26
Gen
2018

Flat tax, come si fanno le riforme – di Nicola Rossi

Con il #25xtutti abbiamo messo a disposizione degli italiani un simulatore per valutarne l’impatto. Qualcuno ha notato un aggravio di imposta e non già una riduzione. Qui gli spieghiamo perché.

Alcuni nostri lettori interessati alla proposta di flat tax #25xtutti avanzata dall’Istituto Bruno Leoni hanno utilizzato il simulatore dai noi predisposto per calcolare l’impatto della proposta. Qualcuno ha notato un aggravio di imposta e non già una riduzione.
Come avevamo segnalato già nel rapporto di presentazione della proposta (25% per tutti, a cura di Nicola Rossi, IBL Libri), questo può accadere ad una esigua minoranza di tipologie familiari a tutti i livelli di reddito. Ad esempio, abbiamo riscontrato che per alcune famiglie molto abbienti si registra un aggravio di imposta anche fino a mille euro. Così come abbiamo notato vantaggi nulli o limitati aggravi di imposta per alcuni single con redditi fra i 10 ed i 20 mila euro e alcune coppie con figli con redditi fra i 20 ed i 30 mila euro.

E’ bene capire che questi risultati non hanno a che fare con la presenza di una aliquota unica o piatta ma sono la conseguenza di alcune ipotesi di lavoro. Ad esempio, nel simulare gli effetti della flat tax abbiamo immaginato che coloro i quali oggi godono del cosiddetto bonus 80 euro non dovessero essere nuovamente favoriti. Oppure abbiamo tenuto conto del fatto che i residenti nel Mezzogiorno godono di un livello medio dei prezzi più basso della media nazionale. È importante capire che queste sono ipotesi che non hanno di per sé nulla a che fare con l’aliquota unica e che – se mai la flat tax dovessere essere introdotta in Italia – sarebbe facile adattare in maniera da evitare penalizzazioni sopratutto dei meno abbienti.Ad esempio, se si riscontrasse che alcuni aggravi di imposta si verificano puntualmente per determinate tipologie familiari sarebbe necessario modulare in maniera diversa il livello di reddito esente e le sue variazioni al variare delle caratteristiche del nucleo familiare. Ovviamente, sarebbe semplice risolvere il problema portando l’aliquota, per esempio, al 20 per cento ma si correrebbe il rischio di costruire una ipotesi finanziariamente insostenibile. Non è impossibile pensare a interventi di messa a punto diversi, soprattutto quando si passasse dalle stime (le più affidabili che potessimo produrre, ve lo assicuriamo) ai dati a disposizione del decisore.
Il che suggerisce una osservazione più generale. Abbiamo fatto quello che si dovrebbe fare in ogni riforma e che non si fa mai. Abbiamo messo a disposizione degli italiani un simulatore per valutare l’impatto della riforma. Perché se le famiglie e le imprese vengono coinvolte, emergono casi ai quali non si è data l’attenzione dovuta, o situazioni che vengono nascoste dalle medie e che invece avrebbero bisogno di essere analizzate in maniera specifica. Sono informazioni preziose perché consentono di aggiustare il tiro e modificare la proposta lì dove ha bisogno di essere modificata. Se si fosse adottato questo metodo non avremmo avuto il disastro degli esodati. Se si fosse adottato questo metodo non avremmo avuto bisogno di ricorrere alle deroghe e alle salvaguardie.
Quindi grazie a tutti coloro i quail ci segnalano situazioni potenzialmente anomale. Se mai ce ne fosse data l’occasione, le loro segnalazioni ci consentiranno di disegnare una riforma ancora più completa di quella che abbiamo disegnato.

You may also like

Nel Def serve una riforma fiscale per la crescita

1 Response

  1. Paolo Salvatore

    Buongiorno.
    Mi chiedevo come mai, i partiti che propongono una flat tax in questa campagna elettorale, non collaborino con voi e si avvalgano della vostra esperienza e del vostro buon nome.

Leave a Reply