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27
Mar
2018

Come il Congresso ha censurato Internet—di Davide Maramotti

Nella giornata di Mercoledì 21 marzo 2018, il Senato USA ha approvato, con una maggioranza di 97 voti a 2, l’Allow States and Victims to Fight Online Sex Trafficking Act (FOSTA, H.R. 1865). Si tratta di una legge che obbliga le piattaforme online a censurare i propri utenti. Questa legge è, in realtà, la versione rinnovata di due precedenti leggi (SESTA/FOSTA), approvate frettolosamente nel corso del 2017. Come le precedenti, anche questa legge è la pessima conclusione di quelle che sembravano essere buone intenzioni.
Dunque, quali sono le intenzioni di chi ha proposto queste leggi? L’obiettivo era quello di “migliorare” il precedente Communication Act (introdotto nel 1934 ed emendato più volte tra gli anni ’60 e ‘90), in quanto in nessuna parte di esso è specificata quale sia la responsabilità dei proprietari delle piattaforme online, riguardo ai contenuti che in esse vengono pubblicate dagli utenti. L’intenzione del legislatore è, infatti, di proteggere le vittime del traffico sessuale, le cui prestazioni vengono pubblicizzate in tantissimi siti internet. Al fine di proteggere le vittime, i proponenti di queste leggi hanno pensato fosse giusto coinvolgere direttamente i proprietari dei siti web, come complici del traffico sessuale, nel momento in cui non si curano di censurare i contenuti che lo promuovono. A prima vista, possono sembrare iniziative estremamente lodevoli e dei passi importanti verso la protezione delle vittime. Ma, analizzando più a fondo la questione ci si rende conto delle terribili conseguenze che queste proposte di legge possono provocare, dal momento in cui verranno pienamente implementate.
Innanzitutto, indeboliscono la Sezione 230 del Communication Decency Act (1996), considerata la legge più importante a protezione della libertà di espressione online. Essa, infatti, recita: “No provider or user of an interactive computer service shall be treated as the publisher or speaker of any information provided by another information content provider”. Ovvero, le piattaforme online sono intermediari e non possono essere ritenute legalmente responsabili per ciò che gli utenti pubblicano in esse. Senza la Sezione 230, oggi Internet sarebbe notevolmente diverso da ciò che è, poiché molti dei social network e dei siti che utilizziamo oggi (provenienti soprattutto dagli USA) non sarebbero stati stimolati ad investire e crescere. Uno dei siti che non sarebbe mai potuto essere fondato, in assenza di essa, è Wikipedia. In ogni caso, nella legge sulle telecomunicazioni del 1996, già era prevista la possibilità di perseguire penalmente le piattaforme online quando siano esse stesse, effettivamente, a pubblicare contenuti che violano leggi statali e federali.
Si può dire, quindi, che si fosse instaurato un perfetto equilibrio tra giustizia e libertà. Equilibrio che viene bruscamente capovolto già dal SESTA/FOSTA che, tra l’altro, prevede l’applicazione retroattiva delle sue norme. Fatto che ha spinto, addirittura, il Dipartimento di Giustizia ad esprimere preoccupazioni verso quella che è una chiara violazione costituzionale: negli USA, come in Italia, una legge non può essere applicata retroattivamente. Inoltre, questa legge è formulata in modo così vago che potrebbe essere usata contro proprietari di piattaforme online che non possono essere a conoscenza del fatto che il loro sito venga utilizzato da alcuni utenti per il traffico sessuale. E’ facile intuire quale impatto avrà questa legge: per evitare denunce, le piattaforme online saranno costrette a restringere fortemente il target di utenti e i temi di discussione, censurando molte persone innocenti. La censura porterà anche all’eliminazione dell’espressione di idee eterodosse, limitando il dibattito alle visioni più mainstream, rendendo internet un posto meno inclusivo, il che ci danneggerà tutti.
I supporter del SESTA/FOSTA sostengono di aver avuto dalla loro parte il sostegno della comunità tecnologica. Ma occorre precisare cosa si intende per tecnologia: IBM e Oracle hanno supportato la legge fin da subito, ma non ne sono minimamente toccate. Supporto alla legge è arrivato anche dalla Internet Association, associazione che rappresenta i giganti di Internet (Facebook, Google, ecc.) che sono sicuramente più in grado di resistere alle restrizioni, rispetto ai competitor più piccoli. In ogni caso, queste compagnie non esprimono certamente il parere degli utenti che questa legge colpisce. Anzi, le persone che hanno più possibilità di essere censurate rischiano di essere proprio le vittime del traffico sessuale, che la legge si pone di proteggere.
Va aggiunto che durante i dibattiti, al Congresso e fuori, sul SESTA/FOSTA, i suoi propositori non hanno fornito alcuna prova relativa alla reale riduzione del traffico sessuale, dovuta all’applicazione della legge. Gli oppositori della legge, invece, hanno dimostrato a più riprese che chiudere le piattaforme che sponsorizzano servizi sessuali espone le vittime a un pericolo maggiore, non minore. Addirittura Freedom Network USA, la più grossa rete americana di organizzazioni che lottano per ridurre il traffico sessuale nelle proprie comunità, ha espresso gravi preoccupazioni relative alla rimozione di queste pubblicità, in quanto toglierebbe alle organizzazioni e alle stesse forze dell’ordine la possibilità di scoprire le vittime del traffico sessuale e di aiutarle. Ovviamente queste organizzazioni non sono state le sole a lamentare questi problemi. Numerosi esperti del settore e, soprattutto, tantissime persone che lavorano volontariamente nell’“industria del sesso” hanno sottolineato come le piattaforme online abbiano, in realtà, contribuito a salvare le vittime del traffico sessuale.
La versione del FOSTA approvata mercoledì scorso dal Senato, è stata elaborata dal Judiciary Committee della Camera, lo scorso dicembre. Si tratta di un peggioramento, poiché se prima le precedenti leggi erano rivolte solo ai siti che facilitano intenzionalmente la prostituzione, ora questa si rivolge a qualunque contenuto pubblicato su qualsiasi piattaforma che abbia come argomento il sesso. La nuova legge mette seriamente a repentaglio il lavoro svolto per anni dalle organizzazioni locali per combattere il traffico sessuale e proteggerne le vittime. Nonostante la strenua opposizione alla legge da parte di milioni di cittadini, centinaia di organizzazioni, decine di think tank e l’intervento del Dipartimento di Giustizia, la legge è passata in entrambe le Camere e, presumibilmente, nei prossimi giorni verrà promulgata dal Presidente Donald Trump. Per quanto terribile sia questa legge, non è l’unica che si è proposta di danneggiare la libertà di espressione (con, ovviamente, tutto ciò che ne consegue, come già dimostrato): sono numerose le proposte di legge illiberali che potrebbero incontrare l’approvazione in futuro.

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