24
Ott
2017

Referendum autonomia Lombardia: un ottimo risultato

Dopo oltre due decenni di discussione politica, domenica 22 ottobre i cittadini lombardi e veneti hanno finalmente avuto l’opportunità di esprimere la propria opinione sull’autonomia delle loro regioni. Risultato finale: 5.1 milioni di cittadini si sono espressi a favore del quesito. Si può tranquillamente parlare di risultato importante, che conferma la necessità di cambiamento. Il rapporto di potere tra stato e regioni è da sempre il vero problema del nostro paese. Non è quindi un caso che l’attuale status quo venga percepito da moltissimi cittadini italiani (non solo “settentrionali”) come ingiusto ed iniquo. Di conseguenza, il convincente risultato di domenica evidenza un forte stato di malessere, lontano dall’essere risolto.

Effettuando una simpatica e semplice simulazione di voto, se alle prossime elezioni l’affluenza si attesterà al 75% (la stessa del 2013), 5.1 milioni di voti equivarrebbero ad un partito del 15%. Stando agli ultimi sondaggi EGM Acqua per il TG La7, un partito di queste proporzioni sarebbe il terzo partito più grande d’Italia. Giusto poi ricordare come il 55% degli elettori che hanno votato a favore dell’autonomia (quasi 2,9 milioni di cittadini) siano lombardi.

Se da un lato Luca Zaia ha però ottenuto una vittoria convincente sotto tutti i punti di vista (complimenti!), dall’altro lato Roberto Maroni è stato accusato di aver “fallito”, o comunque di aver ottenuto un risultato “appena sufficiente”.

Nonostante, in linea di principio, tutte le maggiori forze politiche (dalla Lega al PD; da Forza Italia al MoVimento 5 Stelle) fossero da tempo favorevoli al referendum per l’autonomia della Lombardia, la realtà era – ed è – molto più complessa. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, pur augurandosi di vedere le urne affollate, non ha votato. La segreteria lombarda del PD ha mantenuto toni neutrali ma critici, spiegando come la consultazione fosse inutile e dispendiosa. In Via del Nazareno sono invece rimasti contrari al referendum. Forza Italia ha mantenuto un profilo moderato (tra meno di due settimane si terranno le elezioni regionali in Sicilia e stando agli ultimi sondaggi il candidato del centro-destra, Nello Musumeci, è in vantaggio). Il MoVimento 5 Stelle si è espresso a favore del referendum in modo soft. Non è una notizia ricordare che Di Maio & Co. non godono di ampia fiducia in Lombardia.

La maggior parte dei media si sono poi schierati contro il referendum. L’idea che il “ricco” Nord volesse – e voglia – rubare soldi al “povero” Sud è stata la più gettonata. Dopo il voto, invece, i media hanno subito evocato il “modello catalano”. In altre parole, fino ad oggi, la strategia adottata dalla maggior parte dei giornalisti, degli accademici e degli addetti ai lavori è stata quella di impaurire i cittadini. Un altro cavallo di battaglia post-referendario riguarda infine il dato dell’affluenza. Molti, infatti, cercano di spiegare come in Lombardia l’affluenza sia stata bassa. Il referendum è dunque da considerarsi un insuccesso.

Ma è veramente così? Assolutamente no. Analizzando i dati di tutte le consultazioni referendarie dal 1997 ad oggi, si può notare l’esatto opposto. L’affluenza lombarda è stata – tutto sommato – alta. Un risultato soddisfacente. Facendo la media delle 12 consultazioni referendarie tenutesi negli ultimi 20 anni (con un totale di 33 quesiti posti ai cittadini) il risultato di domenica è positivo.

Ma c’è di più. L’affluenza di domenica è stata superiore di oltre 1 punto percentuale alla media di tutti i 33 quesiti controllati. Inoltre, è interessante notare come solo 7 quesiti abbiano richiamato alle urne una percentuale di lombardi più elevata. Nel corso di questi ultimi 2 decenni l’affluenza più alta la si è riscontrata lo scorso 4 dicembre, quando il 74,23% dei lombardi ha espresso parere sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi. In Lombardia, la media dei 33 quesiti analizzati è pari a 37,02%. Sommando l’affluenza di tutti i quesiti precedenti al referendum di domenica (escludendo quest’ultimo), la media si attesta al 36,98%.

Oltre all’elevato numero di “Si” (2.875.438 persone), il 38,25% di domenica si conferma un ottimo risultato per la regione Lombardia, regione che – è importante ripeterlo – nel 2015 aveva raggiunto un residuo fiscale di 54 miliardi di euro.

Tabella 1: dati affluenza Lombardia di tutte le consultazioni referendarie (abrogative, costituzionali, consultive) nel periodo 1997-2017.

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