4
Mag
2016

Thumbtack: un’azienda per il mercato

Pochi giorni fa ho avuto un problema con le carrucole dello stendino di casa. Essendo io piuttosto impedito, ho pensato di chiamare qualcuno a risolvere il problema. Sarebbe stato molto utile avere a disposizione un sito come quello di Thumbtack, un’azienda con sede a San Francisco. Ma purtroppo in Italia non l’abbiamo.

L’attività principale di Thumbtack consiste in una piattaforma che collega domanda e offerta per tutti quei “servizi locali” che non sono medicina o servizi legali: giardinieri, meccanici, idraulici, pasticceri, insegnanti di pianoforte, imbianchini, fotografi, e chi più ne ha più ne metta.

Oltre a collegare domanda e offerta, Thumbtack si occupa anche di incrociare le informazioni in modo tale da mostrare all’utente quei servizi a cui potrebbe essere interessato, sulla base delle decisioni di spesa passate e delle visite sul sito di altri servizi. Ai fornitori (giardinieri, meccanici, idraulici, insegnanti di pianoforte ecc.) offrono servizi su misura di vario tipo, dalla calendarizzazione degli appuntamenti al marketing.

In sostanza, Thumbtack da un lato si fa carico di alcuni costi di gestione dei fornitori (la calendarizzazione né è un esempio) e, dall’altro, soprattutto, riduce gran parte dei cosiddetti costi di transazione, facilitando di molto l’incontro tra domanda e offerta.

I costi di transazione, insiti in ogni tipo di attività economica (per esempio quei costi, in termini di tempo e denaro, per organizzare e definire un accordo, costi di ricerca di informazioni riguardanti il mercato ed i suoi agenti, costi per far rispettare gli accordi e i contratti una volta che questi siano stati stipulati), sono analizzati e spiegati da Ronald Coase, premio Nobel per l’economia nel 1991, nel suo classico The Nature of the Firm, la cui traduzione è inclusa nel libro dell’Istituto Bruno Leoni Tra Stato e Mercato a cura di Pulitini (IBL sta per pubblicare una raccolta di 15 saggi di Coase – Sull’economia e gli economisti – in cui vengono prese in esame le teorie di alcuni economisti, tra cui Smith, Marshall e Stigler, mostrando tra l’altro i loro contributi specifici per chi disegna politiche pubbliche). In The Nature of the Firm egli si propone di colmare una discrepanza osservata nelle assunzioni degli economisti riguardo l’allocazione delle risorse e gli strumenti di coordinamento; talvolta lo strumento principale viene assunto essere il meccanismo dei prezzi, altre volte si assume che gli imprenditori siano i principali “mezzi” di coordinamento, ma non si spiega quali sono le condizioni a determinare l’una o l’altra scelta. Coase spiega che se non esistessero i costi di transazione, semplificando ed estremizzando, ciascuno lavorerebbe per conto suo ad una parte dei beni o dei servizi finali e alla fine scambierebbe la propria merce con il mercato. Dal momento che tali costi esistono, talvolta interviene l’imprenditore, e quindi l’impresa, a internalizzarli in modo tale che il processo di allocazione delle risorse ne risulti più efficiente.

E’ difficile credere che per una famiglia sia una scelta efficiente internalizzare i costi di transazione per tutti i servizi offerti da Thumbtack. O almeno è difficile crederlo per la stragrande maggioranza delle famiglie. Ciò significherebbe avere alle proprie dipendenze un giardiniere, un meccanico, un idraulico, un insegnante di pianoforte ecc. Thumbtack ha creato un prodotto tale per cui dal lato della domanda non è necessario assumere nessuno per limitare al minimo i costi di transazione mentre dal lato dell’offerta non ci si deve far carico di molte attività (come la pubblicità) necessarie a portare avanti nel migliore dei modi il proprio core business.

Non accadrà domani, ma l’ipotesi è quella di un mercato nel quale domanda e offerta si incontrano senza bisogno che internalizzino tutta una serie di costi, e se ne fanno carico semplicemente corrispondendo un prezzo a una terza parte. L’innovazione tecnologica e l’inventiva imprenditoriale, in questo come in altri casi (si pensi alla sharing economy o alle app tramite cui oggi prenotiamo alberghi, ristoranti, viaggi), stanno riducendo molto i costi di transazione indirizzandoci verso un mondo in cui l’assunzione degli economisti secondo cui il meccanismo dei prezzi è il principale strumento di coordinamento sarà sempre più utile a spiegare la realtà. Stati permettendo, ça va sans dire.

@paolobelardinel

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3 Responses

  1. ALESSIO DI MICHELE

    Comincio dall’ ultima frase: “Stati permettendo, ça va sans dire.” E’ interessante vedere come il complottismo sia, ahimé, attecchito dove meno lo si sarebbe potuto aspettare: tra i liberisti, nel senso più ampio del termine. Qua per i servizi alle famiglie, altrove per l’ apertura alla concorrenza nella finanza, nelle professioni liberali, nel trasporto urbano, nelle farmacie, ecc. ecc., c’ è sempre uno stato cattivo che coarta le spontanee forze del mercato, laddove masse di inventivi ed alacri nanetti si ingegnano notte e dì per semplificare l’ attività di impresa, ma il pubblico (stato, regione, comune, ordini professionali, …) bloccano tutto per immortalare il proprio orticello di potere e prebende. Una domanda mi sorge spontanea: MA DOVE VIVETE ? E’ verissimo che lo stato cattivo blah blah, MA RISPONDE AD UN BISOGNO INTIMO DELLE GRANDI MASSE ITALIANE, NON SEMPRE ESPRESSO, DI STARE SOTTO TUTELA E DI NON DECIDERE. Bisogna fare i conti con la realtà: questo popolo NON vuole essere libero, NON vuole prendersi responsabilità; di sicuro a piazza Venezia il 10/6/1940 non c’ eravamo né il sig. Belardinelli né io, ma la massa compatta che arrivava a via della Pilotta ed ai Mercati di Traiano sì, e questa tragedia non si può tralasciare, non si può fare complottismo del potere statale cattivo che…, delle follie keynesiste che…., delle regolamentazioni protezionistiche che….., quando le masse aspettano
    l’ ennesimo pifferaio di Hamelin e si rannicchiano sotto le coperte al suo caldo abbraccio: tutto vero, tutto giusto, tutto parziale, un po’ complottistico. E sul complottismo non possiamo certo competere con la scuola genovese.

  2. FR Roberto

    Come prima considerazione direi che tutto sommato Belardinelli potrebbe applicare positivamente il proprio ingegno alla risoluzione del problema carrucola da solo.
    A parte questo trovo il modello Thumbtack fantastico, e non mi dilungo ad elencarne gli aspetti positivi, che superano di gran lunga quelli negativi.
    Temo che per arrivare ad avere un modello di successo analogo in Italia la strada sia ancora lunga per 2 motivi.
    1) nonostante il grande successo di smartphone e tablet, ad una buona fetta di popolazione, quando si tratta di passare dal ludico/virtuale al reale, la tecnologia fa paura; a puro titolo di esempio, faccio presente che ad oggi esistono persone, anche giovani, che ancora non utilizzano bancomat e/o carte di credito per il terrore di combinare non so quale disastro o per il terrore di farsi fregare (purtroppo non posso fornire dati con valenza statistica, ma mi baso su indicazioni che mi vengono concretamente fornite da operatori del settore);
    2) l’economia italiana, anche quella spiccia, è ancora un’economia relazionale: c’è l’abitudine di rivolgersi agli amici o agli amici degli amici, nella speranza/illusione di trovare persone brave ed oneste.

  3. Gianfranco

    Purtroppo i due signori qui sopra hanno centrato il problema.
    Da una parte c’e’ la diffidenza nei confronti del prossimo, dall’altra una splendida ignoranza.
    E no, non servono dati statistici per accorgersi che ai caselli autostradali le code piu’ lunghe sono quelle del pagamento in contanti.
    L’ultimo tassello mancante a quanto detto gia’ benissimo e’ che se nel thumbtack italiano trovassi un imbroglione e gli facessi causa, rischierei di rivedere il mio danno risarcito in 130 anni, sempre assumendo di vincere la causa e di pagare pure le spese giudiziare in caso contrario.
    Il problema culturale italiano e’ ancora quello di una cultura contadina, isolata fino ai giorni dell’Euro, che stenta a progredire.
    Mentre il mondo anglosassone mette al centro la liberta’ dell’individuo, da noi c’e’ ancora la paura della grandine. Per cui abbiamo bisogno di un qualcosa superiore che la prevenga (processiamo i sismologi) oppure che ci salvi qualora fosse inevitabile.
    Bel paese si’, questo. 🙂

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