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1
Ago
2018

Nessun ingresso (al museo) è gratis

L’idea del ministro della cultura Alberto Bonisoli è giusta: stop con le prime domeniche del mese gratis nei musei statali. Questo perché ai direttori andrebbe lasciata la scelta di adottare le politiche più adatte in merito agli ingressi e perché alla fine dei conti nessun ingresso è veramente gratuito.

Durante il suo periodo al Collegio Romano non si può dire che il ministro Franceschini sia stato inattivo. Tra le varie misure adottate, quella di riforma del sistema museale statale è stata una delle più significative. In tale occasione è stato però utilizzato un approccio alquanto dirigista, che ha visto l’imposizione dall’alto di una nuova organizzazione degli stessi musei. Alle varie tipologie è stato attribuito un medesimo modello. Anche per quei musei maggiormente “attrattori”, che hanno ottenuto più autonomia, è stato cucito addosso un vestito identico.

Allo stesso modo, pure la scelta delle aperture gratuite la prima domenica del mese è stata imposta dall’alto a tutti i musei statali. Nella sua dichiarazione di ieri, il neo ministro della cultura Alberto Bonisoli ha affermato di voler eliminare le domeniche gratuite nei musei: a giustificazione di tale scelta vi sarebbe proprio la volontà di lasciare maggiore libertà ai direttori.

Le domeniche gratuite hanno sicuramente fatto aumentare l’afflusso di visitatori, come più volte sbandierato dall’allora ministro Franceschini. La più ampia fruizione dei musei è sicuramente uno degli obiettivi da perseguire. Di pari importanza sono anche la sostenibilità economica e una gestione efficiente delle istituzioni culturali, così come la ricerca di una sorta di equità nel modo in cui si sostiene con denaro pubblico la cultura.

Ovviamente, ingressi gratuiti si traducono in mancate entrate per un museo e ci sono molti musei che si reggono senza far pagare un biglietto per accedervi: tipico è il caso dei principali musei londinesi. Tuttavia, ogni museo dovrebbe poter scegliere autonomamente la propria politica riguardante gli accessi, per contemperare l’aspetto delle entrate (i musei londinesi ottengono molti ricavi dalle attività commerciali, come ad esempio il merchandising) con la stabilità dei propri conti. Ogni museo dotato di un bilancio dovrebbe pertanto decidere come perseguire nel migliore dei modi questi due obiettivi: la partecipazione di cittadini e turisti con la sostenibilità economica nella conduzione del museo stesso. Tale aspetto porta inevitabilmente a questioni riguardanti la gestione complessiva del sito culturale: agli organi direttivi andrebbe pertanto concessa un’ampia autonomia e nello stesso tempo andrebbero resi responsabili dei risultati ottenuti.

I musei statali sono largamente finanziati con risorse pubbliche: se il denaro non arriva attraverso la vendita dei biglietti, è probabile che debba giungere dalla fiscalità generale. La questione, ridotta ai minimi termini, potrebbe dunque essere la seguente: chi deve pagare per l’accesso in un museo statale? Tutti i contribuenti o chi varca la porta d’ingresso nel museo? Ecco, da un punto di vista dell’equità, bisognerebbe legare pagamento e fruizione: paga chi fruisce di un servizio, perché nessun ingresso in un museo è veramente gratis.

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