16
Ott
2015

Moltiplicatorao Keynesiao

Lo scorso 21 maggio Joao Ferreira, europarlamentare portoghese del Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea, presentò un’interrogazione scritta alla Commissione europea, che recitava più o meno così:

Aumentare il valore commerciale del pesce è un fattore chiave per risolvere il problema persistente del basso reddito nel settore della pesca.

In Portogallo, alcune delle specie pescate più di frequente non hanno nessun valore dal punto di vista commerciale, anche se sono una preziosa fonte di nutrimento. In altri casi, il loro valore commerciale è talmente basso che il prezzo di vendita non copre nemmeno i costi necessari a pescarli. È così, ad esempio, per specie come i sugarelli e i sugarelli blu, tra gli altri.

L’ultima riforma della politica comune della pesca (PCP) non ha creato le condizioni necessarie per una soluzione a questo problema cronico. Al contrario, avendo indebolito i meccanismi di intervento sul mercato da parte dell’Unione Europea, la situazione sta peggiorando.

Pertanto, chiediamo alla Commissione di farci sapere quanto segue:

– Quali strumenti sono disponibili nell’ambito della PCP e altri programmi per sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti che potrebbe aumentare il valore aggiunto di specie che hanno nessun o un bassissimo valore commerciale?

– Quali strumenti potrebbero contribuire ad aumentare il valore commerciale di queste specie (ad esempio campagne tra i consumatori)?

Chi di voi non è al quindicesimo bicchiere di Porto starà pensando dall’inizio dell’interrogazione una sola cosa: perché continuano a perdere tempo pescando quei pesci che nessuno desidera acquistare? Sarebbe come se domani io mi mettessi a raccogliere fili d’erba al parco e, non riuscendo a venderli, mi rivolgessi al Parlamento europeo per chiedere come aumentare il valore dei fili d’erba. Ebbene: la Commissione ha trovato il tempo di rispondere.

Ma questo è nulla. Martedì, il Parlamento europeo ha approvato il budget dell’Ue per il 2016. Il voto finale è arrivato dopo una sessione di voto sugli emendamenti presentati dagli europarlamentari sul testo predisposto dalla Commissione. Avete capito bene: tra quegli emendamenti, ce n’era uno, a firma del nostro Ferreira, che chiedeva di stanziare due milioni di Euro per un progetto di ricerca su – letteralmente – “come aumentare il valore del pesce senza valore”. Risultato: il Parlamento europeo ha approvato l’emendamento.

Raccoglitori di fili d’erba, fatevi forza: se vi è andata male con la legge di Stabilità e il reddito di cittadinanza è ancora una prospettiva lontana, potere sempre sperare nel Parlamento europeo. Il dibattito su come aiutare i più bisognosi – se regalando loro il pesce o insegnando loro a pescare – ha da oggi un nuovo capitolo: facendo pescare loro pesce che non vuole nessuno, a spese dei contribuenti. Ah, l’austerity!

Twitter: @glmannheimer

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11 Responses

  1. Roberto

    Per dare valore ad un tipo di pesce (altamente nutritivo sembra) snobbato dai consumatori, si possono sempre fare delle campagne pubblicitarie, per spiegare la qualità di quel tipo di pesce. Un po’ come facemmo noi ai tempi del “pesce azzurro”.
    Magari non servirà a niente, ma non ci vedo niente di ridicolo.
    Riguardo a questo mantra dei contribuenti, c’è da dire che chi rischia la pelle per andare a pescare, in alto mare, è un contribuente pure lui.
    Lei grande intellettuale , spieghi come aiutare i più bisognosi, e magari, lasci, per un po’, la scrivania e vada a verificare di persona, così capirà che il Mondo va come vuole andare e non certo come vorreste voi liberisti. Utopia liberista è perniciosa come tutte le utopie, e cade, come le altre, nell’ottusità e quindi nel fanatismo.
    Con distinta stima.

  2. Giacomo Lev Mannheimer

    Caro Roberto, la questione è se tocchi alla Commissione Europea o a quei pescatori investire, se lo vogliono, due milioni di Euro in pubblicità. Perché viceversa io potrei dirLe che anche i fili d’erba, gli insetti, le foglie o i mozziconi di sigaretta possono tornare senz’altro utili a qualcuno, ma non per questo credo che la collettività debba finanziarmi per pubblicizzarne la potenziale utilità. Un’idea per aiutare i più bisognosi, ad esempio, sarebbe utilizzare quei due milioni (e molte, molte altre marchette elettorali) per detassare le fasce di reddito più basse. Le ricordo, infine, che lasciare che il mondo vada “come vuole andare” è proprio quello che “noi liberisti” auspichiamo da sempre, al contrario di chi, a Bruxelles come a Roma, è convinto che il valore delle cose non lo decidano le preferenze delle persone (cioè il mondo che va “come vuole andare”), ma loro stessi, coi soldi degli altri.

  3. Roberto

    Risposta assolutamente insufficiente. La collettività ha il dovere di finanziare quelle iniziative che possono portare un vantaggio alla collettività stessa. Voi liberisti che avete avuto “mano libera” nel 19° secolo in Inghilterra (e quindi non siete il futuro ma un tragico passato) continuate a proporre il giochetto degli utili ai privati e dei debiti alla collettività. Il sogno americano ha iniziato il suo declino proprio con l’era Reagan.Una vera nemesi non trova? Allargamento della forbice tra ricchi e poveri e Darwinismo sociale sono e rimangono il punto debole del liberismo selvaggio. Keynes è facilmente criticabile perchè le sue teorie sono state applicate e con successo, negli USA degli anni 30. Non fuffa astratta come Friedman e suoi colleghi liberisti. Combattere il marxismo col liberismo è come spengere un incendio con la benzina.
    Cordialmente.

  4. Anonimo

    La stessa logica porta a costringere abbonati a sky tv a dover, con un’ignobile atto di prepotenza , finanziare forzosamente quel vergognoso baraccone pubblico politico clientelare che è la RAI.
    Non è che se posso scegliere , e quelli che lavorano in RAI si trovano a spasso, qualche genio mi accusa di Darvinismo sociale, a me (artigiano) se le cose vanno male mi danno del fallito e mi posso pure impiccare e non frega un’ILVA a nessuno mentre se mi vanno bene sono un sicuro bastardo evasore fiscale che “RUBA” il frutto del proprio lavoro a questo bellissimo stato che ha avuto la necesssità di multare il proprio popolo se si azzarda a dire paese di merda.
    Benvenuti nel mio mondo che tra breve sarà di tutti voi perchè il mercato e la matematica non fanno sconti e keynes è morto da tanti anni .

  5. Marco O.

    Ah come ha ragione Roberto! Come non ricordare la massa di umanità che per decenni cercava di fuggire dall’inferno liberista occidentale in cerca di condizioni di vita migliori nei paradisi comunisti!

    Ah no aspetta… Era il contrario…

  6. Roberto

    Cosa c’entra la fuga nei ..paradisi comunisti, lo sa solo lei! 🙂 L’Occidente è stato per decenni liberale ma non liberista. Se lei confonde Keynes o le socialdemocrazie scandinave con gli USA di Reagan, significa che conosce ben poco l’evoluzione del capitalismo oppure che è un liberista con la coda di paglia! Cordialmente.

  7. renato

    La collettivita’! giusto ieri mi interrogavo sui suoi bisogni urgenti, piu’ pane o biciclette, viaggi premio o cappotti di flanella? non le dico caro Roberto il disappunto nello scoprire la mancanza assoluta di un recapito utile alla bisogna, un email, un cellulare neanche una casella postale! sarebbe cosi gentile di venirmi in aiuto?

  8. Alex

    @Roberto: Buonasera, anche lei immagino che non abbia mai letto nessuno scritto di Fredric Bastiat e che le sia oscuro il significato di “quello che si vede e quello che che non si vede”. La censura della scuola italiana ha fatto un’ altra vittima…

    Saluti

  9. Alexrampazzo

    @Roberto, Lei stà confondendo il liberismo con una specie di anarchia sociale, il liberismo è invece lasciar andare il mercato dove desidera, pur restando all’interno di un sistema di regole prestabilite. Nessuno mette in dubbio che un sistema di regole debba esistere, ma dovrebbero essere poche, comprensibili e soprattutto non cambiare continuamente (anche se chiaramente, al mondo, nulla può essere considerato immutabile).
    Parafrasando, liberismo è il poter portare fuori il cane all’ora che si vuole, non la licenza di spargere le sue cacche in giro.

  10. Giorgio

    Caro Roberto, se il declino americano è iniziato nell’era Reagan significa che quella di Friedman non era “fuffa astratta”, dato che è stata applicata almeno da quel periodo in avanti, non crede? Che poi sia come dice lei, è tutto da dimostrare. Non mi pare che negli anni settanta gli USA se la passassero tanto bene. Mai sentito parlare di stagflazione? Saluti.

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