25
Nov
2016

Violenza sulle donne: le leggi non sono la risposta

Dov’è la scuola? Dove sono gli insegnanti che magari leggono in un tema racconti preoccupanti oppure vedono comportamenti pericolosi in classe, ma che non possono parlarne o prendere provvedimenti perché ci sono i programmi ministeriali da rispettare o la privacy o si scatenano i sindacati? Dove sono polizia, carabinieri, gli agenti municipali, quando ci sono le prime avvisaglie, le lamentele dei vicini, le grida, gli urli, gli schiaffi, i primi interventi che spesso si chiudono con un “vogliatevi bene”? Dov’è il nostro medico di famiglia quando vai là e cerchi di dirgli qualcosa ma non ti vengono le parole e speri che capisca e invece no, sta zitto, o fa finta di non capire perché è più comodo? Cosa dire, poi, del pronto soccorso, dove la volta che hai il coraggio di andare stai talmente tanto tempo in attesa che la paura, i rimorsi, ti logorano e scappi via o, arrivato il tuo turno, racconti bugie di cui nessun mai dubita? Per non parlare della magistratura che per anni o non se ne  è occupata o ha trattato con grande fatica e male i processi per violenze, le denunce finivano sempre in quei fascicoli da leggere per ultimi, o forse da non aprire mai, da archiviare, quella magistratura che del fatto che i reati di violenza sulle donne non fossero perseguibili d’ufficio  non si è  mai lamentata, non ha mai protestato, non ha mai dato battaglia : vogliamo mettere la gravità del falso in bilancio rispetto alla violenza sulle donne? Per fortuna grazie ad un grandissimo avvocato come Tina Lagostena Bassi i processi per stupro hanno iniziato a celebrarsi, a fare notizia e sono stati filmati  e si sono visti i giudici in tutta la loro inadeguatezza ( video Rai “Processo per stupro” 1979).

La risposta dello Stato alla violenza sulle donne sono state solo leggi, leggi e ancora leggi, al più drappi rossi, concerti rock ed esibizionismo retorico di vario genere. Per non parlare dei piani straordinari contro la violenza, tanto straordinari che da anni ce n’è uno all’anno, dei finanziamenti dati a pioggia  ad un terzo settore animato anche dai migliori propositi ma la cui qualità dei servizi non è sotto controllo e che spesso finisce per essere nient’ altro che strumento di consenso della solita politichetta del femminismo d’apparato.

Non ci sono state tante leggi sulla violenza alle donne come in questi 20 anni. E proprio in questi anni si e’ registra una recrudescenza spaventosa del fenomeno: e allora nell’Italia “più evoluta che mai” qualcosa non torna. Le leggi non sono la risposta, quelle leggi che hanno sì affermato diritti sulla carta, definito nuovi reati,  ma, in concreto, hanno finito con l’annientare i doveri di chi avrebbe dovuto semplicemente fare bene e scrupolosamente il proprio mestiere. Perché è lo Stato in tutte le sue tante, esclusive funzioni che fallisce per la sua rigidità, arretratezza, lentezza, inefficienza, incapacità; uno Stato nel quale tutti sono irresponsabili delle loro azioni o della loro inerzia, fanno lo scaricabarile e nessuno paga per le conseguenze.

Ora abbiamo anche il reato di femminicidio. Ma davvero crediamo che questa sia la soluzione? Chi ha paura del reato di femminicidio? Non basta dotarsi di armi micidiali per vincere una guerra se i soldati, tutti, dal primo all’ultimo, non svolgono bene, con coscienza,  il loro dovere, qualunque esso sia. E allora vale la pena interrogarsi sul metodo di azione dello Stato, lo Stato che vuole risolvere tutto ma poi non risponde di niente, che continua a vomitare leggi ed a perpetrare inefficienza, che tritura nella macchina della burocrazia e affida alle peggiori retroguardie della politica il dolore delle donne.

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3 Responses

  1. ALESSIO DI MICHELE

    Grazie, un ottimo articolo. Direi che, fatte le debite sostituzioni terminologiche, si adatti perfettamente anche all’ argomento “omofobia”.
    Solo un appunto: quando cominceremo a mettere nella giusta e tetra luce le radici cattoliche della misoginia ?

  2. G. B. Meglioli

    Articolo imbarazzante. Indegno di questo blog. Superficiale, banale ed emotivo. Cosa deve fare il medico se quando vai racconti balle? Chenneso. Ci crederà..! Cosa dovrebbe mai fare?

  3. GB Meglioli

    Aggiungo: di fronte alle brutture del divorzio, se si sistemano certe questioni con uno schiaffo (se lì ci si ferma) è un grande progresso di civiltà.

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