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24
Lug
2018

Google/Android: quanto è rilevante il mercato rilevante?—di Augusto Preta

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Augusto Preta.

Uno dei grandi limiti della discussione attuale sul caso Android è che si basa su una evidente asimmetria informativa, che contagia tutti, sostenitori e oppositori. Il caso è stato ormai sviscerato in ogni suo aspetto, ma basandosi esclusivamente su un comunicato stampa di 3-4 pagine, a fronte delle centinaia di pagine su cui poggia la decisione. Di conseguenza, pur non sottraendomi a questo ingrato compito, non posso in assoluto escludere che il mio stesso giudizio, sostanzialmente negativo, per le ragioni messe in luce tra le altre nell’intervento di Stagnaro, possa mutare una volta letta la decisione nella sua completezza e valutate le evidenze che secondo l’Antitrust europea giustificherebbero questa storica decisione.

In assenza di ciò, mi limiterò a mettere in discussione soprattutto il concetto di mercato rilevante adottato dalla Commissione e a valutare i possibili involontari effetti che tale decisione potrà avere proprio in chiave di apertura del mercato.

Sotto il primo aspetto, qualunque siano le evidenze che la Commissione fa proprie, emerge chiaramente la debolezza di una posizione che esclude la presenza di un sostituto come il sistema IOS di Apple (in questo senso la stessa distinzione tra sistemi aperti e dunque “buoni” di Google e sistemi chiusi e dunque “cattivi” di Apple, a cui soprattutto gli oppositori della decisione si richiamano quasi a dimostrare la “visione filantropica” di Google rispetto al rivale, non credo in questo contesto abbiano alcun rilievo, definendo nella sostanza solo due modelli di business differenti, all’interno di un unico mercato rilevante, quello dei sistemi operativi per dispositivi mobili). Le interrelazioni fra le app preinstallate nei devices che usano i due sistemi, incluse le preferenze degli utilizzatori, non fanno altro che confermare la presenza di un unico mercato rilevante, dove le eventuali diverse caratteristiche socio-demografiche degli stessi o la differente disponibilità a pagare non possono certo riferirsi a un diverso mercato, ma nel migliore dei casi a un diverso modello di business e che in entrambi i casi la pressione competitiva dell’uno incide fortemente sulla decisione d’acquisto e sulle preferenze stesse degli utenti attuali e potenziali dell’altro.

Nel secondo aspetto è di tutta evidenza l’idea degli effetti che la Commissione ha in mente, cioè favorire la nascita di concorrenti che le pratiche anti-competitive di Google avrebbero impedito. In particolare: a) negando ai motori di ricerca concorrenti la possibilità di competere in base ai propri meriti; b) impedendo ad altri browser per dispositivi mobili di competere efficacemente con il browser preinstallato Google Chrome; c) impedendo lo sviluppo delle versioni di Android non autorizzate da Google, che avrebbero potuto costituire una piattaforma in grado di stimolare l’attività di altri sviluppatori di applicazioni.

L’imposizione di rimedi in questi casi, soprattutto nel caso in cui l’analisi di mercato non sia corretta, può determinare un effetto diametralmente opposto da quello perseguito dalla Commissione: favorire la frammentazione, in un contesto che diventa però fortemente regolato, riduce i vantaggi per i produttori di app di massimizzare gli effetti di rete come avviene attualmente e riduce l’incentivo per i nuovi soggetti ad entrare in presenza di un mercato che non consente più di diventare i nuovi Google. Con buona pace dell’innovazione e della possibilità di competere secondo i propri meriti, criteri cui la Commissione espressamente si richiama nel sostenere la propria decisione.

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