17
Mag
2017

No, bitcoin non è né anonimo, né senza regole. Anzi.

A seguito della diffusione del ransomware Wannacry, diversi giornali hanno parlato di bitcoin, la valuta usata per chiedere il riscatto dei dati personali. L’associazione con queste attività criminali non fa certo bene alla reputazione di bitcoin, ma neppure fanno bene le imprecisioni che scrivono alcuni giornali a riguardo. Anche la stampa specializzata in economia descrive questa valuta in maniera impropria.

L’Economist, parlando del ruolo della NSA nella vicenda, descrive bitcoin come una “cripto-valuta anonima”. Il Financial Times ha scritto recentemente dell’aumento del prezzo di bitcoin come un regalo per i criminali e come una bolla di un mercato senza regole. Che però bitcoin sia anonimo e senza regole è completamente falso. Perché, anzi, è proprio vero il contrario.

Bitcoin anonimo?

L’elemento costitutivo di bitcoin è la trasparenza: tutte le transazione effettuate in questa valuta sono registrate in maniera pubblica e permanente. Solo attraverso questo registro pubblico è possibile gli utilizzatori trovino un consenso che garantisce la autenticità delle transazioni. In altre parole, qualunque persona può consultare l’archivio di tutte le transazioni effettuate nel tempo.

Viceversa, l’identità di chi usa un indirizzo per trasferire bitcoin non viene rivelata finché quella persona non voglia scambiarlo in valute nazionali oppure effettuare acquisti su internet. A differenza di un conto in banca o di altri sistemi di pagamento, qualunque persona può creare un nuovo indirizzo bitcoin in qualsiasi momento senza dover fornire alcuna informazione personale.  Mi ricorda un po’ la posta elettronica in passato, quando era facile creare un indirizzo mail che non fosse ricollegabile ad una identità reale.

Bitcoin diventa anonimo quando qualcuno vuole appositamente occultarsi e con diverse tecniche può nascondere la propria identità. Che però non sempre funzionano. Un caso parla chiaro e riguarda il famoso Silk Road. Due anni fa si scoprì che due agenti federali americani, che si erano occupati della chiusura del sito, avevano rubato dei bitcoin. Per quanto un agente avesse cercato di nascondere questi asset dividendoli in tante piccole transazioni, l’IRS fu in grado di seguirne le tracce  fino a identificarlo. In un’audizione di fronte al Senato americano che fece seguito a questo caso, il registro pubblico di bitcoin (blockchain) venne descritto come un elemento che rende più difficile ai criminali nascondere le loro attività illecite.

Bitcoin senza regole?

L’aggettivo inglese “unregulated” – in italiano sarebbe “senza regole, sregolato” – con cui bitcoin viene spesso descritto è tremendamente ambiguo. Secondo il dizionario Cambridge questa parola si riferisce a qualcosa “che non è controllato o diretto da regole fisse o leggi”.

Indubbiamente bitcoin non è stata creata né viene controllata da un legge, come neppure internet non è nato in seguito ad una legge. Eppure, chiunque abbia una minima idea di come funzioni, può solo sorridere all’idea che bitcoin non sia soggetto a regole fisse. Al contrario, le regole che controllano il sistema sono semplicemente le più granitiche che possiamo immaginare. L’emissione di bitcoin è definita al massimo dettaglio; è stato stimato il giorno preciso (4 maggio 2140) in cui verrà minato il 21milionesimo bitcoin – l’ultimo. Forse è proprio l’impossibilità a inflazionarne l’emissione a determinare la preziosità di questo strumento in un mondo di quantitative easing e di decisioni arbitrarie delle banche centrali.

La confusione nasce dall’idea per cui, se un governo non ha fatto nulla per regolamentare questa valuta in dettaglio, di conseguenza deve trattarsi di una valuta senza regole. La storia, però, ci insegna che il denaro è nato prima dello Stato e come il risultato di un consenso tra le due parti che lo scambiano. Di fondo, emerge ancora una volta la convinzione che le regole possano nascere solo “dall’alto” (dallo Stato) e non “dal basso” (dalle persone, da una comunità).

Bitcoin tecnologicamente è un protocollo, ovvero un insieme di regole che regolano una valuta digitale. Un rete di nodi peer-to-peer si occupa di eseguire queste stesse regole ed essendo decentralizzata è quasi impossibile da controllare dall’alto. Non sono regolamentazioni emesse dallo Stato, ma sono regole e – nella migliore espressione di questo termine- sono immutabili, chiare, trasparenti, pubbliche e uguali per tutti. Regole semplici per un sistema complesso.

Neppure alle regolamentazioni di origine statale si sottraggono le attività che vengono svolte con lo strumento bitcoin. Se, per esempio, una impresa accetta un pagamento in bitcoin e lo trasferisce ad un terzo, resta soggetta alle regolamentazioni che riguardano l’anti-riciclaggio e la conoscenza dei propri clienti. Così pure, chiunque utilizza bitcoin resta soggetto alla imposizione fiscale. Tutte le regolamentazioni che riguardano l’utilizzo di strumenti monetari non cessano di valere nel caso della valuta digitale. I policy-makers si trovano allora di fronte alla necessità non tanto di scrivere nuove regolamentazioni, ma di capire come applicare le regolamentazioni esistenti ad un nuovo strumento.

Perché allora i cyber-criminali usano bitcoin?

In parte perché riescono ad occultarsi più facilmente dietro ad un indirizzo bitcoin rispetto ad un IBAN, questo senza dubbio. Ma soprattutto perché bitcoin è uno strumento creato per trasferire valore e svolge questa funzione estremamente bene. E’ veloce (il trasferimento è immediato e confermato nell’arco di un ora), è affidabile (finora regge una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari) ed è, appunto, verificabile da tutti apertamente. Ciò, peraltro, farà sì che gli stessi criminali non riusciranno facilmente a trasformare i bitcoin in beni e servizi.

Per i giornalisti, per i policy-makers, per tutti noi, bitcoin rappresenta una sfida: capire una tecnologia che appare completamente diversa da tutte quelle che conoscevamo. Per quanto possa essere difficile da comprendere, dargli la colpa per quello che è iniziato lo scorso weekend, per contro, sarebbe indubbiamente troppo facile.

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