7
Apr
2017

Aiuto! Il Parlamento vuole limitare gli sconti sui libri

È stata presentata una proposta di legge che punta a fissare al 5% massimo lo sconto praticabile sulla vendita dei libri, aggravando così i limiti della legge Levi (che attualmente contingenta nel 15% il massimo sconto praticabile). Poiché la beffa s’accompagna sempre al danno, la norma in questione è inserita in una proposta intitolata «Disposizioni per la promozione della lettura, il sostegno delle librerie di qualità, dei traduttori nonché delle piccole e medie imprese editoriali». Com’è noto, quando il nostro Parlamento decide di approvare una legge per “promuovere” e “sostenere”, c’è sempre all’orizzonte un costo per i contribuenti o per i consumatori: questo caso ne è l’ennesima, indesiderata, conferma.

Più che da buone intenzioni, la strada che dal Parlamento italiano porta all’inferno è lastricata da ipocrisie e non detti. Infatti, anche se nessuno lo ammette apertamente, questa – come la legge Levi – è una norma anti-concorrenziale e protezionistica, pensata per sostenere piccole e grandi rendite di posizione contro il modello rappresentato da Amazon e dagli altri venditori on-line (anche italiani: si pensi ad Ibs.it). Pur con qualche sfumatura, quasi tutta l’industria libraria italiana si è infatti schierata a favore della sua approvazione: com’è costume italiano, quando non si riesce più a competere sul mercato, si invoca l’aiuto e la protezione dello Stato. Ma chi potrebbe mai pensare di promuovere la lettura, mentre si rendono più costosi i libri? Chi potrebbe mai pensare che un consumatore, che non compra oggi un libro, lo farà domani perché gli sconti non potranno superare il 5% del prezzo di copertina?

Inoltre, come notato da Filippo Guglielmone, direttore commerciale di Mondadori: «in Italia ci sono circa 21 milioni di lettori, quasi 18 dei quali comprano almeno un libro all’anno. Ma oltre 13 milioni vivono in comuni sotto i 10 mila abitanti dove non esiste nemmeno una libreria». Per questa fascia di clientela, l’unica possibilità di comprare un libro è rappresentata dalla Grande Distribuzione Organizzata o da Internet. La legge avrà come risultato quello di rendere ancora più difficoltoso e limitato l’accesso alla cultura per questi 13 milioni di italiani.

I promotori della legge fanno poi un ragionamento curioso. Si legge, nel testo della proposta, che «dall’approvazione della cosiddetta legge Levi (…) il prezzo medio è sceso (dati Nielsen), in linea del resto con quanto avviene negli altri grandi paesi europei che hanno adottato politiche più restrittive sullo sconto del prezzo dei libri (Germania, Francia, Spagna)». In realtà, come ha rilevato il Post, i dati del 2016 dicono che nell’ultimo anno il mercato ha tenuto essenzialmente grazie all’innalzamento dei prezzi di copertina. E una legge che limita la praticabilità degli sconti quale risultato potrebbe mai sortire? Quello di far diminuire, ancora di più, il numero di libri venduti e letti. Altro che promozione della lettura!

Come quella dei tassisti contro Uber e dei servizi di trasporto “tradizionali” contro Flixbus, anche questa è una battaglia di retroguardia di cui faranno le spese i consumatori. L’importante è che sia chiaro: in Parlamento c’è chi ci vuole tutti più poveri. Sia economicamente che culturalmente.

@GiuseppePortos

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