14
Giu
2016

Tetto alle commissioni interbancarie, chi pagherà davvero? – di Michele Pisano

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Michele Pisano.

Dal 9 giugno il regolamento europeo sulle Commissioni Interbancarie per le operazioni con carta di pagamento è pienamente efficace. Il 2015/751 ha apportato ulteriori modifiche al testo, resesi necessarie in seguito alle variazioni di prezzo delle commissioni applicate da Mastercard.
L’occasione è utile per tornare a sottolineare gli effetti invisibili del tetto alle commissioni interbancarie.
L’aspetto più importante del regolamento è infatti dato dalle disposizioni previste che impongono un tetto alle commissioni per le transizioni con carta, pari allo 0,2 per cento per le carte di debito e allo 0,3 per quelle di credito.
L’intervento dell’Unione europea rischia però di penalizzare i consumatori, benché Bruxelles abbia affermato che in realtà sia stato necessario intervenire sull’Interchange Fee al fine di garantire maggiore trasparenza e potere decisionale per il compratore stesso.
Ma cos’è l’Interchange Fee? Questa è la commissione che viene pagata a chi ha emesso la carta ed è parte di un altro costo, chiamato Mercant Service Change. Quest’ultima commissione sarà quella che il commerciante pagherà alla banca detta Acquirer, che ha permesso che la transazione avvenisse con carta di pagamento. Questa trasferirà poi il valore della commissione alla banca che ha emesso la carta, l’Issuer, al netto dei costi. A fronte di un pagamento, Issuer e Acquirer si scambiano il valore delle Commissioni Interbancarie.
C’è da sottolineare che il processo legato alle Commissioni Interbancarie non è semplice, ma è riassumibile attraverso uno schema in cui si prevedono quattro diversi attori, ovvero banca emittente (Issuer) e consumatore, banca acquirente (Acquirer)e commerciante. Il sistema cosiddetto a quattro parti comprende Visa, Mastercard e PagoBancomat.
Esiste anche il sistema a tre parti, ed è quello con American Express e Diners. In quest’ultimo sistema, chi ha emesso la carta e chi si è occupato della convenzione con il commerciante sono lo stesso istituto.
Le commissioni altro non sono che lo strumento con cui la banca acquirente paga la banca emittente la carta per il servizio offerto. Infatti, è indubbio che la carta permetta al consumatore di acquistare con più facilità, senza dover ogni volta prelevare o portare con sé i contanti.
Il venditore però deve sopportare il pagamento della commissione per ogni volta che viene effettuato un acquisto, in quanto vale come remunerazione all’Issuer, che ha nella commissione interbancaria un’importante fonte di copertura di costi e ricavo.
Con il regolamento viene posto un tetto che agevolerebbe gli Acquirer. I venditori guadagnerebbero di più, ma le banche emittenti vedrebbero sfumare il ricavo garantito dalle Commissioni Interbancarie. In tale situazione, cercherebbero di colmare la perdita apponendo costi fissi o innalzando i tassi di interesse ai clienti. Questi ultimi sarebbero quelli che più risentirebbero dell’Intervento sulle Commissioni.
C’è però un aspetto che potrebbe saltare all’occhio. Infatti, se il venditore guadagnasse dal tetto alle commissioni, risulterebbe un possibile ribasso dei prezzi finali. È però difficile immaginare che, soprattutto nel breve periodo, il risparmio degli esercenti possa portare a un abbassamento dei prezzi. Questa sarebbe la volontà del legislatore, che immaginiamo non sia la stessa del venditore. In poche parole, una politica pubblica che vorrebbe ottenere un risultato reale potrebbe essere smentita da quelli tra i suoi effetti che non si vedranno nell’immediato.
Il precedente statunitense offre un esempio.
Europe Economics, con un intervento a fine 2014, prospettava cosa sarebbe accaduto in caso di regolazione delle commissioni interbancarie. Secondo tali analisi, in Italia le banche emittenti avrebbero perso circa 494 milioni di euro, che avrebbero recuperato gravando sui propri clienti con costi maggiori e servizi inferiori. Per gli esercenti invece ci sarebbe stato un risparmio di 454 milioni.
Negli Stati Uniti, in seguito all’emendamento Durbin, che avvenne sulla stessa linea dell’attuale intervento europeo, si verificò una perdita di ricavi pari a una cifra annua variabile che va dai 6,6 agli 8 miliardi di dollari. Anche in questo caso, le banche si sono rifatte delle perdite aumentando i costi di gestione e tagliando i servizi al cliente. Nel concreto, sono stati incrementati i costi legati al prelievo dallo sportello e all’emissione di nuova carta a seguito di smarrimento.
Il tetto alle commissioni rischia quindi di riversarsi negativamente sulle spalle dei clienti e ancora una volta potremmo assistere al verificarsi di effetti che si sarebbero potuti prevedere, se solo il legislatore sapesse guardare al di là del proprio naso.

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1 Response

  1. FR Roberto

    Confermo per esperienza diretta la potenziale inefficacia di tali provvedimenti. Molto spesso le banche quando si vedono costrette a modificare profili commissionali in seguito a disposizioni normative (favorevoli ai clienti), riescono ad inventarsi stratagemmi che sono conformi alle nuove regole, ma ottengono il risultato contrario rispetto a quello sperato da chi scrive le regole: maggiori ricavi per le banche dovuti a maggiori costi per i clienti.

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