11
Apr
2017

Dipendente o autonomo: è questo il problema?

Come nelle migliori tragedie shakespeariano il mondo del lavoro italiano è  sconvolto dall’ennesimo dilemma che travolge le sue granitiche certezze:  come inquadrare le nuove masse operaie senza tute blu, ma con  tshirt rosa, iphone e bicicletta? Dipendenti, autonomi, collaboratori? Che CCNL applicare?Ciclisti di tutto il mondo unitevi! Sono sbarcati in Italia Foodora e Deliveroo. Tanto semplice quanto brillante idea: servire a domicilio, attraverso fattorini in bicicletta, il pasto della trattoria che preferisci, la pizza della pizzeria che più ti piace, una vasta scelta di ristoranti della città che ti recapitano i loro pranzetti o cenette direttamente sul posto di lavoro o sul divano di casa. Pochissimi ristoranti riescono ad organizzare in autonomia questo comodissimo servizio di delivery e così nascono società che ci hanno pensato progettando e sviluppando efficienti piattaforme informatiche. Come avvengono i reclutamenti? Leggete l’application form sui siti, è facile facile :vogliono conoscere i tuoi dati generali, se hai una bici, uno scooter, un cellulare, quante ore di pedalate settimanali metti a disposizione e in che giorni della settimana.  Insomma, è chiaro come la luce del sole: un metodo per arrotondare andando in bicicletta, nessuna falsa promessa, si chiarisce infatti “ Sei alla ricerca di un lavoro flessibile che ti possa aiutare a integrare le tue entrate ?” Vi ricordate di quando si tirava su qualche lira affrancando buste o impacchettando collanine spedite a domicilio? Ma naturalmente qualcuno ha travisato: i bikers rivoltosi avevano già sospeso il servizio, bloccato i pedali, incrociato i manubri e chiamato i sindacati. “Pagati poco e nessuna garanzia” si lamentano. Soprattutto non hanno digerito il passaggio da una retribuzione iniziale di € 5,40 all’ora a quella di € 2,70 a consegna. Ma è davvero peggio?O meglio? O cambia poco? E via gli sproloqui sul neotaylorismo cibernetico ed il neoschiavismo degli algoritmi. Se si leggono le interviste, “gli scioperanti” sono dottorandi in giurisprudenza, ricercatori in lettere antiche, fuori corso in medicina, tutti, come dire, “ bianchi ed istruiti”. E’ chiaro che nessuno di questi ragazzi si sarà mai sognato di fare il ciclista dipendente di Foodora e simili a vita.  C’è molta  ipocrisia nelle recriminazioni avanzate, non tanto e non solo da alcuni bikers, quanto dalla ben più vasta platea dei loro paladini, quelli che fanno la morale con le storie e le vite degli altri, pratica, purtroppo, molto di moda. Peccato che nessuno abbia il minimo rispetto per chi, invece, ha esattamente capito cosa sta facendo e ne accetta le condizioni ed arrotonda davvero le proprie entrate; così come non c’è nessuna attenzione per gli esercenti che incrementano i loro fatturati, soddisfano la clientela, ed al volano positivo che questo servizio crea per il mondo della ristorazione. E’ molto lontano il tempo delle polemiche sul fenomeno dei “ ragazzi del pony express”- che ispirò il noto cult movie del miglior Calà anni “80- e di quando la CGIL tuonava contro l’apertura dei McDonald’s e le sue regole. Ma la politica di oggi? E’ già agguerritissima la corrazzata degli interventisti che   gridano  “C’è un  vuoto normativo”: peccato che il vuoto non c’era, finché non si è deciso di eliminare i voucher e tornare indietro, anziché guardare al futuro. La politica è ancora ferma lì, al palo, 30 anni dopo, e colpisce il vuoto, quello sì, pneumatico, di chi non vuole capire che oggi i rigidi schemi del passato in tema di legislazione sul lavoro non fanno altro che bloccare lo sviluppo di nuove idee per offrire nuovi servizi e permettere nuove occupazioni, anche piccole, ma non necessariamente solo quelle: il problema non è Deliveroo, Foodora, la sharing economy o la gig economy, il problema è che non si riescono a creare anche nuovi posti di lavoro e nuovi lavori che siano buoni, interessanti e ben pagati, proprio a causa della stessa, identica e solita mentalità ed approccio di chi sa solo limitare, ostacolare, vietare, proibire.

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