25
Ott
2015

Governo-magistrati: 3 punti su cui i liberali perdono sempre

Ieri il ministro della giustizia Orlando ha risposto alle cannonate dei magistrati con un ramoscello d’ulivo, riconoscendo all’ANM un ruolo insostituibile di interlocuzione istituzionale. In altri tempi, si sarebbe detto che il suo è stato un discorso da perfetto democristiano. Mentre quello straordinario galantuomo che è Sabino Cassese, prima ancora che grande giurista ed ex giudice costituzionale, ha colto il punto centrale dello scontro tra magistratura e governo, riproposto in questi giorni al congresso dell’ANM con tanti saluti alle centinaia di magistrati che non sono iscritti a correnti e che non si riconoscono in polemiche di parte.

Al centro di tutto c’è uno dei nodi ancora non sciolti dei 12 punti di riforma della giustizia che il governo Renzi annunciò appena entrato in carica, nella primavera 2014. Ed è la riforma del Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati da anni piegato agli accordi di ferro tra correnti della magistratura, che determinano come nei vecchi governi di pentapartito le nomine ai vertici degli uffici giudiziari, e salvano dalle azioni disciplinari gli amici di questo e di quello. Il CSM tenta di autoriformarsi prima che arrivi a farlo il governo, che tale riforma ha promesso, ma le sue proposte sono “timide e coporative”, scrive Cassese. Ha mille volte ragione.

Prima di arrivare al punto, ricordiamo per sommi capi quel che il governo ha fatto sulla giustizia. Su molti punti, scontando un’opposizione aperta dell’ANM. In effetti, il governo ha ragione, dal suo punto di vista, nel dire che non ha fatto poco. Dal 29 agosto 2014, quando fu varato il testo della riforma, ha ottenuto l’obbligatorietà del processo civile telematico (ma ancor oggi in molti tribunali si procede per atti cartacei), la riforma sempre nel civile delle procedure concorsuali delle imprese, il decreto sull’arretrato civile e su nuove forme di degiurisdinalizzazione, l’approvazione del ddl sull’antiterrorismo e i foreign fighters, di quello sull’anticorruzione con l’istituzione dell’ANAC e la modifica delle pene dei relativi reati, la riorganizzazione del ministero col dimezzamento delle direzioni generali, l’avvio delle notifiche penali informatizzate, il bando per reclutare altre duemila persone per l’ordinamento giudiziario e 340 magistrati.

Nel civile il contenzioso è sceso sotto i 5 milioni di cause, è raddoppiata la definizione entro l’anno delle cause alle sezioni specializzate del tribunale delle imprese. Su corruzione e criminalità, il governo ha visto approvate dal parlamento le sue proposte sull’introduzione del reato di autoriciclaggio, e sugli ecoreati. Le nuove norme sull’esecuzione della pena hanno ottenuto di far abbassare il sovraffollamento delle carceri dal 137% al 110% dei posti in organico.

Gli scontri più incandescenti con l’ANM sono avvenuti sulla riforma della responsabilità civile dei magistrati, che ha abolito di fatto solo il filtro del giudizio di ammissibilità da parte dei tribunali, e che comunque la magistratura associata ha considerato come un attentato alla propria libertà di giudizio. Un altro scontro al calor bianco sulla nuova disciplina del falso in bilancio, anch’essa approvata abolendo i precedenti tetti che la depenelizzavano, ma di cui comunque i magistrati hanno lamentato l’eccessiva rilassatezza. E infine scontro all’arma bianca sull’intervento ordinamentale in materia di ferie dei magistrati, per portarle da 30 a 45 giorni: una misura approvata ma che comunque i magistrati hanno trovato nella prassi il modo di aggirare, come abbiamo documentato in precedenza.

E’ ancora pendente l’esame del ddl di riforma del processo penale, e i magistrati sparano sulla revisione della disciplina delle intercettazioni, di cui discute il parlamento. Altra trincea di scontro sulla riforma delle prescrizioni, all’esame del Senato dopo 11 mesi impiegati dalla Camera per approvarne il testo. Anche in questo caso, malgrado l’aumento della metà dei termini per i reati di corruzione – il cui processo potrà durare fino a 12 anni, dodici! – e malgrado nuove ipotesi di sospensione dei termini per condanna non definitiva di primo o di secondo grado (per i quali la sospensione è pari rispettivamente a 2 anni ed 1 anno), nonostante la sospensione dei termini per le rogatorie all’estero, o in caso di ricusazione del legale da parte dell’imputato, la magistratura grida comunque che la riforma è fatta per non punire i delinquenti.

E infine la riforma del CSM, con le proposte avanzate dall’organo stesso e bocciate giustamente ieri da Cassese. A difesa del fatto che oggi un magistrato possa essere sindaco o presidente di Regione ed esercitare la funzione giurisdizionale in altra circoscrizione – se non lo sapevate, secondo le nostre leggi è del tutto possibile! –  o sia libero di farlo in aspettativa, per poi tornare magistrato.

E’ evidente che, per una mosca bianca liberale, per chi crede per esempio che la prescrizione serva a difendere il cittadino e il suo diritto a un celere processo e non lo Stato con le sue lentezze bizantine, in Italia viviamo oggi una doppia maledizione. Prima Berlusconi, con le sue leggi ad personam, ha dato man forte alla magistratura che ha identificato polemicamente tout court il garantismo con la difesa dai processi invece che nei processi, operata da Berlusconi premier. Poi, con la sinistra al governo, la riforma della giustizia finisce per occuparsi di tutto, ma – per non incorrere in scomuniche – non dei punti nodali e della sostanza vera dell’anomalia italiana.

Che è fatta di tre cose, inutile girarci intorno.

Primo: I magistrati che fanno politica non dovrebbero poter tornare magistrati, ma esser sospesi dai ruoli per poi, finita la carriera politica, esercitare al massimo il ruolo dell’avvocatura dello Stato (personalmente: sarei perché la scelta della politica inibisca qualunque rientro).

Secondo: le intercettazioni, di tutti i tipi, come sostiene il procuratore Carlo Nordio non dovrebbero aver valore di prova ma solo costituire elemento essenziale per elementi da provare fattualmente e circostanzialmente con indagini successive e nel fascicolo del processo, e in quanto tali dunque non dovrebbero costituire elemento probatorio né essere allegate ai fascicoli processuali.

Terzo: il CSM non dovrebbe poter procedere a nomine e carriere e sanzioni disciplinari con maggioranze costituite dai togati per correnti, e dunque andrebbe riformato per sezioni competenti per materia, in modo da evitare maggioranze come quelle che da decenni confondono l’autonomia della magistratura con l’attuazione ferrea degli accordi tra correnti.

Queste tre cose non ci sono, all’orizzonte. Non è neanche possibile parlarne. Figuriamoci poi della separazione delle carriere, tra magistratura inquirente e giudicante. Mentre gli Emiliano e i de Magistris e i Sabella dominano le cronache politiche, e i Sabelli – il presidente dell’ANM – agli occhi di molti – finiscono pe impersonare tutte le virtù di una giustizia che in realtà piegano a istanze corporative.

 

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5 Responses

  1. adriano

    Ma che bravo questo governo che ha fatto tanto per la giustizia,come per l’economia.Ma che cattivo quel Berlusconi con le leggi “ad personam”.L’unica riforma da fare ,se si vuole cambiare,è l’elezione dei magistrati con scadenza analoga alle politiche.Ogni cinque anni i cittadini scelgono confermando o rimuovendo e chi non ha fatto bene cambia mestiere.Altro che riforma del CSM.Il problema delle intercettazioni è la loro divulgazione.Devono essere coperte da segreto istruttorio non pubblicate sui giornali.Tutti gli altri problemi con l’elezione dei giudici si risolve da sè ma non si farà mai e quindi fra cinquanta anni chi ci sarà commenterà lo stesso articolo lamentando gli stessi problemi.

  2. francesco taddei

    i magistrati dovrebbero fare solo il processo. leggi e loro interpretazioni neanche a parlarne. ed essere giudicati per i loro errori o ritardi o rinvii per assenze.

  3. salvo

    Partiamo dall’inizio e analizziamo con calma la situazione.Renzi trova un debito pubblico enorme,un paese allo sbando con un Silvio braccato e svileggiato dai capi di Stato europei.Una coalizione di ecntrodestra a brandelli che si dimette e appoggia Monti. I 5 stelle che col 25 % hanno paura di governare con Bersani. Decide di lanciarsi nella grande avventura e approfittare dello sbandamento degli altri per le riforme STORICHE. Però, anziché cercare alleati potenti e rispettabili come la Magistratura e i Sindacati ,spiazza tutti e ghettizza gli alleati storici della Sinistra. E adesso è l’ora della resa dei conti.

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