Siringhe: elogio delle differenze

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Mercoledì 20 gennaio, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è svolto il convegno “Acquisti trasparenti: la PA semplifica e spende meglio” in cui è stato presentato il lancio del progetto di aggregazione degli acquisti da parte della pubblica amministrazione. Si partirà dalla sanità, in particolare da 14 aree merceologiche riguardanti il comparto sanitario, tra cui le famose siringhe, i cui prodotti saranno acquistati da 33 centrali d’acquisto (21 centri regionali, 9 città metropolitane, 2 province e la Consip) che andranno a sostituire le vecchie 35 mila.

Il simbolo utilizzato dalle principali testate nazionali per accogliere l’intervento con favore più o meno esplicito è stato quello delle siringhe. È noto infatti che il loro costo varia da regione a regione fino al 300%. Con il nuovo sistema la Consip si occuperà di indire la gara pubblica e stipulare con i vincitori una convenzione per la fornitura delle siringhe (e dei beni e servizi delle altre 14 aree) ai prezzi offerti in gara, che diventeranno vincolanti anche per gli acquisti fuori Consip.

Senza dubbio è paradossale che ci siano differenze così eclatanti nei costi degli stessi beni, per di più tecnologicamente non complessi e quindi poco differenziabili. Il paradosso tuttavia è presto spiegato considerando che siamo all’interno della pubblica amministrazione, ovvero all’interno di un perimetro in cui alle organizzazioni, diversamente da quelle private, non è richiesto di essere efficienti per sopravvivere. Sopravvivono le organizzazioni più efficienti allo stesso modo di quelle meno efficienti. La soluzione che viene proposta è quella di fissare un unico prezzo uguale per tutti, dando per scontato che questo tenderà ad avvicinarsi a quello pagato fino a oggi nelle regioni, diciamo così, virtuose.

Ammettiamo pure che ciò accada; ammettiamo che in un primo momento il prezzo unitario medio scenda. Potremo ritenerci per questo soddisfatti dal nuovo sistema? Risponderei di no, per tre motivi.

In primo luogo, sul fronte della trasparenza si perderebbe un’importante fonte di informazione su chi è efficiente e chi non lo è, dal momento che non avremo più la possibilità di confrontare alcunché.

In secondo luogo, il tentativo di omologare coercitivamente specifici aspetti (i prezzi) di realtà che sono molto diverse tra loro non può essere privo di conseguenze (negative). Il prezzo di un bene è il risultato delle interazioni dei diversi attori coinvolti nella sua produzione e nel suo consumo. Prezzi diversi, anche per beni come le siringhe, di solito indicano condizioni diverse che possono riguardare tanti aspetti come la quantità, i tempi di pagamento, le consegne di emergenza e altro ancora. Se tali condizioni continueranno a essere le stesse, omologare il prezzo significherà far pagare di più a chi potrebbe pagare di meno ed eliminare un ulteriore incentivo a essere efficienti. Producendo in questo modo omologazione, certo, ma nel lungo periodo verso il basso.

Naturalmente non è ragionevole che all’interno del nostro sistema sanitario continuino a persistere differenze così marcate da regione a regione. Questo è vero per i costi delle siringhe, per tutti i costi in generale e anche per la qualità delle prestazioni. Più che omologare i prezzi però, sarebbe bene creare gli incentivi affinché ogni sistema trovi il modo più efficace ed efficiente nella fornitura dei servizi sanitari. Affidarsi ad un’unica centrale di acquisto, di fornitura o di controllo, sarebbe una soluzione accettabile se questa si trovasse nella condizione di onniscienza. Sfortunatamente anche solo avvicinarsi a tale condizione è impossibile, a maggior ragione in un sistema complesso come quello sanitario. Non sappiamo tutto del perché emergono le differenze che emergono, e sappiamo poco più di niente di quelle che potrebbero emergere in futuro. Per questo, piuttosto che uniformare, a ogni livello, il modo di procedere più saggio sembrerebbe quello di premiare chi si differenzia nel migliore dei modi.

@paolobelardinel

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