La burocrate e le lavandaie—di Uliva Foà

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Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Uliva Foà.

Me la immagino la funzionaria della provincia che ha riesumato dal Medio Evo, l’inverosimile balzello. Dopo il sacrificio di una vita sprecata, fra noia e scartoffie, a fare un lavoro il cui scopo è procurarsi abbastanza gettito fiscale da garantirsi uno stipendio, viene gettata via, senza un minimo di riconoscenza, senza una festa con i colleghi, un orologio da far vedere ai nipotini. Fra pochi giorni diventerà una qualsiasi, fra i tanti dipendenti della Regione. Tutto da rifare, in un ambiente nuovo, in cerca, da capo, dei contatti “giusti”.

Ma la competenza di una vita, le fa intravedere il modo di lasciare un segno, complice la confusione amministrativa che regna sovrana. Da una catasta di polverosi tomi salta fuori l’occasione giusta.

Ma cominciamo dall’inizio: un anno fa…

Lavatoi

Nel pacioso paese toscano di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, alcuni fortunati proprietari hanno il giardinetto che dà su un fosso, anticamente navigabile, all’ombra di platani frondosi. Tutto molto idilliaco. Innocentemente, ignari di cosa potrebbe abbattersi su di loro, hanno conservato, prendendosene cura e tenendoli puliti, alcuni lavatoi del 1700. Invece di spianarli per metterci la graniglia, o una statuetta dell’animale preferito, trovandoli bellini, li hanno manutenuti.

La nostra indomita servitrice dello stato, intuisce grandiose possibilità, e scatena i vigili, che fotografano l’innegabile esistenza dei lavatoi. Appurata l’esistenza del futuro contendere, manda ai proprietari l’ingiunzione per il pagamento degli ultimi 10 anni della Tassa sull’Utilizzo dei Lavatoi. Non 5 anni, perché siamo in un conclamato, ed evidente, caso di indebito guadagno. Poco importa che nelle foto dei solerti vigili, allegate all’ingiunzione, si veda il lavatoio, ma non se ne deduca alcun utilizzo. Infatti le sangiulianesi sono furbissime e lavano i panni di notte per non farsi scoprire, ma si sa, di questi tempi, le finanze dei vigili non permettono foto ad infrarossi.

Purtroppo per la solerte funzionaria, la nuova giunta comunale, appena eletta, si oppone ferocemente ed ottiene la promessa, (scritta) dal Presidente della Provincia, che questo ridicolo balzello, verrà abolito. Ma il presidente, avuta la pagina sul giornale in cui garantiva il ripristino della ragione e del buon senso, essendo comprensibilmente dedito a trovarsi un posto meno precario, se ne dimentica, e non dà seguito alle promesse.

Ma, come ben sanno avvoltoi e poiane, bisogna avere pazienza: l’indomita funzionaria, sventato il primo tentativo di acciuffare la preda, non si distrae. Ed ecco, nella calda fine estate del 2015, ripiombare l’ingiunzione, che comprende anche l’ultimo anno con tanto di mora per il ritardato pagamento. Non volendosi negare nulla, ce n’è anche per l’ombra che un terrazzino proietta sul prezioso fosso. E la trovata geniale: il tempo per opporsi è brevissimo, perché fra pochi giorni qualunque guazzabuglio della provincia, finisce nel calderone delle regioni.

Ma come non comprendere il grido di dolore della funzionaria, un’intera vita sprecata in un lavoro inutile, con la consapevolezza di essere solo lo strumento atto a giustificare l’esistenza (ed il foraggiamento) di una nebulosa di gradi di poteri sovrapposti, intersecati, attorcigliati, in perenne conflitto di competenza, o almeno quel tanto che basta per assicurarsi lo scaricabarile.

La Guerra dei Lavatoi è cominciata. Nessuno, tranne qualche avvocato, ci guadagnerà nulla, ed innumerevoli energie che potrebbero essere ben spese per produrre, generare idee, inventare qualcosa, servire a qualcuno, verranno investite nello studio di codici e codicilli, dal Medio Evo, allo Statuto Albertino, passando per la modifica del Titolo V, alla riforma Delrio, che vedranno coinvolti cittadini qualsiasi, Comune, Provincia, Regione, Soprintendenza dei Beni Culturali, Consorzio Fiumi e Fossi, che forse avrebbero di meglio e di più urgente da fare.

La vendetta è consumata: ora toccherà ad altre decine di persone sopportare quello che, la povera e misconosciuta funzionaria, ha patito in innumerevoli anni di oscura e ignorata fatica, dedita al “sacro senso dello stato”, mettendo a tacere quella parte innata dell’animo, che un senso, nelle cose che fa, lo vorrebbe trovare. Ora toccherà anche a loro soffrire quello che ha sofferto lei.

Come non comprenderla.

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