27
Set
2015

Milton Friedman e Franco Modigliani sarebbero d’accordo: meno tasse ai giovani

Mentre il ministro Padoan onestamente ammette di nutrire preoccupazioni per le conseguenze che la truffa Volskwagen potrebbe esercitare anche sull’economia italiana, rispetto all’ottimismo inveirò eccessivo a cui è ispirato il DEF su crescita nominale e fattori esogeni, continua ogni giorno il confronto sulle misure in preparazione per la legge di stabilità.

Per le imprese, tra le novità positive degli ultimi giorni si annuncia un potenziamento degli incentivi sull’edilizia, e una correzione del pasticcio fatto l’anno scorso e mal rimediato sul regime dei mimimi per le nuove partite IVA. Ottime cose. Due settimane fa abbiamo scritto come, per il resto, fare una scelta secca potenziando gli incentivi per ricerca e innovazione e cambiando il regime degli ammortamenti dovrebbe rappresentare una priorità: sono misure che hanno il vantaggio di far crescere il PIL potenziale incoraggiando gli investimenti, oggi ancora “piatti” tranne che nell’auto e poco altro. Com’è chiaro, le imprese non riavranno certo la decontribuzione di 8mila euro per ogni nuovo contratto non aggiuntivo di cui hanno beneficiato nel 2014: ed è un bene.

Ma per quanto riguarda il fisco sui redditi delle persone? Anche qui occorre un discorso analogo. Anche se il governo rinvia al 2017-2018 scelte di sistema su questo versante, ciò malgrado sarebbe necessario lanciare subito dei segnali precisi. Scegliendo priorità, indicandole da subito.

Si possono avere pochi dubbi: la prospettiva generale è diminuire gli effetti impropri dell’ eccessiva progressività che il nostro sistema ha finito per accumulare ne tempo. Non solo per la tagliola rappresentata dallo scatto dell’aliquota al 38% alla soglia dei 28mila euro lordi, ma per il fatto che, attraverso il perverso gioco delle detrazioni familiari attualmente esistenti – che infliggono un devastante declino alla demografia italiana – finiscono per pagare un’aliquota reale superiore al 40% anche coloro che di aliquota legale dovrebbero pagare il 23 o il 27% , se hanno due figli e un solo reddito in famiglia.

Ma se questo è l’obiettivo finale di un intervento serio e organico su aliquote e detrazioni, in realtà le priorità da identificare subito si chiamano “donne” e “giovani”. Non i prepensionamenti nella fascia 57-62 anni, a cui invece si dedica quotidianamente l’arroventato dibattito tra governo e parti agguerrite della sua maggioranza.

Perché priorità alle donne? Perché ancora nel 2014 in Italia l’85% delle dimissioni volontarie dal lavoro da parte di dipendenti con figli ha riguardato loro: le donne. L’onere della tutela parentale e familiare resta a schiacciante maggioranza a carico loro, nell’organizzazione del lavoro e nella mentalità italiana. In un paese dove l’ISTAT certifica che lo Stato riesce a coprire solol’11,8% della domanda di servizi all’infanzia. Diamo allora subito un segnale su questo: la parte della delega al Jobs Act relativa alla conciliazione famiglia-lavoro delle donne è rimasta purtroppo inattuata. Introduciamo subito un significativo  credito d’imposta per il congedo parentale: è pazzesco non averlo, in un paese che totalizza 161 miliardi di mancato gettito attraverso centinaia di detrazioni a questa e quella lobby e nicchia economica.

Più in generale, occorre rivedere profondamente l’imposizione fiscale e contributiva sui giovani. Lanciamo allora un sasso nello stagno. In un’Italia dove anche la ripresa occupazionale avviatasi riguarda solo gli over 50 e dopo due generazioni di giovani precari, è tempo che il fisco ritorni a una fondamentale acquisizione del ‘900. Stiamo parlando della teoria del ciclo vitale del risparmio e dei consumi, che si deve a quel geniale economista teorico e applicato che era Franco Modigliani, e che gli valse il Nobel nel 1985.

Che cosa ci ha insegnato, la teoria del ciclo vitale? Essenzialmente, tre cose. Che il risparmio cresce quando si lavora e si dispone di un reddito, per calare durante il pensionamento. Che i consumi crescono meno della crescita del reddito, se c’è un calo delle tasse avvertito come non permanente, perché si risparmia più che consumare aspettando nuove tasse. E infine che il tasso di risparmio è tanto più elevato quanto maggiore il tasso di crescita totale di lungo periodo, e tende ad annullarsi se non si cresce. Sono tra le poche acquisizioni dell’economia pienamente condivise anche tra scuole diverse: su queste idee di Modigliani era perfettamente d’accordo anche Milton Friedman, con la sua teoria del reddito permanente.

I giovani in Italia oggi mediamente hanno o zero o pochissimo reddito, e tardano moltissimo a iniziare una regolare vita contributiva. Abbiamo cambiato le regole del lavoro, con il Jobs Act. Ma non quelle relative al fisco. Serve una svolta radicale: immaginare aliquote reali, attraverso detrazioni e deduzioni ad hoc, inversamente proporzionali all’anzianità contributiva dei giovani. Chi ha meno anni di lavoro, a parità di reddito deve pagare meno imposte e contributi di chi ha vita contributiva più alta. Nell’arco di tempo lavorativo, le detrazioni scenderebbero progressivamente, fino ad annullarsi e a prevedere un aggravamento a fine vita lavorativa. Realizzando, nel corso dell’intera vita lavorativa di ciascuno, una perfetta equivalenza attuariale di quanto si contribuirebbe a fisco, previdenza e sanità senza l’agevolazione ai giovani che invece oggi serve.

E’ una scelta radicale di prospettiva, quella di un fisco amico per giovani, donne famiglie. Che fin d’ora si può imboccare, come primo passo per una revisione generale delle aliquote (e della spesa, come ha insegnato Modigliani..)

 

 

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7 Responses

  1. Francesco_P

    Molto interessante, ma … finché non si risolvono i problemi di fondo della bulimia e dell’invadenza del sistema pubblico, non serve favorire l’inserimento dei giovani nel lavoro.
    Fare politiche che favoriscono l’imprenditoria e il lavoro dipendente giovanili in un sistema come il nostro non produce frutti. E’ come sperare di coltivare l’asfalto solo perché si è rotta la superficie con la zappa. La più parte dei semi marcisce, la parte migliore viene mangiata dagli uccelli.

  2. ALESSIO DI MICHELE

    Keynes (già il pc da solo me lo sottolinea in rosso: onore all’ HP) è tornato, ed ha preso possesso del corpo di Giannino. Tutelare le donne perché l’ onere dei figli, blah blah blah. Se le donne sono le sole ad accudire i figli piccoli (falso, ma vabbé) se la risolvano con i mariti/padri, perché dovrebbero mangiarsi una fetta delle mie tasse ? Allora pretendo che l’ Erario mi sovvenzioni le ostriche, che mi piacciono tanto, ma sono care. Fa ridere, ma quale differenza c’ é tra godersi le ostriche e godersi i figli ? Hai voluto le ostriche/riprodurti ? Sii conseguente, e rompi il porcellino, ma per di più “lo Stato riesce a coprire solo l’11,8% della domanda di servizi all’infanzia”: esattamente l’ 11,8% di troppo; gli asili nido et similia dovrebbero essere forniti A PAGAMENTO dai privati, per altri privati che avrebbero il denaro anche per pagarsi tali servizi grazie ad una nuova tassazione non da rapina; gl’ indigenti SOLO (indigenti veri, non quelli che evadono e così hanno sconti sulla mensa del figlio che va in giro a 7 anni col giacchetto di Cavalli) a carico dell’ Erario. Previdenza ? Mi aspettavo che un liberista auspicasse la piena libertà di farsi/non farsi la previdenza PRIVATA, che in subordine volesse una cosa all’ inglese (restituzione dei contributi se non hai i versamenti minimi) od alla tedesca (libertà per gli autonomi di non versare contributi) od all’ americana (il pubblico ti garantisce 1.600 calorie giornaliere E BASTA, e costa in proporzione), ma circa 80 anni di INPS hanno piegato molti, evidentemente. Vado a comprare un paletto di frassino ed un proiettile d’ argento, dovesse capitarmi a tiro Giannino.

  3. Bobcar

    Caro dott. Di Michele, lei scrive tante di quelle corbellerie, è proprio comico! comunque provo a risponderle seriamente: il motivo per cui è opportuno incentivare la produzione di figli, e non il consumo di ostriche, è che i figli crescono e diventano lavoratori, che poi pagheranno la pensione, la sanità, l’assistenza etc della generazione precedente (anche di chi figli non ha avuto, e mi pare più che giusto che contribuisca dunque agli oneri derivanti invece dall’essersi riprodotti). Tra l’altro il bello è che di fatto questo accadrebbe anche in un sistema pensionistico totalmente privatizzato, dove comunque il valore reale della propria pensione accumulata e degli altri servizi di cui si ha bisogno in vecchiaia dipenderebbe dalla capacità produttiva della generazione successiva alla propria. Quanto a al discorso delle 1600 calorie, è davvero troppo buffo giuro che mi sto ancora sbellicando dalle risate, ma mi potrebbe fornire una fonte?

  4. ALESSIO DI MICHELE

    Produzione di figli: sta scherzando, vero ? Più figli, più reddito ?? I figli crescono e diventano lavoratori: no, consumano come disgraziati e poi diventano disoccupati. Pagheranno la pensione anche degli antenati non riprodottisi e che quindi dovrebbero pagare ecc. ecc.: l’ onere di essersi riprodotti lo dovrebbe pagare qualcun altro ? Lasci perdere: lei difende chi vuole vivere e soddisfare dei piaceri facendoseli pagare dagli altri: lecito, ma si qualifichi da solo per quello che è: difensore di parassitismo. Il valore reale della pensione dipenderebbe blah blah: magari dipenderebbe dai lavoratori di sistemi più efficienti, perché non è detto che la capitalizzazione e l’ erogazione debbano basarsi su assets italiani: la prego, si freni,non ci proponga l’ investimento per le pensioni in paesi dove le donne fanno magari 12 figli l’ una, anche se così sarebbe coerente con la sua pochezza accusatoria. Sulle 1600 calorie era semplicemente per farle capire che è solo il minimo vitale, se poi sono 1500 ma con 65 grammi di proteine o con qualunque altra ipotesi, sempre una minima base sono. Se vuole smetterla di sbellicarsi, perché se no quello che esce fuori lo riversa sulla tastiera, basta che si faccia rileggere quello che ha scritto. E si faccia spiegare il concetto di neutralità fiscale.

  5. guido

    Difendo oscar,
    È incredibile come il problema demografico venga sottovalutato…
    Quanto spendiamo per i pensionati rispetto ai contributi versati? Quanto per PRODURRE nuove generazioni? Qui c’è il male dell’occidente non solo dell’Italia.

  6. Gianfranco

    Bah. Siamo in un’era molto tecnologica.
    In pratica ora servono due categorie, se non possono vivere di rendita: super tecnici, super puzzoni. Cio’ che c’e’ in mezzo serve veramente a pochissimo.
    Dato che puzzone non vuole esserlo nessuno, meglio super tecnici. I giovani sono senza lavoro perche’ sono addestrati da super tecnici e poi troverebbero solo lavoro da puzzoni (call center) perche’ in realta’ di posti ce ne sono pochi. Non tanto perche’ le aziende non assumono.
    Quello che un manager aveva bisogno 30 anni fa era una serie di scagnozzi che raccogliessero dati.
    Oggi, coi sistemi, clicca e sa in tempo reale tutto. Da quanto ha fatturato a quanto e’ affilata la lama dell’affettatrice di prosciutto (esempi presi dalla realta’).
    Sopravvive la nicchia statalista, ostica a qualunque progresso tecnologico per ovvi motivi. A che cosa serve un ufficio postale, nel 2015, qualcuno me lo deve spiegare.
    Quindi morale: c’e’ troppa gente, ed e’ giusto evitare di fare figli che non potrebbero sopravvivere. Benissimo l’immigrazione, che importa puzzoni a centinaia di migliaia.
    Quanto alla tassazione, il problema e’ ineludibile. Non tassare i giovani, visto che lo stato si rifiuta di risparmiare anche solo un fottuto euro, significa tassare qualcun altro. Quindi se non dissanguiamo i ventenni, dissangueremmo i sessantenni.
    Massi’, tassiamoli al 2%. La differenza la mettiamo in bolletta telefonica. Cosi’ poi litighiamo sulle accise della corrente elettrica. E il giro ricomincia.
    🙂
    Ciao
    Gianfranco.

  7. Bobcar

    Di Michele, lei è sempre più comico, non siamo in un sistema a capitalizzazione, bensì a ripartizione, e ogni generazione paga le pensioni di quella precedente! siccome crescere i figli ha un costo, e siccome questi figli saranno coloro che pagheranno la pensione di tutta la generazione precedente, è giusto che l’onere sia ripartito almeno in parte fra chi non ha avuto figli: se così non fosse, questo sì, sarebbe parassitismo! In un sistema a capitalizzazione certamente lei potrebbe investire su asset esteri, ma questo ripropone comunque a livello internazionale lo stesso principio: il valore reale della sua pensione dipenderebbe dalla capacità produttiva della generazione successiva!

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