8
Set
2015

Tra profughi e migranti, due rischi per l’Italia

Su profughi e migranti può essere, speriamolo davvero, che in Europa sia in corso una vera accelerazione storica, da tardiva presa di consapevolezza. Gli antitedeschi per pregiudizio masticano amaro, perché è la Merkel ad aver svoltato. Il punto ora è cercare di ragionare, senza farsi travolgere dall’entusiasmo. Dopo anni, come Italia, trascorsi a misurare la testarda sottovalutazione altrui di un fenomeno che sembrava colpire solo noi. Domani al parlamento europeo il presidente della Commissione, Juncker, terrà il suo discorso sullo Stato dell’Unione. Si dovrebbero finalmente capire i dettagli delle proposte su cui sta lavorando Bruxelles. Si capirà davvero come funionerebbe il piano di ripartizione comune dei profughi passato da 32mila a 160mila richiedenti asilo. E in che cosa consista l’eventuale opting out a pagamento, per chi rifiuta le quote. Già sapendo che Madrid ieri ha detto no ai 15 mila che gli spetterebbero. Che i paesi centro europei del blocco di Visegrad mantengono le loro obiezioni (e muri). E che i bavaresi della Csu obiettano alla Cdu della Merkel sui 31 mila che spetterebbero alla Germania, in aggiunta alle centinaia di migliaia di siriani che la Germania a questo punto si attende, avendo dichiarato la politica della porta aperta a chi è in fuga da quel paese.

Come italiani, è il caso di fare due riflessioni fuori dai denti. Prima che sia troppo tardi, e cioè che il precipitato europeo assuma la conclusione di regole nuove formalizzate, al posto di quelle di Dublino. C’è un primo aspetto, che riguarda i soggetti destinati al meccanismo delle quote. E ce n’è un secondo, che investe le iniziative che – anch’esse sul tamburo – si annunciano da parte di capitali europee nei confronti di paesi da cui originano i flussi.

La Germania sotto la guida della Merkel ha compiuto una scelta che cambia l’atmosfera in Europa. E lo ha fatto con assoluta fedeltà allo spirito tedesco. Cioè tutelando in maniera rigorosa i propri interessi nazionali economici. Le porte spalancate ai profughi dalla Siria identificano la comunità nazionale – tra tutte quelle impegnate nell’esodo biblico in corso – meglio formata come capitale umano e più dotata di proprie risorse, anche finanziarie. La Siria è stata per decenni una tirannia, ma laica e ben scolarizzata. Di conseguenza non è solo un atto di grande generosità, fronteggiare il declino demografico in presenza della bassa disoccupazione tedesca con centinaia di migliaia di nuovi potenziali lavoratori, dotati di una formazione tra le meno lontane dai nostri standard europei. E’ una mossa economicamente intelligente e vantaggiosa. Si tratta di manodopera pronta a consumi crescenti, e di integrazione assai meno ardua di praticamente tutti gli altri profughi e migranti che si orientano verso l’Europa. Marine Le Pen ha usato un linguaggio becero, parlando di Germania che recluta nuovi schiavi. Ma che il governo tedesco abbia tenuto ben presente anche la propria convenienza economica, è un fatto. I 6 miliardi stanziati avranno un ritorno incomparabilmente superiore negli anni a quelli spesi in altri paesi, alle prese con flussi di ben altro tipo.

Che cosa implica per noi, la decisione tedesca di scegliersi i profughi, e di dare per questo una spallata alle ipocrite norme europee precedenti? Inutile girarci intorno. Se l’Italia non agisce, si profila un rischio evidente. Verranno riallocate verso altri paesi europei alcune decine di migliaia di richiedenti asilo, oggi in Italia. Ma resteremo noi a fronteggiare centinaia di migliaia di migranti economici, non provenienti da Siria o Afghanistan, cioè Stati falliti e in preda a devastanti guerre etnico-religiose, ma da paesi che non ricadono nella categoria che origina lo status di profugo, ma in cui miseria e violenza spingono comunque verso i nostri lidi. Migranti che non appartengono alla bassa e media ex borghesia siriana, ma che nella generalità sono poco scolarizzati, privi di ogni risorsa, di più difficile integrazione. Anche per l’Economist, anche adottando i più estesi criteri di concessione dello status di profughi, oltre la metà degli sbarchi in ITA NON può essere compresa in tale categoria (Nigeria, Gambia, BanglaDesh etc..).

Di fronte a tale rischio, delle due l’una. O l’Italia si impegna perché al tavolo delle nuove norme europee non ci siano solo regole nuove e condivise sul diritto d’asilo ma anche sulla materia dei migranti economici: lasciando aperta la possibilità a chi ne voglia ospitare di più perché crede che le frontiere aperte siano economicamente un bene – ma a pensarlo a in termini così liberal-liberisti siamo in pochissimi, inutile illudersi – ma anche prevedendo l’ipotesi di quote estese anche ai migranti economici, in relazione per esempio al reddito medio pro capite dei diversi paesi, e non più lasciandoli dunque per indifferenza preferenziale a chi ha più frontiere esterne alla Ue e a Schengen, siano esse marittime o terrestri. Oppure, molto semplicemente, è venuto il momento per l’Italia di darsi un criterio sui migranti economici del tutto diverso da quelli delle quote della Bossi-Fini, e cioè “scegliendo” anche noi capitale umano e qualifiche, come da tempo hanno fatto altre grandi nazioni occidentali come l’Australia. Non sono affatto scelte in controtendenza rispetto alla “svolta umanitaria” tedesco-europea. Si tratta di rendere l’integrazione economicamente sostenibile: in un paese come l’Italia, che da una parte ha perso un quarto della produzione industriale e dei suoi investimenti in 7 anni e ha una bassissima partecipazione al mercato del lavoro, e dall’altra ha un rilevante problema demografico, è comunque fisiologico ragionare così.

La seconda considerazione riguarda i tamburi di guerra che Francia e Gran Bretagna hanno improvvisamente preso a suonare sulla Siria. Anche su questo, parliamo chiaro. Anni di indifferenza e idee confuse americane e occidentali sulla tragedia siriana hanno prodotto un genocidio e l’Isis. Ma guardiamoci da un rischio. Cioè che avvenga un bis dell’improvvisazione franco-britannica che condusse alla fine di Gheddafi. Se potenze europee hanno deciso d’impegnarsi sui cieli e sul terreno siriano, auguri. nel senso che c’è da sperare abbiano chiaro in mente “dopo” che Siria costruire. Ma oltre il 90% dei flussi che si scaricano sull’Italia provengono dalla Libia. Abbiamo bisogno che al più presto la Ue si decida a impegnarsi all’ONU per autorizzare la terza fase del dispositivo aero-navale EurNavForMed, cioè per poter colpire scafisti e trafficanti anche nelle acque e sulle coste libiche, e non solo nelle acque internazionali mediterranee. Dobbiamo ottenerlo perché il nostro primo problema si chiama Libia. Non è alternativo alla Siria. Ma se non leviamo una voce forte la nostra ferita resta aperta, e non è affatto detto che in Siria i franco-britannici-americani facciano meglio del disastro al quale hanno spalancato le porte in Libia.

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14 Responses

  1. Anonimo

    Caro Giannino, io credo che se questo paese non si riforma prima, abbattendo drasticamente la spesa pubblica e la tassazione, non ci sarà sviluppo rilevante per accogliere nessuno in maniera sostenibile. Quindi eviterei di mettere il carro davanti ai buoi e aprirei alla migrazione economica in maniera legata alla capacità di assorbimento del mercato, in modo semplice: chi arriva in Italia ha tempo n-mesi per trovare lavoro: dopodiché, se non lo trova deve rientrare e niente sussidi statali. Gli n-mesi possono aumentare se le condizioni economiche del paese lo consentono. Inizierei con non più di sei. Ovviamente, parlo di uno stato serio, che riesce a mantenere i suoi propositi e fai controlli che servono. Quindi, mi illudo: l’unico risultato che vedremo è la creazione di favelas che porteranno al governo il Pogrom prossimo venturo..

  2. FR Roberto

    E’ ora che il buon Renzi batta i pugni sul tavolo, perché se vogliamo davvero parlare di Europa unita non si possono addossare ad alcuni paesi costi che rappresentano spese a fondo perduto (migranti economici non scolarizzati, poco integrabili e poco produttivi), mentre lasciare ad altri costi che rappresentano degli investimenti (migranti scolarizzati, integrabili e produttivi).
    L’Italia deve chiedere aiuto per fronteggiare le migrazioni all’interno del Mediterraneo, e gli altri paesi hanno il dovere di rispondere a questa richiesta di aiuto.
    Non ci vogliono aiutare? Perfetto: organizziamo dei trasferimenti con le navi e gli aerei della Marina Militare Italiana dalla Libia ai confini con Francia, Austria e Slovenia. Questi stati “amici” non ce la faranno mai a fronteggiare decine di migliaia di persone che cercano di entrare nei loro territori ogni giorno. Quando si renderanno conto di essere in una situazione infronteggiabile, arriveranno a più miti consigli.

  3. Francesco_P

    La Merkel si è scavata la fossa e la ha scavata all’Europa perché:
    a) creerà tensioni pericolosissime fra la Germania che si riserva il diritto di scegliere i profughi e gli altri che invece dovranno subire l’invasione dei fondamentalisti e delle bande criminali con relative spese e problemi sociali;
    b) darà spazio alla protesta interna fino a perdere le prossime elezioni;
    c) creerà in Europa la percezione diretta del pericolo fondamentalista perché la maggioranza di quelli che arrivano lo fanno col fine di venire ad imporre la sharia’a da noi o, quanto meno, ad imporre le loro organizzazioni criminali come è avvenuto in Italia nel decennio scorso con gli albanesi, i romeni e i sudamericani.
    Quanto al supposto calo demografico tedesco, la Germania è sovrappopolata al pari delle altre nazioni dell’Europa Occidentale e non è neppure in grado di accogliere fisicamente tutta la massa di migranti interni alla comunità europea desiderosi di vivere in un Paese più ricco.
    Quello che viene annunciato oggi con grande trionfalismo, l’atto di megalomania della Merkel, non è che l’inizio del declino politico della Germania e della EU.
    Contenti loro … tanto all’Italia toccano solo i guai e gli incapaci cronici.

  4. Anonimo

    Non mi convincono affatto le argomentazioni pseudo economiche a favore dell’accoglienza senza se e senza ma, portate avanti dai pasdaran del liberismo. La presenza di masse troppo diverse dalla popolazione originaria non potrà che provocare tensioni che non potranno non portare a costi economici aggiuntivi, che solo la parte più debole dei cittadini sarà chiamata a sopportare. In quanto alla denatalità degli europei, bisogna chiamare in causa anche i difetti della loro organizzazione sociale, di cui sono responsabili anche imprese private, specialmente le grandi. E non mi si venga a parlare del “welfare” aziendale>: questo non esiste più da anni. Ricordo quando, quarant’anni or sono a Torino la Cassa FIAT decise di non pagare più le pensioni INPS ai suoi anziani, e le scaricò sulle banche che, di fronte alla maggior mole di lavoro non ricavarono alcun beneficio, ma solo altri costi. Allargando il discorso, mi pare che i nuovi liberali (in realtà dei radicali che, nell’ottocento, facevano parte a pieno titolo dell’estrema sinistra) siano pesantemente infetti dl marxismo, il che li porta a considerare il tutto in termini economici. E un grande liberale come Sidney Sonnino affermava che chi pensa solo al pane finirà per perdere anche quello.
    Giuseppe Marchisio (liberale di estrema destra)

  5. Rodolfo

    Egregio Giannino, dal punto di vista economico, la popolazione mondiale Sta invecchiando. Alcuni paesi in via di sviluppo, vedi Cina e Bangladesh Hanno gia’ Una popolazione in rapido invecchiamento. La loro situazione e’ peggiore dato che non Hanno ne’ un sistema sociale come nei paesi industrializzati, sia perche’la loro produttivita’ e’ molto bassa, dunque salari e pensioni, se ce ne sono, molto bassi. Chiunque abbia letto un libro di Geografia Economica capisce che bisogna spostare le popolazioni dove ci sono molte risorse naturali( vedi USA ed Australia) e toglierele dove c’e’ troppa popolazione rispetto alle risorse( vedi Europa e Asia), per questo paesi sovrappopolati non incoraggiano immigrazione, vedi Giappone o Taiwan. L’immigrazione non da necessariamente ricchezza, funziona in Nord America ma, e’. Stato un fallimento in Sud America, dove ad alta immigrazione, non e’ corrisposta alcuna ricchezza o anche come in parte in Francia, paese eurodebole. Inoltre dalla Siria non penso proprio che ci siano molti specializzati nell’high tech. Basta che vedi Una domanda d’immigrazione Canadese e scopri che Li accolgono solo chi ha altissime specializzazioni, se Fai entrare non skilled worker, poi paese sara’ piu’ povero. Considerazioni politiche, solo Germania ha aperto le Porte, USA non fa entrare nessuno, per loro ci sono i Stati americani prima, vedi esuli cubani o messicani. Anche Gran Bretagna non fara’ entrare quasi nessuno, prima Stati del Comonwealth o paesi europei. Germania esclude paesi europei in conflitto, vedi Ucraina o paesi balcanici che Hanno avuto problemi in passato. Stesso per la Francia, prima popolazioni francofone, poi altri se c’e’ posto. Paesi del Golfo Persico Hanno chiuso le Porte ai siriani, loro sono sunniti, siriani sciti, non c’e’ posto. In Gran Bretagna la politica d’immigrazione la decide Il parlamento britannico, non la Germania o Bruxelles. Ogni paese, come hai visto decide la politica d’immigrazione rispetto ai propri interessi, solo Italia pensa che bisogna seguire la Merkel perche’ lo fa per spirito umanitario, scherziamo?

  6. adriano

    Si possono fare tutte i piani di ripartizione che si vuole,per noi non cambierà niente,tranne le chiacchiere.I “profughi” non sono profughi ma lo diventano quando si verifica da dove provengono.Noi non sappiamo neppure quanti dipendenti ha la pubblica amministrazione figuriamoci se riusciamo a stabilirlo.Chi arriva da noi qui resterà perchè così dice il papa.La storiella ricorrente delle necessità demografiche ha stufato.Se c’è bisogno di immigrati prima lo si verifica, poi si seleziona.La Germania può fare quello che vuole.Io gradirei poter fare altrettanto non quello che vogliono loro.Non capisco cosa significhi antitedesco.A me sembra pretendere di essere italiano.

  7. Francesco_P

    Quando si parla del presente fenomeno migratorio è illusorio non considerare l’entità del fenomeno che finisce per gravare su un’Europa sovrappopolata, con un livello di disoccupazione ancora troppo elevato, piena di contraddizioni e sacche di grave inefficienza ed alle prese con una debolissima ripresa.
    L’attuale fenomeno è migratorio solo in una percentuale minoritaria, sebbene veicolato per via illegale e tramite organizzazioni malavitose, Per la maggior parte ha le caratteristiche di una egira, cioè di una migrazione volta alla conquista di territori e di popolazioni da sottomettere nel senso islamico del termine.
    Dunque, è semplicemente fuorviante applicare i modelli economici e le considerazione di ordine sociale, culturale e democratico che funzionano benissimo con l’immigrazione regolare e programmata.
    UN ASPETTO INQUIETANTE
    Segnalo la traduzione in lingua inglese (purtroppo non ne ho trovata una in italiano) del documento dell’ISIS del marzo 2015 “Libya: The Strategic Gateway for The Islamic State” (pdf http://www.quilliamfoundation.org/wp/wp-content/uploads/publications/free/libya-the-strategic-gateway-for-the-is.pdf ) pubblicata e commentata dal think tank Quilliam ( http://www.quilliamfoundation.org ) con sede nello UK.
    Adesso vi spiegate perché il 30% dei profughi che arrivano in Italia NON DECLINA LE PROPRIE GENERALITA’ o fornisce IDENTITA’ FALSE.

  8. Gianfranco

    Forse non e’ chiara la mostruosita’, dimostrata dalla stessa ignoranza buonista, di dire “noi non siamo abbastanza, ce ne vogliono altri”. Ho sentito dire con queste orecchie che ci vogliono per rimpiazzare la mancanza di nascite e pagarci le pensioni.

    In pratica, visto lo status quo, invece che incentivare le nascite, invece che ridurre i costi, importiamo schiavi. Con tutte le ovvie conseguenze del caso che non sto ad enumerare per non tediare gente intelligente.

    Un piano genetico degno del miglior Hitler.

  9. guido

    Ciao a tutti,

    Caro Oscar, direi che questo articolo segna anche per te una certa svolta rispetto all’articolo in cui “critica” la posizione del papa rispetto alla dottrina “storica” della chiesa. E’ inutile girarci intorno: per te, come per me e per moltissimi la foto del piccolo spiaggiato ha dato un bel colpo alla coscenza.

    Detto questo, siamo di fronte a flussi immigratori ( è giusto dividere tra rifugiati ed immigrati economici ma per il momento soprassiedo ) senza precedenti che rischiano, passato l’impatto di quel fotogramma, di creare il caos. Perchè? innanzitutto siamo di fronte alla FINE del progetto europeo: Così come in campo economico e sociale, vedi il caso greco, la frammentazione europea e la mancanza di ISTITUZIONI adeguate e forti rischia di annullare qualsiasi ragionamento e idea. La germania apre le frontiere ed il giorno dopo la danimarca blocca le tratte ferroviarie; La merkel fa il giro dei luoghi dove vengono ospitati i rifugiati, un sindaco del sud dell’ungheria appende manifesti circa il pericolo di infezioni gravissime; La francia manda i caccia, l’Italia frena.

    Affrontare questo esodo significa innanzittutto coordinare tutti i paesi affinché abbiano la stessa linea! Organizzare gli aiuti, andare a prendere i rifugiati dalle città di confine con le zone dominate dall’isis, rimpatriare chi non ha i diritti per restare, difendere i Siriani senza rimettere in piedi Hassad, sanzionare la turchia per lo sporco gioco anti curdo, sono azioni che possono essere compiute soltanto da un soggetto politico: Gli Stati Uniti d’Europa. Nessun buon proposito, nessun fotogramma, nessuna grande germania saranno sufficenti a colmare il vuoto.

    saluti

  10. Gianfranco

    Che palle, con questa storia dell’Europa.
    L’Europa non ha bisogno di essere unita. Non c’e’ un “pericolo” che la minaccia. Non siamo le colonie inglesi. Non abbiamo un Pietro il Grande o un Ivan il Terribile, a conquistarla tutta.
    Siamo 30 fighette in mano a qualche banca.
    Vuoi sapere perche’ c’e’ casino? Perche’ non interessa. Non interessa perche’ non si e’ deciso quanto costa. Ma non a noi. A loro. Alla finanza.
    Vuoi che si faccia qualcosa? Dimostra che, a fronte dell’immigrazione cali la borsa. Forse, dico forse, qualcuno si interessera’.
    Altrimenti chi vuoi che se ne freghi? Al massimo gli insegnamo l’italiano e li usiamo come personale di servizio, questi tizi che arrivano.

    Quando eravamo agricoli, se ci invadevano la terra, dovevamo difenderla.
    Quando eravamo industriati, se ci invadevano le risorse, dovevamo difenderle. L’unica cosa rimasta un po’ li’ li’ e’ il petrolio.
    Ora siamo finanziosi. Stampiamo un po’ di euro e facciamo tutti felici. Pecunia non olet, ma nemmeno ha una cazzo di bandiera.
    Perche’ si ignorano tutti i rischi dell’immigrazione, a partire dalle sue ignomignose cause (guerre e persecuzioni) alle sue conseguenze (guerre e persecuzioni)? Perche’ si guardano S&P500 e Dow Jones. Il resto? Quale resto? 🙂

    Anche strillacchiare non serve troppo. 🙂

    Ciauz!
    Gianfra.

  11. guido

    Può darsi che sia noioso il tema dell’Europa ma siamo in mezzo al guado: se la Germania decide di aprire le frontiere le conseguenze ricadono anche su tutti gli altri; se l’Italia allarga il deficit il rischio debito contagia inevitabilmente anche la Spagna. I nostro parlamenti non sono completamente sovrani e le istituzioni europee non sono pienamente legittime.
    Detto questo non sono ottimista, ma nello stesso tempo credo che o diventiamo una federazione o le invasioni dei prossimi manderanno in soffitta parte della nostra civiltà!

  12. Gianfranco

    E hai ragione, in tutto.
    Ma se rileggi quello che ho scritto, seguendo lo stesso flusso, ti rispondo: e con cio’?
    Sono stati cosi’ furbi da rifiutare le radici cristiane.

  13. giorgio casadio

    E’ una questione di tempestività decisionale unita ad una visione non miope per il proprio Paese. C’è poco da rimproverare alla Merkel, semmai c’è da chiedersi-debito pubblico a parte- perché noi arriviamo sempre dopo e dobbiamo sceglierci migranti da caporalato.
    Giorgio Casadio

  14. Luciano Biasini

    Condivisibile l’opinione di Giannino. Tranne alcune semplificazioni e lo scivolone nel citare l’Australia. L’Italia ha una densità di 202 abitanti per Kq, l’Australia 2,8 abitanti per Kq. Vogliamo trascurarlo ?

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