5
Feb
2019

Maduro vs. Guaidó: la pericolosa ambiguità ideologica del governo italiano

Giusto ieri sera, lunedì 4 febbraio, intervistato da Nicola Porro su “Quarta Repubblica” (Rete 4), il vice-Premier Matteo Salvini ha spiegato che “sul Venezuela il governo non sta facendo una bella figura” . Al tempo stesso, in una nota della Presidenza del Consiglio, è stato annunciato che “l’Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione”.

Finalmente, verrebbe da dire, il governo targato MoVimento 5 Stelle e Lega sembra aver preso una posizione. In realtà, per il momento, le parole di Matteo Salvini e della Presidenza del Consiglio risultano essere parole vuote. Il danno è ormai stato fatto. Non è infatti un caso che sempre nella giornata di lunedì 4 febbraio, nonostante l’intervento del Presidente della Repubblica, il governo abbia paralizzato nuovamente le istituzioni europee e abbia posto il veto per bloccare una dichiarazione congiunta dei 28 Stati membri in cui si ribadiva il sostegno a Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela.

Se da un lato la Lega di Matteo Salvini sembra essere il partito di governo più propenso a schierarsi contro Maduro; dall’altro lato alcune domande sorgono spontanee: per quale motivo, giovedì 31 gennaio, tutti i Membri del Parlamento Europeo leghisti hanno deciso di astenersi durante la votazione per riconoscere Juan Guaidó come presidente legittimo ad interim? Quali sono le vere motivazioni politiche e/o ideologiche di questa votazione? Per quale motivo, se si crede, come ha spiegato Salvini stesso su Rete 4, che Guaidó stia operando secondo le regole della costituzione Venezuelana, la Lega ha deciso di appiattirsi sulle ambigue posizioni del MoVimento 5 Stelle?

Come abbiamo potuto apprendere nel corso di questi ultimi giorni, la mossa di Guaidó non è legata ad alcun complotto statunitense contro il governo illegittimo di Maduro. Come ricorda anche un recente blog dell’Adam Smith Institute, la costituzione venezuelana prevede che il Presidente dell’Assemblea nazionale diventi presidente ad interim nel momento in cui il paese si ritrova senza un Presidente nominato secondo quanto previsto dalla costituzione stessa. È compito del nuovo Presidente ad interim organizzare elezioni libere ed eque per poter scegliere un nuovo Presidente. Dunque, contrariamente a quanto viene spiegato sia da Maduro, sia dalla Russia, Juan Guaidó sta solo seguendo i requisiti legati all’articolo 233 e all’articolo 333 della carta costituzionale Venezuelana.

Come ricorda anche l’Economist nel suo ultimo settimanale, abbandonare il Venezuela sarebbe fortemente sbagliato. Contrariamente alla vulgata che parla di “colpo di stato promosso dagli americani”, il vero colpo di stato è stato effettuato da Maduro stesso, in due mosse. La prima, avvenuta nel 2017, quando Maduro ha istituto l’Assemblea nazionale costituente con l’obiettivo di scavalcare l’Assemblea nazionale, governata delle opposizioni dal 2015. La seconda mossa, avvenuta nel maggio 2018, durante le ultime elezioni presidenziali, riconosciute illegittime non solo dall’Assemblea nazionale, ma anche dall’ONU, dall’Unione europea, dall’Organizzazione degli Stati Americani, dal Gruppo di Lima e dall’Australia. Al contrario, invece, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Russia, Siria e Turchia (tutti paesi molto democratici) hanno riconosciuto la validità delle elezioni presidenziali.

Il Venezuela è ormai da troppi anni un Paese non democratico, nelle mani di un regime socialista autoritario, prima guidato da Hugo Chavez e oggi da Nicolas Maduro. Per troppi anni, la comunità internazionale si è dimenticata totalmente di questo Paese, mentre troppi politici occidentali (da Jeremy Corbyn a Bernie Sanders, passando per Jean-Luc Mélenchon, Pablo Iglesias, Alexis Tsipras e perfino Alessandro Di Battista) si sono sempre schierati a favore del governo autoritario di Caracas.

Tutto questo mentre la situazione economica, sociale e politica del paese precipitava nel caos più totale. Dal 2013 ad oggi, il prodotto interno lordo del Venezuela, un tempo uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, è diminuito di oltre il 60%. Secondo alcune fonti, l’inflazione supera ormai la percentuale di un milione. Le violazioni dei diritti umani e civili, la repressione del dissenso e della libertà di informazione sono purtroppo la regola. Nel solo 2018 le persone assassinate hanno superato quota 23.000. Oltre la metà della popolazione è alla fame, mentre circa il 90% della popolazione vive in condizioni di povertà. Negli ultimi anni circa 5 milioni di cittadini sono fuggiti dal Paese alla ricerca di una vita e di un futuro migliore. Il sistema sanitario è ormai al collasso.

Per il governo italiano è arrivato dunque il momento di prendere una decisione, con forza. Anche e soprattutto nei confronti della stragrande maggioranza degli oltre 500mila italiani che abitano in Venezuela e che giustamente pretendono una risposta concreta da parte del governo. La decisione di non schierarsi per non fare un dispetto a Mosca, o per evitare di entrare in conflitto con il proprio pensiero ideologico non può reggere.

Riconoscere la figura di Juan Guaidó non significa affatto sperare in un conflitto. Anzi, esattamente l’opposto. Rafforzare la figura di Guaidó significa spingere per una transizione democratica che eviti una guerra civile e spargimenti di altro sangue, che porti ad un eventuale esilio di Maduro (magari a Cuba) e che guidi il Venezuela ad elezioni libere e democratiche. Al contrario, decidere di lavarsi le mani come Ponzio Pilato, parlando di strane “ingerenze straniere” e di “decisione del popolo”, non farà altro che aumentare la percezione di come questo governo sia, a tutti gli effetti, in fin dei conti, un esecutivo illiberale ed autoritario.

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3 Responses

  1. Davide

    Perchè non porre anche l’accento sul fatto che questa operazione sia stata palesemente orchestrata dai presunti “populisti” Trump e Bolsonaro?
    Sono 20 anni che il Venezuela sta percorrendo la meravigliosa strada del socialismo, e sono quasi 2 anni che il parlamento è stato esautorato.
    Nel frattempo, la UE è stata a guardare.
    C’è voluto l’appoggio dei presunti “populisti” per dare forza a Guaidò.

  2. Michelangelo

    Viene facile pensare che l’atteggiamento così palesemente ambiguo della Lega sia dovuto alla posizione di Putin. Più volte è stato pubblicamente affermato anche da Salvini il sostegno di Putin alla Lega e sembra che qualcosa debba essere pagato per questo sostegno.

  3. Tenerone Dolcissimo

    @ Davide
    Nel frattempo, la UE è stata a guardare.
    ——-
    Ma perché, secondo Lei quel mucchio di letame rigurgitato da una fogna di Calcutta chiamato UE avrebbe il diritto di dire a qualcuno che puzza?

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