20
Gen
2016

Se la multinazionale siamo noi

Il braccio di ferro tra Uber e i taxi che negli ultimi anni ha interessato tutto il vecchio continente e non solo si è giocato sostanzialmente su due fronti: l’obbligo delle auto a noleggio con conducente (le berline nere autorizzate a svolgere servizio di NCC) di tornare alla rimessa dopo ogni servizio prestato e il divieto imposto a UberPop, il servizio che permette a chiunque di mettere a disposizione la propria auto, “improvvisandosi” autista senza alcuna licenza o autorizzazione. Curiosamente, ma forse nemmeno troppo, quest’ultima vicenda – molto più della prima – ha riempito le pagine dei giornali e animato discussioni e malumori di autisti e clienti. Come mai? Probabilmente, anche perché nel primo caso le “vittime” della regolazione sono una multinazionale e i suoi dipendenti, per quanto legittime le loro istanze possano essere; nel secondo, a rimetterci siamo, almeno potenzialmente, noi e i nostri amici e parenti che usino la loro auto per “sfruttare” la multinazionale e così arrotondare o sbarcare il lunario. Nel caso di UberPop, il divieto riguarda sì Uber, ma anche la possibilità di usare la nostra auto come e quando desideriamo, e quindi potenzialmente tutti noi.

Ora è la volta di Airbnb, il servizio che permette di affittare la propria casa (o parte di essa), per periodi anche brevissimi di tempo. E che, in questo modo, sta facendo concorrenza al settore alberghiero, suscitando l’immancabile reazione della politica per difendere gli operatori tradizionali dalla distruzione creativa della sharing economy. Peccato che, questa volta, dietro la distruzione creativa ci siano, ad oggi, più di 150.000 persone che hanno deciso di affittare una stanza nel loro appartamento o la loro casa al mare. Se si considera che, secondo le stime, più di una famiglia su dieci in Italia ha una seconda casa, allora si capisce quanto estesa e rilevante possa essere la posizione degli stakeholders di qualsiasi norma che intenda difendere il settore alberghiero dalla concorrenza di Airbnb.

Questa battaglia, in realtà, è già cominciata. Lo scorso agosto, la Regione Lazio ha riformato la normativa sulle strutture ricettive extralberghiere, stabilendo che, “nei periodi di minor flusso turistico e in considerazione del numero complessivo di posti letto offerto dalle strutture alberghiere ed extralberghiere insistenti in zone urbane ad alta concentrazione di strutture ricettive”, i Comuni possano “stabilire, durante l’anno solare, specifici periodi di chiusura, non superiori a due nell’arco dell’anno, limitatamente alle strutture che svolgono attività ricreativa in forma non imprenditoriale”, oltre a quelli già previsti da regolamenti precedenti (art. 3, comma 1, Regolamento n. 8/2015). In altre parole, chi affitta la propria casa su Airbnb o gestisce un B&B in forma non imprenditoriale (secondo parametri relativi al numero di posti letto e al periodo di inattività, definiti dall’art. 9 del medesimo Regolamento n. 8/2015) sarà obbligato a chiudere non solo, rispettivamente, per 100 e per 90/120 giorni l’anno, nel periodo stabilito da ogni singolo Comune, ma anche in ulteriori “periodi specifici di chiusura” determinati dal Comune stesso.

Non solo: la Regione è anche intervenuta sui requisiti strutturali che devono essere garantiti dagli affittuari: per dare un’idea del suo grado di incisività, basti dire che la misura impone – ad esempio – di cambiare la biancheria del bagno agli ospiti ogni giorno, di avere in casa una “sala destinata alla somministrazione di alimenti e bevande” di almeno 14 metri quadri, di avere almeno una lampada da comodino, uno specchio, un armadio a due ante, un cestino e una piantina della città a disposizione, oltre che di installare un “sanitario water-bidet provvisto di doccetta limitrofa” in bagno nel caso in cui, per problemi di spazio, “non sia possibile la posa in opera separatamente del water con il bidet” (Allegato 1, Regolamento n. 8/2015).

Tutto ciò può sembrare – e in effetti è – grottesco. Perché mai non potrei affittare la mia casa, se il mio salotto misura meno di 14 metri quadri? E perché mai non dovrei poterla affittare per 100 giorni l’anno? Qual è la ratio di simili previsioni? La risposta è semplice: si tratta di provvedimenti che, sia pure in misura spesso attenuata, hanno sempre riguardato ostelli, B&B e altre strutture che – per loro natura e modalità di gestione – sono assimilabili agli alberghi. Ma che, al contrario, suonano ridicoli se applicati alla nostra casa al mare, all’appartamento ereditato in attesa di essere venduto o alla stanza di un figlio che è andato a studiare all’estero: cioè a tutti quei casi in cui, più che un business, Airbnb è un’opportunità di non sprecare risorse, condividendole con chi ne ha bisogno.

Dopo qualche mese dall’emanazione del regolamento, l’Autorità Garante della Concorrenza ha pubblicato un parere in cui sostiene che la previsione di periodi di chiusura obbligatoria così estesi comporterebbe “una ingiustificata restrizione dell’offerta […] a danno delle dinamiche concorrenziali nel settore e dei consumatori”, peraltro “proprio nel momento di massima affluenza prevista in occasione dell’avvio del Giubileo della Misericordia” (Bollettino n. 47 del 28.12.2015). Come nel caso di Uber, la politica non ha saputo resistere alla tentazione di regolamentare un fenomeno così nuovo e complesso in categorie vecchie, che con questo fenomeno hanno ben poco a che fare. E, ancora una volta, è stata l’Antitrust a dover intervenire nel difficile equilibrio tra la sharing economy e la sua regolamentazione. Dopo aver ricevuto il parere dell’AGCM, la Regione Lazio ha fatto sapere di ritenere legittimo il proprio operato, perché – fra l’altro – le case-vacanza e i B&B gestiti in forma non imprenditoriale non sono “imprese turistiche” e, di conseguenza, “neppure soggetti di mercato sottoposti ai principi concorrenziali”. Come dire: che cosa siano non l’abbiamo ancora capito, ma nel frattempo no pasaran.

Twitter: @glmannheimer

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10 Responses

  1. Marco

    La tua auto la puoi usare quando e come ti pare anche senza uber. Se vuoi ricavarci un profitto usandola come un taxi devi munirti di Una licenza e aprire Una posizione fiscale/previdenziale come tutto gli operatori del settore in tutta Europa (e oltre). In caso contrario e’ chiaro che le vittime della deregolamentazione (taxi e ncc) siano un poco incazzati. Cmq e’ sempre possible risarcire taxi e ncc del valore delle licenze e accompagnare tutti con robusto prepensionamento. Dopo Questa operazione di elementare giustizia puoi “sfruttare la multinazionale” (sic!)come credi.Punto.

  2. FR Roberto

    Le innovazioni saranno sempre ostacolate da chi non riesce a tenere il passo. In tutte le situazioni bisognerebbe tutelare l’interesse maggioritario.

  3. Bobcar

    Trovo tutta la discussione surreale. La tecnologia avanza, contrastarla è folle. Allo stesso tempo, chi utilizza le nuove tecnologie, deve pur sempre farlo nel rispetto della legge. mi spiegate cosa c’è da discutere?

  4. Gondo

    Come giustamente notato da Mannheimer l’errore è della politica che interviene in modo improprio con categorie vecchie su fenomeni di sharing nuovi senza definire adeguatamente sulla base del buon senso i fenomeni stessi. Guardiamo anche all’estero prima di legiferare in modo assurdo!

  5. Anonimo

    In un paese che ha un ingente patrimonio edilizio inutilizzato, un’assenza di politiche turistiche degne di una nazione ricca di bellezze naturali e culturali come l’Italia, colpevolizzare, se non addirittura colpire con l’arma della burocrazia, un fenomeno innovativo (e pertanto interessante) come il successo del turismo extralberghiero, sancito dalla libera scelta sul mercato dell’utente ospite (anche grazie al giudizio sul servizio espresso dagli altri fruitori attraverso le recensioni pubbliche), dimostra ancora una volta come ciò che blocca lo sviluppo economico in Italia non sia la cosidetta crisi economica (comodo alibi per le negligenze) ma l’anacronistica difesa corporativa di pseudoinprenditori che, invece di comprendere i cambiamenti negli stili di consumo, vorrebbero vivere di rendita piuttosto che di profitto. Il tutto a braccetto con un’amministrazione pubblica ottusa e ignorante della società che pretenderebbe di governare che si muove solo a difesa di qualche potere forti. Oggi il mercato non esprime una generica e banale richiesta di una camera, ma una domanda di ospitalità. Spesso i costi di un B&B o di una casa vacanza sono più alti della camera d’albergo, ma anche i servizi sono di maggiore qualità. La preferenza verso l’extralberghiero, anche quando i costi sono più alti, dimostra che ciò che si cerca va oltre una impersonale e standard camera d’albergo. C’è una domanda di “territorio” e di vivere i “luoghi” del soggiorno attraverso l’architettura autentica della struttura ed i prodotti tipici locali della colazione, che che indica una nuova prospettiva di offerta turistica per il Belpaese. Nei paesini in via di spopolamento, dove si chiudono le scuole, gli uffici postali, gli ultimi rimasti a presidiare il territorio sono i B&B e le case vacanza.

  6. A questo punto occorre vietare la coltivazione delle patate per non fare concorrenza ai produttori di rape e cavoli, vietare la costruzione di ponti per non fare concorrenza ai barcaioli e così via….
    Ma non solo. AirBiìnB è un modo per permettere a gente con pochi soldi, magari signore anziane in case diventate troppo grandi, di integrare le magre pensioni. Mia nonna (che oggi avrebbe 120 anni se fosse viva!) era vedova ed è riuscita a “tirare avanti” anche affittando posti letto-tavola-lavando-stirando a studenti fuori sede. Queste normative rendono i poveri più poveri, perchè tagliano opportunità. Come socialdemocratico sono per Uber e AirBnB

  7. DDPP

    La conservazione dei privilegi è una storia (atteggiamento umano) che si ripete….
    Ricordiamocu delle gilde medioevali, delle arti mercantili del rinascimento, dei secoli del mercantilismo sovranista in Europa?
    …e secoli dopom ci siamo scordati dei luddisti in Inghilterra? Che volevano distruggere le macchine che “portavano via il lavoro” agli operai?
    Venendo all’Italia e a tempi più vicini: gli ordini professionali (tutti utili?), le barriere al commercio, le farmacie, i giornalai, i taxisti…
    Ciascuno di noi lotta per mantenere i vantaggi (privilegi) conquistati o ereditati.
    Il mio punto di vista, derivante dalla tecnologia dell’informazione, è che la (nuova) realtà spazzerà tutto via per rimpiazzarlo con altro.
    In quanto tempo? Ah Saperlo!
    Ducunt volentem fata, nolentem trahunt

  8. Gianluca G.

    Ah, essere contrari ad Uber ma pro-Air-BNB. Quanto e’ facile essere liberisti con gli interessi degli altri!

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