20
Lug
2017

I soldi pubblici non sono mai abbastanza, soprattutto per Alitalia

L’ultima cattiva notizia arriva dal Ministro Delrio che non ha escluso che il prestito ponte posso essere prolungato e che lo Stato possa intervenire entrando direttamente nell’azionariato della fallita compagnia aerea.

Si tratta di un eventualità che avevamo già discusso in occasione del policy breakfast del 22 giugno scorso all’Istituto Bruno Leoni e che deriva dalla gravità dei problemi dell’azienda..

Da un punto di vista industriale, senza nuovi investimenti la compagnia aerea non può ridefinire la propria strategia, per cercare di catturare quella parte di mercato più ricca con nuovi aerei a lungo raggio.

Le continue perdite hanno messo nell’angolo il vettore aereo.

Inoltre era ovvio che nel processo di vendita le condizioni sul prezzo le avrebbero fissate gli acquirenti.

Il sentore negativo sulle offerte non vincolanti prossime a essere formulate, evidentemente ha fatto uscire allo scoperto le paure della politica: chi vorrà mai comprare una bad company quale è Alitalia in questa situazione?

Non è la compagnia che interessa ai compratori, quanto il mercato all’interno del quale essa opera, che ha visto nel corso degli ultimi due decenni una forte crescita da 53 milioni di passeggeri ad oltre 134 milioni di euro.

Nessuno è interessato ad una flotta vecchia e con gran parte degli aerei in leasing che hanno un valore di poco superiore ai 100 milioni di euro a bilancio.

Una compagnia come Ryanair, ad esempio, che ha in flotta solo B737-800 e che ha comprato altri aerei 737 MAX 200, perché dovrebbe prendersi la flotta di Alitalia, stravolgendo un business che funziona bene?

Alle compagnie interessano alcuni slot, soprattutto su Milano Linate e Roma Fiumicino, che tuttavia non possono essere venduti vista la normativa vigente.

Gli azionisti extra-europei potrebbero solo fare la fine di Etihad poiché non potrebbero mai avere la maggioranza e il controllo dell’azienda. Le ultime decisione dell’Unione Europea infatti stringono ancora di più i requisiti per il controllo da parte di azionisti extra-UE.

A tutti gli acquirenti conviene aspettare che Alitalia arrivi allo stremo, ossia quando finirà il prestito ponte, per conquistare un mercato, come quello del trasporto aereo, in grande salute.

È chiaro poi che oltre a questi problemi industriali vi è un ulteriore problema politico: le elezioni.

Se il prestito ponte finisse a novembre, la compagnia si ritroverebbe immediatamente senza benzina all’inizio della campagna elettorale.

Se il prestito venisse prolungato, si andrebbe avanti per altri mesi, in piena campagna elettorale.

Le promesse elettorali si legherebbero nuovamente al destino del vettore italiano: il ricordo del 2008 è ancora ben presente (soprattutto per il contribuente).

Ma non è da escludersi che il Governo punti proprio a questo, visto che il Movimento Cinque Stelle ha una posizione confusa sull’argomento e l’esperienza di Berlusconi con Alitalia e i capitani coraggiosi non è proprio di quelle da utilizzare per conquistare voti.

Certo è che in questa battaglia politica ed industriale ci sarà un solo perdente: il contribuente che ancora una volta vedrà andare in fumo i propri soldi.

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