LeoniBlog Profughi: la Germania non aveva capito, ora è lei a dire che i profughi son troppi - LeoniBlog
14
Set
2015

Profughi: la Germania non aveva capito, ora è lei a dire che i profughi son troppi

Le ultime convulse giornate sul fronte europeo dei profughi offrono una lezione chiara. Non è un fenomeno gestibile con le svolte unilaterali germaniche. E Berlino infatti è stata costretta alla retromarcia, annunciando controlli alle frontiere e blocco dei flussi. Troppi profughi, dice Berlino. Che punta il dito contro Bruxelles. Tanto che il presidente della Commissione Europea Juncker ha dovuto subito, allarmato, chiamare la Merkel. Ma il punto è un altro. Di colpe europee, indifferenze e ritardi nel comprendere il fenomeno e adottare misure e mezzi adeguate, l’Italia ne sa qualcosa da anni. Ma è evidente che Berlino ha potentemente sottovalutato quello che sarebbe stata l’inevitabile conseguenza immediata, all’annuncio della svolta unilaterale tedesca pro profughi.

Alla luce di quanto sta accadendo, oggi al Consiglio Europeo dei ministri dell’Interno la partita non è quella di recepire la ripartizione nazionale dei 120mila profughi aggiuntivi ai primi 32 mila decisi a fine giugno. Ma di verificare immediatamente la disponibilità a una decisione nuova e diversa. Senza un accordo su di una struttura comune e concordata, volta ad affrontare il fenomeno nella sua intera complessità, dalle frontiere esterne europee per i paesi che le hanno come l’Italia, per poi assicurare flussi ordinati attraverso i paesi europei di transito fino a quelli destinatari, non risulta semplicemente possibile gestire ordinatamente un flusso di queste proporzioni: un milione di persone verso la sola Germania, ha detto il vicepremier tedesco Gabriel stamane.

Nel breve volgere di due settimane dall’annuncio unilaterale tedesco, la Germania si è trovata con l’esplosione di un grande problema a Oriente – non solo con l’Ungheria ma con tutti e quattro i paesi del blocco di Visegrad –, al Nord con la Danimarca, e a Sud con l’Austria. Sono state disposte interruzioni del traffico ferroviario con diversi paesi confinanti. Presidenti dei Laender tedeschi hanno dichiarato, come in Renania-Palatinato, di non essere in grado di affrontare i flussi. Inoltre, ministri federali tedeschi hanno fatto altri pesanti annunci unilaterali. A cominciare dal ministro dell’Interno de Maiziere, che ha dichiarato la necessità di “zone d’attesa” per i migranti in Italia, Grecia e Ungheria, quasi come se l’Italia non se ne sobbarcasse l’onere crescente da anni. Francamente, de Maziere poteva risparmiarsi le parole che ha aggiunto, ammonendo gli altri paesi europei a “non approfittare” della disponibilità tedesca. Più comprensione va riservata al ministro dei Trasporti Dobrindt, perché ha testualmente parlato di “fallimento completo della Ue nel proteggere i suoi confini esterni”: cioè, appunto, e innanzitutto, quelli dell’Italia e della Grecia, visto che la Germania non ha frontiere esterne europee.

Molti media europei ieri, di fronte alla degenerazione in scontri di piazza delle manifestazioni inizialmente pro profughi ad Amburgo e Brema, affermavano che la cancelliera Merkel a questo punto si gioca una partita decisiva. Se dovesse tornare indietro e smentirsi, se la Germania in due settimane dovesse dichiarare di non farcela dopo che per anni paesi come l’Italia hanno dovuto gestire l’emergenza commettendo certo molti errori, ma senza mai ottenere il pieno sostegno europeo che serviva, ebbene le conseguenze negative non sarebbero solo per la popolarità interna della Merkel in Germania. Sarebbe un disastro complessivo, che lascerebbe Italia e Grecia ancor più esposte.

Scrivemmo l’indomani stesso della svolta unilaterale tedesca, che essa avrebbe comportato problemi enormi aggiuntivi sia per i paesi di sbarco come l’Italia, sia per quelli di transito. Aggiungemmo di sperare che una svolta di tale portata fosse stata soppesata con cura, e cioè che preludesse alla piena commisurazione di un progetto comune di gestione del fenomeno, e di risorse adeguate. I fatti di questi ultimi giorni dicono con grande chiarezza che non è stato così. Ora è il momento perché i tanti entusiasmi che si sono sprecati cedano il posto a valutazioni fredde e serie. Un’Europa che ha un Fondo speciale per i disastri naturali – il FSUE, creato guarda caso quando la germania nel 2002 fu alluvionata – ma non adotta uno strumento analogo per i disastri umanitari, non è degna delle ambizioni che dichiara. Se il paese economicamente leader di questa Europa  dichiara da un giorno all’altro di esser pronto ad accogliere per anni a venire oltre 500mila profughi l’anno non avendo frontiere esterne europee, non può credere che arrivino in Germania paracadutati sul suo territorio.

Per tutte queste ragioni, l’appello è ad evitare ora un nuovo rimbalzo di responsabilità verso l’Italia. O i leader europei adottano un progetto davvero comune per gestire il fenomeno dovunque in Europa, oppure tra veti nazionali contrapposti e frontiere interne all’Europa chiuse il bilancio da trarre sarà molto amaro. Nell’imperfezione oggettiva in tanti anni delle sue politiche di accoglienza, l’Italia non ha mai esposto l’Europa al danno molto grave che rischiamo nei prossimi giorni e settimane. Le aree di attesa per i profughi servono in Libia, in Egitto, in Tunisia, ma alle richieste italiane sinora non è venuta neanche l’autorizzazione alla terza fase di EurNavFormed, in modo da poterla far intervenire nelle acque libiche e non solo internazionali. Che in queste ore decisive la saggezza aiuti dunque i politici tedeschi. Altrimenti non solo l’esodo non cesserà. Ma, politicamente nei diversi paesi europei sarà il miglior regalo fatto a tutti coloro che cavalcano nazionalismi e razzismi: in molti paesi – va detto, a questo punto – con toni molto più oltranzisti che a casa nostra.

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11 Responses

  1. Marco

    Giannino sbaglia. La “svolta” della Merkel non ha generato problemi aggiuntivi all’Italia, ( il flusso dei migranti non sta passandi di là adesso, passa dai Balcani); casomai sta creado problemi aggiuntivi alla stessa Germania.
    E in secondo luogo è illusorio credere che il flusso si arresterà fino a quando ci sarà la guerra in Siria. Caso mai il flusso cambierà strada e destinazione, ma interesserà sempre l’Europa.
    L’Unica cosa da fare è realizzare gli Stati Uniti d’Europa e governare il flusso a livello continentale e unitario.

  2. francine

    E’ del tutto evidente che i prufughi vadano aiutati primariamente in aree geografiche vicino ai loro territorio di origine.Successivamente, se ci sono paesi disponibili e in grado di fornirgli la necessaria accoglienza, possono essere smistati e indirizzati.Questo puo’ essere fatto solo con una política comune europea che affronti e risolva i seguenti punti:
    -risorse economiche per allestire queste aree di aiuto limítrofe
    -accordi con i paesi di prima frontera alle zone di guerra
    -forte contrasto a coloro che organizzano queste migrazioni incontrollate lucrandoci sopra
    Tutto cio’ andava gia’ fatto da anni.Ora i buoi sono usciti dalla stalla.Non mi riferisco a questi poveretti ma ai problema che non abbiamo voluto affronatre a tempo debito.Ora si puo’ solo cercare di gestire questo enorme caos.Questa Europa iperburocratica,costosa e inefficente da veramente brutta mostra di se.

  3. adriano

    Ma come,ieri “gli antitedeschi per pregiudizio” masticavano ” amaro perchè è la Merkel ad aver svoltato” e ad aver “compiuta una scelta che cambia l’atmosfera in Europa.E lo ha fatto con assoluta fedeltà allo spirito tedesco.Cioè difendendo in maniera rigorosa i propri interessi” ed oggi “la Germania non aveva capito”?Cosa ci sia da capire non si sa.Se non ci si vuole suicidare,altro che crisi demografica,bisogna rientrare nei ranghi dei flussi disponibili e se i flussi disponibili non ci sono,non ci sono.Per tutti,anche per i profughi che certamente vanno aiutati ma nei paesi a loro limitrofi.Se non si parte da questi concetti e si rincorre il papa e il nuovo capo della sinistra inglese,il giorno dopo si va a sbattere contro il muro che non si voleva e a demolire il ponte che credevamo di costruire.

  4. Gianfranco

    Fino a che non ci sara’ un piano, di qualunque tipo, e’ tutto un parlare a vanvera.
    Un piano che dica: stimati X arrivi, tot saranno ospitati qui e la’, tot verranno fatti lavorare li’ e la’, tot saranno rispediti a casa, tot rimarranno in campi profughi…
    Niente. Il niente.
    Chiunque puo’ dire tutto ed il suo contrario perche’, non essendoci niente, non e’ vincolato a niente.
    Cosi’ ci si riduce alla gara tra buonisisti imbecilli e cattivisti imbecilli.
    Che e’ anche un po’ una noia.

  5. Guido

    Personalmente credo che i tedeschi, aprendo le frontiere, abbiano tentato di pareggiare i conti con la loro difficile storia. Sono sincero, la cosa non mi stupisce troppo tuttavia non è certamente il modo di risolvere il problema dei rifugiati.
    Sappiamo tutti che l’Europa è sempre di più un protagonista totalmente assente e che i veti incrociati tra paesi stanno distruggendo le basi dell’Unione. In più oggi più di prima siamo orfani di politica estera: Nè gli stati Né l’unione hanno una politica estera. È palese! Non possiamo non intervenire in Siria! Certo il prezzo non è indifferente…dobbiamo prendere le parti di assad e dei russi, ma abbiamo reali alternative?

  6. Gianfranco

    Scusa, ma come fai a dire “dobbiamo intervenire in Siria” in queste condizioni?
    Dobbiamo a tutti i costi stare fuori da quel conflitto. Non siamo preparati, non abbiamo una strategia e non abbiamo una politica estera comune.
    Paghiamo Putin e stop, caso mai avesse bisogno di aiuto economico.
    Non siamo riusciti a far andare una cazzata come l’euro, figurati se sappiamo fare andare i carri armati…

  7. Francesco_P

    Come volevasi dimostrare, l’Europa va in tilt appena si esce da binari del per-nulla-rispettato rapporto debito / PIL, delle restrizioni sulle produzioni agricole e alcune altre limitazioni al libero mercato.
    Il problema più drammatico è l’incapacità di avere una qualsiasi razionale politica estera ed energetica comune; della prima non si parla perché è tabù, sulla seconda si sproloquia da veri dilettanti.
    Ma avete capito a Bruxelles cosa sta facendo Putin?
    Ma avete capito a Bruxelles che la Russia vuole essere il fornitore unico dell’Europa attraverso il controllo della produzione e del gasdotti, dal Caspio a tutto il Nordafrica?
    Ma avete capito a Bruxelles le conseguenze di mosse azzardate come il sostegno alle primavere arabe, la guerra a Gheddafi e la conseguente anarchia in Libia, l’aver scoperchiato il Vaso di Pandora siriano affidandosi alla Turchia ed ai Paesi del Golfo?
    Ma avete capito a Bruxelles che quella attuale è una vera propria egira diretta da gruppi islamisti che operano come mercanti di schiavi e che corrompono i capi degli scalcinati Paesi sull’altra sponda del Mediterraneo?
    Ma avete capito a Bruxelles che le frontiere non si salvaguardano con stop and go al trattato di Schengen, bensì con una politica estera comune e con l’invio di truppe di frontiera comunitarie?

    Anche i tedeschi sono andati in confusione ed hanno preso lucciole per lanterne. Per forza l’Europa viene considerata un “boccone facile” da chi vuole cambiare gli assetti geostrategici.

  8. Rodolfo

    Egregio Giannino, dopo la sospensione di Shengen e la reintroduzione Dei confini nazionali , l’Europa per unna crisi ha sospeso le proprie leggi. Mentre la “povera” Russia invia truppe per pacificare la Siria, i migranti, dopo essere Stati rifiutati Dai paesi del Golfo , arrivano in Europa. Mentre gli europei continuano a litigare tra di loro, avanza la proposta di un ente per i rifugiati, almeno ditribuiamo un po di posto pubblici. Come dicono gli americani “Europe fix it again”. Le uniche politiche estere europee Hanno portato al peggioramento delle situazioni, vedi Libia. Speriamo ente per le migrazioni risolva qualcosa,ne dubito

  9. Guido

    Rispondo a gianfranco: certo volevo proprio mettere in luca il fatto che non avendo, l’Europa, una politica estera non viene nemmeno considerata l’opzione militare in Siria. Ovviamente con opzione militare intendo il contrario esatto dell’intervento in Libia: l’intervento sarebbe a favore di assad e non contro; in Libia abbiamo deposto gheddafi quando per mantenere l’ordine e la pace avremmo dovuto difenderlo.

    Intervento opposto anche alla famigerata seconda guerra irakena; guerra che ha definitivamente destabilizzato tutto il medio oriente.

    P.s. So benissimo che gheddafi, assad e saddam erano dittatori feroci e ho il volta stomaco al pensiero delle loro azioni verso i propri nemici politici. Ma attualmente abbiamo un nemico molto peggiore.

  10. Piero from Genova

    se non interverrà il non certo innocente zio Sam che lascia all’Isis il compito di combattere in franchising.. allora l’aumento delle probabilità di un breakout dell’Ue indotto dall’esodo dal Sud del Mondo è superiore all’impatto della finta somma dei debiti dei Pigs di cui scrivete tutti i giorni da anni (i debiti bancari in crack al Nord sono molti ma x ora i mercati fan finta di non vedere perchè per ora ancora non conviene)..

  11. Claudio Torino

    Come il solito tutti i pretesti sono buoni per attaccare la Germania dimenticando che da decenni la Germania ospita a casa sua milioni di persone che vengono da moltissimi paesi , Italia per prima , ma basta visitare il quartiere turco di Berlino per rendersene conto . Inoltre quando è crollato il comunismo dai paesi dell’europa orientale – DDR in primis – sono arrivate milioni di persone e la Germania le ha accolte , senza chiedere aiuti a nessuno .
    Noi , terra di milioni di emigrati per un secolo fino a pochi anni fa , non siamo capaci di accogliere centomila persone .

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