21
Apr
2017

Tecnologia e occupazione: guardare al costo del lavoro e alla libertà di scelta

Un aspetto sovente trascurato nella discussione sulla tecnologia e il lavoro riguarda il costo di quest’ultimo. Come viene spesso ripetuto, il ritmo di sviluppo di molte tecnologie accelera esponenzialmente (penso all’intelligenza artificiale, alla realtà virtuale, ai droni e alle driverless cars) e molti posti di lavoro potrebbero presto scomparire: è stato stimato che in due decadi la metà dei lavori attualmente svolti dai cittadini americani verrà automatizzata. Basti pensare che a tutt’oggi uno dei lavori più comuni negli Stati Uniti sia quello del camionista e che negli ultimi anni molti camion sono stati guidati con successo da un programma.

L’aspetto che, dicevamo, sfugge dalla discussione se “sarà vero o no che le macchine ruberanno il lavoro agli uomini?” riguarda il costo del lavoro o, meglio, quel rapporto che la microeconomia analizza in termini di  produttività marginale e prezzo dei fattori produttivi. In parole povere, non dobbiamo dimenticarci che, a parità di produttività, un uomo verrà sostituito da un macchina se e solo se il costo di impiegare quel lavoratore è superiore al costo di impiegare un robot. Su questo punto si gioca il futuro dell’occupazione, non su quanto straordinarie possano essere le mansioni svolte dalle macchine.

La domanda che si deve fare chi si preoccupa del futuro riguarda allora come cambierà nel tempo il costo del lavoro. Le tecnologie che verranno sviluppate nei prossimi anni saranno sicuramente impressionanti e verosimilmente possiamo aspettarci che il loro costo si riduca molto velocemente nel tempo. Due decadi spesso sono sufficienti per trasformare tecnologie (penso al caso dello smartphone) da oggetti di fantascienza a prodotti di largo consumo. Il  costo del lavoro ha tre componenti principali: la remunerazione, la componente fiscale e quella contributiva. E’ risaputo che in Italia e in molti paesi europei le ultime due componenti  pesano tanto quanto la prima, ovvero che un lavoratore costa al suo datore di lavoro il doppio della sua remunerazione.

Il lettore avrà già probabilmente capito dove voglio arrivare: mentre la tecnologia si sviluppa sempre più velocemente e applicarla diventa sempre meno caro, le rigidità di natura politica che influiscono su imposte, contributi sociali e regole del lavoro non permettono che il suo costo si adegui altrettanto velocemente. Le regole e il sistema istituzionale – per inciso – rappresentano un onere spesso nascosto che grava sulla scelta se impiegare o meno un lavoratore. In passato avevo studiato come in Italia il sistema giudiziario – per lentezza e bias ideologico – aumenta il costo di un licenziamento individuale e di conseguenza anche di una nuova assunzione. Potremmo ben aspettarci che tra dieci anni il lavoro costi tanto quanto oggi (magari per via di regole che sono state scritte quando l’Italia era ancora un Paese con la grande industria e che non sono mai cambiate) e che nel frattempo una macchina avrà imparato a svolgere quello stesso ruolo e lo farà ad un prezzo inferiore.

Come fare allora per ridurre il costo del lavoro? La soluzione che propongo è semplice e si chiama libertà di scelta. Per l’imprenditore significa scegliere liberamente tra un uomo e una macchina. Per il contratto di lavoro significa libertà per le due parti di stabilire salario, condizioni e regole. Due persone libere vorranno forse stipulare un contratto che peggiora la loro condizione? Per quanto riguarda la componente fiscale significa lasciare al contribuente la libertà di scegliere quali servizi chiedere al settore pubblico in cambio di quante imposte. Per quanto riguarda la componente contributiva significa lasciare scegliere al diretto interessato quanta parte di stipendio mettere da parte per la vecchiaia e a chi affidarne la gestione. E’ semplice, ho detto, ma non è facile, mi rendo conto. E’ una soluzione radicale proprio perché affronta il problema alla radice: l’idea che qualcun’altro possa prendere tutte queste scelte meglio di me.

@emilrocca

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