completamente privata, ha fatto notare ancora una volta l’iniquità profonda di questa situazione. L’ad Giambattista La Rocca, infatti, in audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato ha lamentato come Rfi abbia negato all’ultimo minuto, in modo inaspettato, l’aumento di capacità produttiva (ossia l’immissione di 10 nuovi treni sulla rete, peraltro già acquistati) richiesto da Italo più di un anno fa; rifiuto che difficilmente potrebbe spiegarsi con la saturazione dell’infrastruttura.

Questo ha messo Italo in grave difficoltà, perché il maggior nemico di un’impresa è l’incertezza: come si può programmare e investire sul futuro se tutto dipende dalle mutevoli e capricciose voglie del regolatore pubblico? Ora Italo avrà molta difficoltà a richiedere gli slot di circolazione per il 2020, e Trenitalia ne uscirà avvantaggiata.

Rfi ha motivato il rifiuto sostenendo che Italo non ha accettato le proposte di modifica degli orari ferroviari, in vista del cambio della tabella oraria che avrà luogo a dicembre. Ma in che modo, esattamente, questo ha a che fare con la capacità produttiva delle imprese che operano sulla rete? Oppure Rfi ci ha appena candidamente comunicato di aver agito per pura ripicca?

Tutto ciò è particolarmente grave se si osserva che il trasporto ferroviario AV è uno dei settori che più ha beneficiato del processo di liberalizzazione portato avanti nei decenni recenti: nel periodo 2011-2017 (Italo ha cominciato a circolare nel 2012) la concorrenza ha fatto crollare i prezzi del 40%, portando a un aumento dei passeggeri trasportati per chilometro dell’80%. Il tutto malgrado il Pil in quello stesso periodo sia nei fatti diminuito.

Ci scandalizziamo molto quando, in una partita di calcio, l’arbitro sembra favorire una delle due squadre. Ci scandalizziamo perché sappiamo e vogliamo che l’imparzialità consenta di giocare una partita in condizioni paritarie, consentendo ai giocatori di dare il meglio che possono. Sarebbe buona cosa che la stessa pretesa di terzietà la avanzassimo nelle forse meno divertenti ma più importanti questioni che ci riguardano da vicino, come prendere un treno.

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