24
Ott
2018

La manovra del popolo (manovrare il popolo?)—di Mario Dal Co

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Mario Dal Co.

I Classici di cui ho intercettato nel cloud le conversazioni a distanza, sembrano ascoltare con attenzione il nostro balbettio tecnologico. La democrazia, il populismo, il ruolo dello Stato e quello dei cittadini, sono i temi di riflessioni maturate tempo addietro e in altri contesti, ma straordinariamente perspicue. Mi sono chiesto perché, e ho trovato la risposta nella capacità di afferrare la relazione sottile e ineludibile, che lega la presenza dello Stato alle qualità professionali, relazionali, civili dei cittadini. Questi ultimi da quello Stato -raccomandano i classici- non devono dipendere.

Hanno partecipato, in ordine alfabetico, e con deferenza li ringrazio:

Alexis De Toqueville, politico e filosofo della politica, tra le cui opere abbiamo scelto La democrazia in America, pubblicato in due volumi nel 1830 e nel 1840;

Jules Grevy, Deputato dell’Assemblea Costituente francese del 1848;

Roger Sherman, Senatore americano del primo Congresso, citato da Cass Sunstein nel suo #republic, per il suo intervento sulla democrazia deliberativa e sui doveri che essa comporta per il legislatore;

John Stuart Mill, economista e filosofo, tra le cui opere spicca Sulla Libertà del 1858;

Wilhelm Von Humboldt, filologo e filosofo, fondatore dell’Università di Berlino e autore del Saggio sui limiti dell’attività dello Stato, iniziato nel 1792 e pubblicato postumo nel 1851 dal fratello Alexander.

Dialogo

Alexis: Il tema è il cambiamento: discuteremo del governo del cambiamento che in Italia ha aperto un conflitto con l’Europa, di cui è paese fondatore, ammicca con Putin, vuole cambiare ogni cosa, in particolare la forma stessa della democrazia rappresentativa. L’incontro, come di consueto, si tiene di mercoledì su questa nuvola, come dice il marketing moderno, operativa 24-7-365…

John: Se si tenesse di domenica quali strepiti dal pastore e dal parroco! Se si tenesse di sabato Dio ne scampi con il rabbino e apriti cielo con l’imam se si tenesse di venerdì…  Sentirei risorgere le antiche diatribe, causa di scontri e violenze. Anche se il sentimento che traspare dai ripetuti tentativi di fermare le ferrovie o di tener chiusi i musei la domenica, e così via, non ha la crudeltà dei vecchi persecutori, l’atteggiamento mentale che esso indica è fondamentalmente lo stesso. E’ la determinazione a non tollerare che altri facciano ciò che è permesso dalla loro religione, perché non è permesso da quella del persecutore”.[1]

Jules: Eppure c’è chi le fa risorgere, caro John: Entro l’anno approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi ai centri commerciali. L’orario liberalizzato…sta distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare aperture e chiusure.[2] Si tratta del Vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio.

Wilhelm: Seguo i governi dell’Italia non da oggi. Come ambasciatore di Prussia presso il Papa, ogni mattina avevo tra le mani temi come nomine di vescovi, dispense divorzi e matrimoni, espropri di beni ecclesiastici, conflitti tra protestanti e cattolici di ogni tipo. Per prudenza scrivevo il meno possibile e preferivo parlare direttamente al Segretario di Stato Ercole Consalvi, uomo che fece cose egregie nella disastrata amministrazione romana. Un esempio? (Da seguire visto che parliamo di Italia). Sostituì 35 imposte con una sola! Non ho fiducia che i governi attuali siano migliori di quelli di allora: se non erro ce ne  sono stati 43 in 72 anni da quando Roma è capitale della Repubblica.  Roma è un deserto, caro Alexis, ma il più bello, il più sublime, il più avvincente che abbia mai visto. Roma è fatta solo per pochi e solo per i migliori, ma colui, cui essa parla al cuore, trova qui un mondo.[3]

Roger: Mi dicono che oggi ci sia una donna che cerca di attraversare quel deserto, e senza l’aiuto di miracoli biblici: forse non rappresenta il meglio delle possibilità di amministrare Roma, ma almeno è una prima presenza femminile.

Jules: John lei è andato a fondo su quel punto specifico delle chiusure domenicali, ma io temo maggiormente l’ansia di acquistare, con moneta fasulla, il consenso. Quell’ansia promette paradisi, ma spalanca inferni: Sei sicuro che tra le persone che vogliono susseguirsi l’una all’altra ogni quattro anni ci siano solo fedeli repubblicani, impegnati a lasciare il loro posto? Se un uomo ambizioso è anche capace di rendersi popolare,…se il commercio langue, se il popolo soffre, se c’è un momento di crisi in cui miseria e delusione consegnano il popolo a coloro che nascondono dietro le promesse i loro piani contro la sua libertà, puoi forse garantire che questa persona ambiziosa non riesca a sovvertire la Repubblica?[4] Questa irresponsabilità degli annunci del governo italiano è spiegabile solo se i due Vice, in quanto capi partito, intendano farsi la pelle a breve, dopo averla fatta ai risparmiatori, ai contribuenti e agli imprenditori. E uno dei due voglia presentarsi come salvatore della Patria umiliata dall’Europa, magari con l’appoggio di Putin…

Wilhelm: Le strane alchimie a breve termine del governo di Roma (quello nazionale) e la sua irresponsabilità di fronte al futuro, che lei Jules giustamente lamenta, impediscono  oggi di affrontare il problema centrale di quel paese, ossia l’educazione e l’istruzione. Troppo lontane. Ne ho vista assai poca dell’una come dell’altra in quella che chiamano la manovra del popolo, e ciò non mi stupisce: il popolo non ha mai manovrato per avere l’istruzione, il più delle volte è stato manovrato per collaborare attivamente con chi preparava la sua sottomissione e il suo depauperamento! Come responsabile dell’istruzione della Prussia qualcosa ho fatto e scritto sul tema…

Alexis: Lei caro barone non smentisce la sua leggendaria modestia: chi ha fondato l’Università di Berlino? E chi pronunciò l’anatema diretto contro tutte le riforme “massificanti” che hanno trionfato (con quali esiti!) nel XX secolo e soprattutto nella sua seconda metà e che ancora oggi i governi offrono in pasto agli elettori col ritmo di una all’anno. Principalmente in tempi di scetticismo e di richiamo all’eguaglianza si deve evitare attentamente che il favore del popolo… tenga il posto della scienza e dei meriti.[7]

Wilhelm: Posso solo ripetere, a proposito di queste continue riforme che appiattiscono sull’immediato e  verso il basso l’esito scolastico, che l’umanità è pervenuta ad un  livello di civilizzazione, oltre il quale non sembra possibile aspirare ad ulteriori progressi se non con la crescita degli individui; e quindi si deve dedurre che ogni istituzione che ostacoli o impedisca questo sviluppo e schiacci l’uomo in vaste e uniformi masse, è oggi assai più dannosa che nell’antichità.[6]

John: Apprezzo molto le parole del Senatore Roger per la donna che amministra  Roma in un paese che, sotto questo profilo, di strada da fare ne ha ancora molta, poiché anche il presente governo ha ridotto la rappresentanza femminile. Non sono solo i principi generali di giustizia che vengono violati, o almeno messi da parte, dall’esclusione delle donne, semplicemente come donne, da qualsiasi partecipazione alla rappresentanza; tale esclusione è anche ripugnante per i particolari principi della Costituzione britannica. Viola una delle più antiche e più amate delle nostre massime costituzionali – una dottrina cara ai riformatori e teoricamente riconosciuta dalla maggior parte dei conservatori – che la tassazione e la rappresentazione dovrebbero essere co-estese. Forse le donne non pagano le tasse? Forse le donne che sono sui juris non contribuiscono alle entrate pubbliche esattamente tanto quanto un uomo che ha la stessa qualifica elettorale?[7]

Roger: Grazie John. Per difendere il binomio inseparabile taxation – representation fu fatta la Rivoluzione nel nostro paese! Per carità non fatemi ricordare il Tea Party del 16 dicembre 1773, temo di vedere uscire da Pinterest le foto di Sarah Palin!

Alexis: Voi americani vi liberaste dal giogo inglese, e in primis da quello fiscale! Ma quando a pagare le tasse sono i neri o gli ispanici, ancora oggi tenuti ai margini della società o segregati da un oscena serie di muri non solo di ferro e cemento, le cose cambiano. Comunque quel binomio non si è affermato neppure in Europa e tanto meno in Italia, se è vero che gli immigrati pagano le tasse ma non votano, neppure per le amministrazioni locali.

Roger: Non sia così pessimista, sia più gradualista. Lei stesso scrisse che il problema della schiavitù era il grande problema del futuro degli Stati Uniti. La schiavitù, ristretta ad un solo punto del globo, attaccata dal cristianesimo perché ingiusta, dall’economia politica perché funesta; la schiavitù in mezzo alla libertà democratica e alla cultura del nostro tempo non è un’istituzione che possa durare. Cesserà per opera dello schiavo o del padrone: in entrambi i casi bisogna attendersene grandi pericoli.[8] Sono stati superati i pericoli che lei paventava, tanto che è stato eletto un presidente nero, 50 anni dopo l’assassinio di Martin Luther King. Ho più fiducia di lei nelle istituzioni democratiche, purché non si seguano le perniciose idee di uno dei Vice che vuole limitare la libertà dei rappresentanti di discutere e di dare forma alla rappresentanza. A costo di ripetermi: io penso che sia giusto, quando il popolo ha scelto un rappresentante, che quest’ultimo incontri altri rappresentanti di altre parti dell’Unione, e discuta e concordi con loro sulle leggi che possono essere benefiche per l’intera comunità. Se il rappresentante dovesse essere vincolato ad istruzioni degli elettori, non vi sarebbe alcun senso nella deliberazione.[9]

Wilhelm: Ha ragione caro Roger: non ci sono antidoti permanenti,  da ricercare semmai nel nostro animo di individui liberi e nel dialogo come elemento costitutivo della vita sociale e della democrazia. Il rischio di tornare indietro è sempre in agguato. Non è forse il presidente attuale successivo, che lei Roger mentre prendevamo il caffè prima di questo incontro ha soprannominato -mai nomignolo fu tanto felice-  Joker in memoria dei Casinò dove ha fatto i soldi, non è proprio quel Trump, insomma, quello che muove guerra a tutti, soprattutto agli amici e agli alleati storici? All’Europa, alla Germania? E lo stesso non fanno i due Vice italiani? Tutti coloro che cercano di distruggere la libertà in seno ad una nazione democratica devono, dunque, sapere che il mezzo più sicuro e facile per giungervi è la guerra.[10] Sono parole sue, Alexis!

Alexis: E le sottoscrivo ancora! Che cosa sono, se non nuove guerre quelle aperte ogni giorno da Trump, Salvini etc? Le guerre contro gli immigrati, contro l’Europa, istituzione più pacifica della stessa Chiesa! In larga misura sono guerre finte, ma il meccanismo che innescano è lo stesso delle guerre vere, verso cui peraltro possono inavvertitamente degenerare: creare un nemico e distogliere l’attenzione degli elettori dalle infinite cose che non vanno per colpa dei governi populisti. Nel ventesimo secolo andava di moda servire il popolo, slogan di quel grandissimo filibustiere che era Mao, incantatore di studenti e  professori occidentali. Nel ventunesimo va di moda manovrare il popolo, e per farlo non  mancano certo le tecnologie. Ho prestato questa mia espressione per il titolo del dialogo.

Jules: Giusta osservazione per uno come me che non ha mai amato il maggio parigino. Ma ora vedo che la nuvola si sta squarciando, filtrano immagini dal web: ecco il Vice Salvini, il Comandante, come lo appellano quando gli si accosta deferente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  Sembra che sia in Russia… Grande paese, paese minaccioso…Ho letto che Alexei Volin, ministro delle comunicazioni russo descrive il sentiero professionale dei giornalisti televisivi: essi stanno cominciando a lavorare per l’Uomo e l’Uomo dirà loro che cosa scrivere e che cosa non scrivere, e come questo o quello deve essere scritto. E l’Uomo ha il diritto di farlo, perché è lui che li paga.[11]

Roger: E’ pericoloso il confronto instaurato dal Vice Salvini: Io più di una volta ho detto che lo stimo, sia come uomo che come leader: se ce ne fosse qualcuno in più in giro per il mondo, sarebbe meglio sicuramente.[12] Ma è addirittura peggio: Preferisco Putin all’Europa, non ci sono dubbi.[13] E’ bene ricordare agli italiani il giudizio severo dello studioso del mio paese, uno dei maggiori delle vicende russe recenti, che ha dimostrato ad abundantiam come la strategia di Putin consista  nell’utilizzare i vari Salvini, Le Pen, Farage e così via per indebolire l’Unione Europea, in combutta con Trump. Se gli europei vogliono davvero esplorarlo vengano a conoscere di prima mano il sistema russo, dove l’aspettativa di vita è al 111° posto nel mondo, della polizia non ci si può fidare, mazzette e ricatti sono all’ordine del giorno, e la prigione è un’esperienza a portata della classe media! Nella distribuzione della ricchezza, la  Russia è il paese più iniquo del mondo; la ricchezza dell’Europa non solo è molto maggiore, ma è anche distribuita in modo molto più equo tra i suoi cittadini.[14]

Jules: Agli elettori italiani che, recentemente sondati, vorrebbero, secondo il detto popolare, la moglie ubriaca (niente Europa) e la botte piena (tenersi l’euro) e al ministro Savona (insondabile sovranista) che invece vorrebbe una nuova Europa (la moglie sobria) e una nuova moneta (la botte vuota), riporto dalla stampa i consigli per gli acquisti di Nicolas Maduro, sovrano minaccioso e indiscutibile delle sue elezioni, della sua polizia, dei suoi giudici, della sua moneta che non è neppure oggetto di incursioni delle agenzie di rating (dai cui radar è fuoriuscita da mo’, come mi pare dicano a Roma): Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha recentemente consigliato ai lavoratori del paese di investire in oro e nella criptovaluta Petro, il cui valore è garantito dal petrolio del paese. Annunciando che i pagamenti dei bonus calcolati sulla base della valuta criptata inizieranno nelle prossime settimane, ha esortato i cittadini a investire una parte dei pagamenti in oro e in Petro. Il Petro è stato esaminato da varie agenzie, dentro e fuori dal Venezuela. Alcuni sostengono che la compagnia petrolifera statale, Pdvsa, che lo sostiene, ha debiti maggiori rispetto all’intero massimale di mercato della moneta criptata. Reuters a settembre ha sostenuto anche che le riserve di petrolio su cui si basa il Petro sono o non sviluppate e inaccessibili, o del tutto fittizie, rendendo di fatto la moneta criptata con il supporto statale priva di ogni valore.[15] Maduro è l’esempio vivente di quell’uomo ambizioso e capace di impadronirsi del potere (con la forza e la violenza, in questo caso), e che non lo può mollare (anche perché gli farebbero la pelle) che temevo già nel lontano 1848. Ma ne vedo girare parecchi: Putin, Kim, Erdogan, Assad, il Principe Muhammed e molti altri.

Wilhelm: Nel Venezuela potete vedere la realizzazione di quello Stato soffocante che è al asservito completamente al potere e non serve ai cittadini, che pure quello stesso potere  blandisce a parole in ogni slogan. Anzi li opprime. Al Vice Di Maio che instancabile esalta le virtù dello Stato-provvidenza  (centri per l’impiego, ponti, autostrade, linee aeree, redditi senza lavorare, pensioni senza contributi) e al ministro Giulia Bongiorno che bandisce 450.000 assunzioni nell’anno delle elezioni europee, senza indicare per fare cosa, forse voti, dedico una mia riflessione. Sono stato impegnato, e non per poco, nell’amministrazione della cosa pubblica, in un’amministrazione abbastanza efficiente, anche se francamente troppo reazionaria, per i miei gusti.

La sola amministrazione degli affari pubblici diviene nel tempo così complessa da richiedere un incredibile numero di persone che dedicano il loro tempo alla sorveglianza, affinché non si finisca in una completa confusione… Nuove fonti di guadagno sono introdotte e istituzionalizzate da questa necessità nel disbrigo delle incombenze pubbliche, e ciò rende gli impiegati dello Stato più legati alla classe di governo che non al benessere della nazione… Abituati ad aver a che fare con lo Stato, le persone perdono di vista l’oggetto essenziale e si concentrano sulla forma; e quindi sono spinti a cercare di migliorarla, senza riferimenti alla realtà; e ciò richiede pregiudizialmente di mettere in atto nuovi formulari, nuove complicazioni, spesso nuove restrizioni e quindi a creare nuovi Dipartimenti, che richiedono un enorme numero di nuovi funzionari. Da ciò deriva che ogni dieci anni il numero dei funzionari cresce, l’estensione dei controlli aumenta, mentre la libertà dei cittadini diminuisce in proporzione… E non dobbiamo stupirci se il Governo sarà intenzionato a far sì che ogni cosa passi attraverso il maggior numero di mani possibile, per evitare il rischio di errori e malversazioni”.[16]

Roger: Attenzione, guardi prof. Humboldt, ora su Youtube il Vice Di Maio entra ed esce da un Ufficio del lavoro tedesco…

John: Non credo che cerchi lavoro, forse è lì per copiare la pagina web in inglese dedicata agli stranieri… E’ fatta piuttosto bene.

Alexis: Questo mi pare difficile, in primo luogo per motivi linguistici, in secondo luogo per motivi politici… Anch’io sono impressionato dalla china in cui l’Italia, immemore, sembra volersi inabissare: l’esito richiama in modo sinistro il Venezuela di Maduro e il suo destino: Si prevede che il PIL reale diminuirà di circa il 18% nel 2018, il terzo anno consecutivo di cali a due cifre del PIL reale, determinato da un calo significativo della produzione petrolifera e da diffuse distorsioni a livello microeconomico, in aggiunta ai grandi squilibri macroeconomici. Prevediamo che il governo continui a gestire ampi deficit di bilancio finanziati interamente da un’espansione della base monetaria, che continuerà ad alimentare un’accelerazione dell’inflazione man mano che la domanda di moneta (che nessuno vuole NDT) continuerà a collassare. Stimiamo un’impennata dell’inflazione ad 1.000.000 per cento entro la fine del 2018, segnalando che la situazione in Venezuela è simile a quella della Germania del 1923 o dello Zimbabwe alla fine degli anni 2000. Il crollo dell’attività economica, l’iperinflazione e il crescente deterioramento della fornitura di beni pubblici (assistenza sanitaria, elettricità, acqua, trasporti e sicurezza) e la carenza di cibo a prezzi agevolati hanno portato a grandi flussi migratori, che porteranno a intensificare gli effetti di ricaduta sui paesi limitrofi.[17]

John: E’ un Fondo Monetario che raschia il fondo del pessimismo! Forse in Italia dopo ulteriori abbassamenti del rating e aumenti dello spread, si romperà il governo per una resa dei conti tra ex amici…A te, caro Wilhelm, che hai conosciuto l’America, anche se non con la profondità e l’amore di tuo fratello Alexander, affido le conclusioni.

Wilhelm:  Richiamo le considerazioni del saggio che non ebbi opportunità di pubblicare in vita e che pubblicò quel diavolo di  Alexander: “La Costituzione dello Stato per effetto della forza della legge, o di usanze o del suo potere preponderante, impone da un lato una relazione prescrittiva ai cittadini, mentre dall’altro lato noi troviamo una relazione perfettamente distinta da quella. Essa è la libera scelta, infinitamente varia e mutevole per sua natura, e consiste nella libertà di mutua interazione tra i cittadini, che assicura tutti i benefici desiderati dagli uomini nel riunirsi in società. La Costituzione dello Stato è strettamente subordinata a questa relazione, che rappresenta il fine per cui la Costituzione è stata scelta come mezzo necessario, a cui sempre deve tendere. E poiché avviene sempre che qualche impedimento possa restringere la libertà, la Costituzione va considerata come un male necessario”.[18]

Riferimenti

  1. John Stuart Mill, On Liberty, 1858, (Saggio sulla libertà, Milano 1981 pp. 124-125).
  2. https://www.lastampa.it/2018/09/09/italia/di-maio-entro-lanno-stop-alle-aperture-di-domenica-distrugge-le-famiglie-WfT2BLPBgy1L3MA5A39pbN/pagina.html
  3. Davide Orecchio, Un intellettuale alla corte del papa. Il soggiorno romano di Wilhelm Von Humboldt (1802-1808) nell’epoca della “säkularisation” tedesca, cit. in nota 118. link
  4. Cit.  in Cass Sunstein, ed., Can it happen here? N.Y. 2018 p. 296.
  5. Alexis de Toqueville, De la Démocratie en Amérique, Paris, 1835-1840 (La democrazia in America, Milano 1982 p. 646).
  6. Wilhelm Von Humboldt, Ideen zu einem Versuch, die Grenzen der Wirksamkeit des Staates zu bestimmen, Breslau, 1792/1851 p. 56.
  7. John Stuart Mill, Speech of John Stuart Mill, M.P. on the Admission of Women to the Electoral Franchise. Spoken in the House of Commons, May 20th, 1867. link
  8. Alexis De Toqueville, op. cit., p. 426.
  9. cit. in: Cass Sunstein, #republic, Princeton 2017 p. 50.
  10. Alexis De Toqueville, Ivi, p. 771.
  11. Cit. in Timothy Snyder, The Road to Unfreedom, N.Y. 2018 p. 161.
  12. http://il24.it/salvini-e-il-leader-russo-se-ci-fosse-qualche-putin-in-piu-sarebbe-meglio/
  13. http://www.secoloditalia.it/2015/07/salvini-non-dubbi-putin-renzi-leuro-errore/
  14. Timothy Snyder, op cit, p. 98.
  15. http://www.agcnews.eu/ 21/10/18.
  16. Wilhelm Von Humbolt, op cit, p. 33 e ss.
  17. Alejandro Werner del Fondo Monetario Internazionale, https://blogs.imf.org/2018/07/23/outlook-for-the-americas-a-tougher-recovery/
  18. Wilhelm Von Humboldt, Ivi, p. 176.

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