10
Nov
2017

ATAC: l’unica vera rivoluzione è il mercato

“Per effetto di politiche sciagurate ATAC rischiava il fallimento, noi la salveremo mantenendola saldamente in mano pubblica”. Così dichiarava Virginia Raggi poco più di un mese fa, dipingendo la decisione di prorogare l’affidamento in house del trasporto pubblico locale romano fino al 2024 come “una rivoluzione”. Peccato che, di rivoluzionario, quella scelta non abbia proprio niente. Ad essere rimasto “saldamente in mano pubblica” da quando esiste, infatti, non è solo il trasporto pubblico di Roma, ma la stragrande maggioranza dei servizi pubblici locali di tutta Italia. Basti pensare che sul totale dei servizi pubblici locali italiani – compresi quindi i trasporti, ma anche la gestione dell’acqua e dei rifiuti – tre su quattro sono partecipati in misura maggioritaria dagli enti territoriali di riferimento.

E sono proprio questi ultimi, di norma, ad essere i destinatari degli affidamenti in house, cioè senza gara: in pratica, i comuni affidano la gestione dei servizi pubblici direttamente alle partecipate, in barba alla concorrenza, alla trasparenza, all’efficienza. È, questo, il tragico effetto dei referendum “sull’acqua pubblica” del 2011, che ha comportato l’abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a società interamente pubbliche solo in situazioni del tutto eccezionali, che non permettessero il ricorso al mercato. Oggi, invece, la gestione in house e quella attraverso procedure competitive sono di fatto messe sullo stesso piano, lasciando maggiore discrezionalità di scelta ai comuni. Che – indovinate un po’? – scelgono spesso l’opzione che dà loro più potere.

Teoricamente, i comuni non potrebbero affidare i servizi in house senza ragioni specifiche. La norma che ha sostituito quella abrogata dai referendum impone che l’affidamento del servizio venga effettuato sulla base di una “relazione”, pubblicata dall’ente affidante, che dia conto “delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti per la forma di affidamento prescelta”. E sebbene la norma abbia portata generale, è evidente che la necessità di questa “relazione” emerga principalmente nei casi degli affidamenti diretti in house, che presentano le maggiori criticità rispetto alla normativa europea sulla concorrenza nei servizi pubblici. E quali sono, per gli affidamenti in house, i “requisiti” previsti? Essenzialmente tre: l’esistenza di peculiari caratteristiche del contesto territoriale di riferimento che non permettano un efficace e utile ricorso al mercato; la proprietà interamente pubblica, il rispetto della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e la prevalenza dell’attività svolta dalla stessa per conto e nell’interesse dell’ente pubblico controllante; e la previa effettuazione di un’analisi comparativa di mercato che dimostri la convenienza economica della scelta.

L’affidamento ad ATAC del servizio di trasporto pubblico locale di Roma rispetta questi requisiti? È quello che si è chiesta l’Autorità antitrust in un’indagine culminata in un parere, rivolto al Comune di Roma, in cui lo invita a “valutare con estrema attenzione” la loro sussistenza. Sia perché la situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa ATAC non sembra giustificare la proroga del contratto di affidamento, sia perché, qualora intendesse affidare nuovamente il servizio in house ad ATAC, il Comune dovrebbe dimostrare che la scelta sia, se non la più efficiente, quantomeno mediamente efficiente rispetto al ricorso al mercato. E considerata la situazione in cui versa ATAC, appunto, sembrerebbe difficile sostenere che l’in house possa essere, ancora una volta, considerata una soluzione efficiente.

L’unica vera rivoluzione, cara Virginia Raggi, è il mercato. È procedere con il concordato preventivo in continuità, perché oggi vendere ATAC o farla fallire è improponibile, e nel 2019 mettere finalmente a gara il servizio. Facendo competere in modo trasparente aziende diverse, che possano finalmente garantire ai romani un servizio di trasporto pubblico degno di una capitale europea.

Twitter: @glmannheimer

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