1
Giu
2017

Low cost a lungo raggio: l’ultimo rischio per Alitalia

Norwegian offrirà ai consumatori italiani nuovi voli intercontinentali low cost: non è il caso di sorprendersi.

La decisione della compagnia norvegese era nell’aria e i continui investimenti del vettore per l’ampliamento della flotta a lungo raggio preannunciavano questa strategia. Prezzi dei biglietti sotto i 100 euro tra Europa e Stati Uniti potranno diventare ben presto qualcosa di normale nel settore aereo.

Norwegian è uno dei nuovi operatori che sono cresciuti nell’epoca delle liberalizzazioni. Sono proprio queste compagnie che stanno rivoluzionando il mercato aereo.

Fino a 20 anni fa esso era completamente bloccato. Poi è stato aperto con grandi benefici per i consumatori.

Se Norwegian continua ad innovare il proprio modello di business, col low cost a lungo raggio, Ryanair è invece ormai leader del mercato europeo. La compagnia irlandese trasportava nel 1997 solo 5 milioni di passeggeri: nello scorso anno ne ha trasportati 120.

Tutto questo mentre Alitalia annaspa con continue perdite (circa tre miliardi di euro dal 2009 ad oggi) e si ritrova con quote di mercato sempre più basse (solo il 17 per cento del mercato italiano nel 2016).

Ormai da anni le low cost non si limitano più al consumatore leisure, ma hanno sempre più capacità di raggiungere una clientela più ricca come quella dei businessman, anche grazie all’incremento della frequenza di voli.

I vettori tradizionali hanno dovuto migliorare nettamente la loro efficienza per poter resistere. Tagli di personale, razionalizzazione delle rotte e fusioni sono state le principali azioni attuate da quelli europei per competere con le compagnie low cost nel corto-medio raggio e con i vettori medio-orientali nel lungo raggio.

La rivoluzione del low cost a lungo raggio?

Questo è il presente del trasporto aereo,  ma  ci sono nuovi sviluppi interessanti.

L’arrivo degli ultimi aerei di “plastica” (perché costruiti in maggior parte in materiali compositi) sta portando a una nuova rivoluzione.

Questi aeromobili a lungo raggio – il Dreamliner 787 di Boeing e l’A350 di Airbus – hanno prestazioni migliori, con un risparmio del carburante di oltre il 15 per cento, rispetto agli aerei tradizionali. Inoltre, hanno una capacità inferiore, permettendo quindi di servire con voli a lungo raggio città più piccole (dove la domanda è inferiore). Oltre a questi aeromobili, nei prossimi anni arriverà in flotta anche l’A321 di nuova generazione a lungo raggio che permetterà di effettuare voli di quasi 7500 chilometri – come un New York-Milano- con un aereo a corridoio unico, e con prestazioni molto elevate (in termini di costo).[1]

Molte compagnie hanno acquistato anche il 737 Max che permetterà di fare alcune tratte transatlantiche tra Europa e Stati Uniti a prezzi inferiori a 100 euro, mentre altre compagnie low cost a lungo raggio sono nate proprio dopo il varo del Dreamliner.

In Europa, leader di questo segmento di mercato è la low cost Norwegian, mentre in Asia è Scoot che sta cercando di consolidarsi. Entrambe le compagnie hanno chiuso con bilanci in attivo e Norwegian sta espandendo velocemente la propria flotta di B-787.

Dal grafico precedente è chiaro che la flotta di Norwegian si sta rinforzando molto nel settore a lungo raggio (B788 e B789), intuendo le potenzialità di questo mercato.

Se nel 2013 aveva solo tre aeromobili di questa tipologia (Dreamliner) nel 2018 ne avrà 28, vale a dire una flotta a lungo raggio superiore a quella di Alitalia. Nel frattempo, entro il 2018 avrà anche in flotta ben 12 Boeing 737 Max, con i quali coprirà delle rotte tra l’Irlanda e la costa Est degli Stati Uniti.

I rischi per Alitalia e per il contribuente italiano

Il contribuente ha appena messo 600 milioni di euro nel vettore italiano e l’arrivo di una maggiore concorrenza accresce la probabilità di non rivedere mai più quei quattrini.

Non c’è solo la concorrenza di Norwegian. Ryanair ha appena annunciato l’avvio di un hub proprio nello scalo romano, permettendo di comprare un biglietto unico con i voli in connessione su Roma.

Evidentemente le compagnie vedono la debolezza di Alitalia e stanno attrezzandosi per conquistare quote di mercato.

È bene fare un piccolo raffronto tra Alitalia e Norwegian per capire gli sviluppi futuri del mercato.

Da un punto di vista di offerta (ASK), i due vettori sono comparabili. Andando invece ad analizzare la domanda (RPK), Norwegian è circa il 17 per cento più grande di Alitalia.

Come è possibile questo? Come ripetiamo spesso, Alitalia è debole da un punto di vista di ricavi e il load factor del vettore italiano è 10 punti percentuali inferiore a quello di Norwegian.

Alitalia ha dei ricavi non dissimili da quelli di una compagnia low cost, pur non avendone i costi.

Norwegian, pur essendo una compagnia svedese con spese presumibilmente a livello dei Paesi scandinavi, ha costi ben inferiori a quelli di Alitalia. Il costo per posto chilometro offerto (CASK) è infatti di 5 centesimi di euro, contro i 6,2 centesimi di Alitalia.

Il mercato creativo, il pubblico distruttivo

Ecco perché Norwegian chiude in utile a fine anno, mentre Alitalia continua a bruciare centinaia di milioni di euro.

Le low cost a lungo raggio rappresentano un ulteriore pericolo per la compagnia aerea italiana, soprattutto se continuerà a ricorrere all’aiuto del contribuente anziché provare ad innovare.

Note

  1. Le tratte a lungo raggio sono attualmente servite da aeromobili a doppio corridoio. I nuovi modelli di aerei a corridoio singolo permettono di effettuare delle tratte più lunghe, fino a servire anche delle tratte tra Europa e la Costa Est degli Stati Uniti.

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