21
Mag
2017

Diamo una chance a Macron—di Alexis Vintray

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Contrepoints. Traduzione di Nicola Iannello.

Senza sorprese, nel secondo turno delle presidenziali gli elettori hanno dato un ampio vantaggio a Emmanuel Macron, che, battendo Marine Le Pen, è diventato presidente della Repubblica. Cosa attendersene per la Francia?

Emmanuel Macron, un certo liberalismo…

Emmanuel Macron rappresenta senza dubbio un netto miglioramento rispetto a Marine Le Pen e François Hollande. Il suo programma contiene elementi che fanno piacere ai liberali e, più ampiamente, alle persone ragionevoli.

Citiamo per esempio la semplificazione della legislazione sul lavoro, un inizio di contenimento della spesa pubblica (-60 miliardi di €), una riduzione del tasso dell’imposta sulle imprese dal 33% al 25%, un discorso molto critico sulle rendite in economia durante il suo mandato come ministro dell’Economia, alcuni propositi positivi su Uber e in genere sulla comprensione dell’economia di domani.

A questo vanno aggiunte promesse di riforma delle pensioni nel senso di un sistema “a punti” più giusto, una maggior trasparenza nella vita politica e la contrattazione a livello di impresa e non di settore o nazionale.

Misure senza dubbio interessanti e che testimoniano un certo liberalismo, apprezzato da molti autori su Contrepoints.

Ma non un liberalismo certo…

Tuttavia, queste misure sono anche accompagnate da numerose altre che o stanno all’esatto opposto delle idee di libertà oppure sottolineano la mancanza di volontà di autentiche riforme.

Per la prima categoria, possiamo citare la moltiplicazione delle spese clientelari prive di finanziamento sull’educazione (massimo di dodici studenti per classe, Pass Culture, 80.000 alloggi per studenti, ecc.) e le prestazioni sociali (rimborso del 100% degli occhiali e degli apparecchi acustici, assegni per i disabili adulti, sostegni per gli anziani, ecc.), la fiscalità dei privati con la soppressione clientelare dell’imposta sulle abitazioni per i più poveri, i piani di investimenti pubblici a pioggia (agricoltura, ambiente, formazione, industria, innovazione, ecc.), un rinforzo della tecnocrazia di Bruxelles o ancora la lotta contro la cifratura dei dati (denunciata non senza ironia da Marc Rees).

Infine, l’assenza di volontà politica nelle riforme, già visibile in quelle abortite come la Legge Macron e la Legge sul lavoro, traspare nel programma: prendiamo a esempio la riforma delle pensioni, «che non riguarderà gli attuali pensionati e non modificherà l’età di pensionamento», o la riduzione dei dipendenti pubblici e della spesa pubblica, mai delineata in dettaglio. Quest’ultima, in assenza della quale nulla potrà essere realizzato in Francia, viene evocata con discrezione nell’ultima pagina del programma. Soprattutto, cosa più grave, è una falsa riduzione e un autentico aumento, un minimo aumento (60 miliardi in meno della traiettoria “naturale” di aumento della spesa).

In fin dei conti, Emmanuel Macron incarna molto più una socialdemocrazia moderna che un liberalismo autentico o addirittura un liberalismo di sinistra. Il netto miglioramento che tutto questo rappresenta rispetto a una sinistra ancorata al marxismo non deve farlo dimenticare.

…E tre grossi rischi

Questa instabilità di fondo si accompagna con tre ambiguità o rischi:

  • Macron si presenta come un profondo riformatore mentre è piuttosto il candidato della tecnocrazia. Un super tecnico, in un certo senso. Da qui vengono gli strani aggiustamenti per diminuire i contributi sociali da un lato e farli passare nella contribuzione sociale generale (CSG) dall’altro. Si potrà “rivoluzionare” la Francia con delle ricette che escono dall’ENA?
  • Macron ha una volontà feroce di convincere e riunire. Può essere un’ottima cosa, ma anche un elemento di paralisi se c’è bisogno di un uomo che segni una svolta per riformare veramente la Francia.
  • Per ultimo, Macron è il candidato delle élites, di Parigi, della Francia che va, della “Francia dall’alto”. Mentre la Francia si divide sempre più, potrà Macron essere il presidente di tutti i francesi e far passare le riforme di struttura di cui parla?

Concediamo la sua occasione al prodotto Macron

Per realizzare il cuore del suo programma e non solamente le misure facili di spesa supplementare, Macron dovrà quindi superare questi rischi, essere un autentico riformatore strutturale e non semplicemente un tecnocrate uscito dall’ENA, fissare un obiettivo ambizioso malgrado le turbolenze e parlare a tutti i francesi.

In Macron ci sono cose buone e meno buone e, con così poca esperienza politica e quindi di bilancio, dovremo giudicare in base agli atti durante il suo quinquennato. Le promesse sono interessanti per un liberale, stiamo a vedere dove la realtà del potere condurrà la Francia con Emmanuel Macron.

Oggi scegliamo quindi di concedergli un’opportunità, con una benevolenza attenta e critica, e di giudicare in base alle azioni, promettendo ai nostri lettori la stessa indipendenza che ci ha sempre caratterizzati. Proseguiremo sulla nostra linea: incoraggiare tutto quello che va nel senso giusto per le libertà e denunciare le misure che al contrario ostacolano le nostre libertà, senza badare al partito. E tanto meglio se Macron può segnare il massimo di caselle in questa prima categoria.

Alexis Vintray è Direttore di Contrepoints.

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