17
Mar
2017

I voucher non servono a niente

Il ricorso ai voucher è il classico caso di ‘spia’ dei mali che affliggono il ricorso al lavoro regolare, sommerso dal peso insostenibile di tasse e contributi che depredano ciascun lavoratore del settore privato di metà del proprio stipendio e di una burocrazia asfissiante. Ma, come spesso accade quando si accende una spia che segnala l’esistenza di un problema, la politica oscura la spia e ignora il problema. È quello che è successo ieri, con l’abolizione dei voucher voluta dal governo per scongiurare il referendum proposto dalla CGIL per il prossimo maggio.

Grazie ai voucher era emersa parte dell’enorme iceberg del lavoro nero italiano, composto di rapporti di lavoro per cui mai e poi mai si stipulerebbe un contratto. Realisticamente, tornare indietro significa semplicemente riportare quei rapporti di lavoro nell’illegalità. L’alternativa non è tra i voucher e i contratti a tempo indeterminato: è tra i voucher e il lavoro nero. E se ci sono stati abusi nel loro utilizzo, la risposta di una politica lungimirante e responsabile dovrebbe essere una drastica semplificazione e defiscalizzazione degli altri schemi contrattuali. Ma, appunto, tra la spia del problema e il problema, anche stavolta si è deciso di agire sulla spia: eliminare i voucher, per combattere il precariato. Che è un po’ come eliminare la beneficienza per combattere la povertà: non solo non risolve il problema, lo nasconde. E quindi lo peggiora.

Ma il nodo di questa vicenda non si limita al fatto che l’abolizione dei voucher sia un enorme passo indietro per il nostro mercato del lavoro, o al fatto che il governo si mostri completamente subalterno alle minacce e ai ricatti della CGIL. Perché la vicenda dei voucher è solo l’ennesimo indizio dell’incapacità della politica di adattare le proprie scelte ai cambiamenti della società, invece di ostinarsi a volerne raddrizzare autoritariamente i legni storti, inseguendo un modello di società che le persone non sentono adattarsi alle proprie inclinazioni e necessità.

Non sarà l’abolizione dei voucher a risolvere il problema di un mondo del lavoro sempre più mutevole e incostante. Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapide, imponenti e imprevedibili, che richiedono strumenti normativi semplici, economici, flessibili e universali, che si adattino facilmente ai mutevoli bisogni della società. Come sono, appunto, i voucher. E proprio questo è il punto: il ‘fine’ dei voucher lo decide chi lo usa, di volta in volta. I voucher non servono a niente in particolare, perché possono adattarsi a esigenze diverse a seconda delle necessità. Questa è la loro forza e il tipo di strumenti di cui la società ha bisogno: strumenti che le persone, e non la politica, possano stabilire se utilizzare, quando e perché.

Twitter: @glmannheimer

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