19
Mag
2016

“La Terra è un paradiso. L’inferno è non accorgersene” (Jorge Luis Borges)

L‘isola di Budelli è un paradiso. L’inferno è stato non accorgersene da parte dell’ente parco della Maddalena. Il paradiso di Budelli, infatti, venne distrutto dalle masse irresponsabili di vacanzieri e dai loro barconi, del tutto fuori controllo, che per avere un po’ della sabbia rosa che la ricopre, un sacchetto oggi, un sacchetto domani, l’hanno deturpata, in concorso con un’altra sciagura, quella, appunto, dell’amministrazioni pubblica che ne ha provocato il degrado per inerzia ed insipienza. La Spiaggia Rosa, immortalata da Michelangelo Antonioni nel film “Deserto Rosso”, è stata, così, chiusa per anni. Lo scandalo Budelli scoppia infatti negli anni ’90: l’ente parco ed i soggetti pubblici preposti al controllo non riuscirono ed evitare lo scempio. L’unico rimedio trovato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena è stato chiuderla alla balneazione, al transito e all’ancoraggio delle imbarcazioni in un intricarsi di dissidi tra autorità e risorse sprecate inutilmente. Per fortuna, mentre gli enti pubblici dormono e litigano la natura si autorigenera e la sabbia rosa anche, così dopo vent’anni Budelli viene riaperta. Ma il problema della gestione permane. Fallisce la società proprietaria dell’isola. Si fa avanti, allora, un ricco magnate e naturalista neozelandese, Michael Harte, un signore che compra pezzi di meraviglie terrestri in giro per il mondo e le preserva, facendole fruire e godere dalle persone. Harte compra Budelli per 3 milioni di euro ed è solo allora che lo stesso ente parco che l’aveva abbandonata al suo degrado e chiusa al mondo, nel solco della migliore tradizione benecomunista, decide di esercitare il diritto di prelazione, con denari stanziati apposta, in barba alla legge di stabilità, dal governo Letta. Naturalmente seguono fuochi e fiamme di ricorsi fino al Consiglio di Stato. E proprio il Consiglio di Stato dà ragione ad Harte: “L’isola di Budelli è di proprietà privata da epoca precedente all’istituzione del parco della Maddalena (..) L’appartenenza alla proprietà privata ha comunque sempre comportato l’applicazione delle norme che nel tempo hanno preservato i valori ambientali e paesaggistici dell’isola e che rimangono in vigore nella loro interezza indipendentemente dall’esercizio della prelazione da parte dell’Ente parco, dato che la tutela prescinde dalla titolarità della proprietà e dal relativo regime, pubblico o privato che sia (..). A ciò va aggiunto, come conferma della non conflittualità del regime privatistico della proprietà con la tutela del pubblico interesse, l’insieme degli impegni, ribaditi anche in occasione dell’odierna udienza, assunti dal ricorrente il cittadino neozelandese Michael Harte per la protezione dell’isola, impegni il cui elenco è contenuto negli atti di causa e che prevedono anche la costituzione della fondazione onlus La Maddalena Osservatorio della Vita Marina, il cui atto costitutivo e il cui statuto, in bozza, sono depositati in causa e che vede nel comitato di indirizzo il presidente del parco marino, il sindaco della Maddalena, i rappresentanti del Fai e di Legambiente e, nel comitato scientifico, docenti universitari di biologia marina ed esperti dell’Enea (Agenzia Centro Ricerche ambiente marino della Spezia)”. Il Consiglio di Stato lamenta poi il fatto assai grave che nel frattempo il Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena non aveva nemmeno adottato il piano previsto dalla legge quadro sulle aree protette. E allora bravo, bravissimo Mr. Harte che vuole comprare e tutelare Budelli per il suo ed il nostro piacere. Eravamo così orgogliosi che la virtù privata avesse vinto sui vizi pubblici. Invece no. Harte, sfiancato, ha poi ritirato l’offerta. Oggi l’isola di Budelli passa ufficialmente e definitivamente nel patrimonio pubblico dell’ente Parco della Maddalena. Lo ha stabilito il giudice delle esecuzioni competente, chiudendo la procedura dell’asta giudiziaria che gravava sul paradiso rosa. Così Budelli dal progetto da sogno nelle mani private, cadrà nell’incubo della mano pubblica.

 

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