2
Set
2015

La crescita riprende in Italia, ma….

Le tre serie di dati rilasciati dall’Istat significano in sostanza quattro cose. Primo: la ripresa italiana inizia a prendere corpo, con tanti “ma..” da rilevare. Secondo: oltre ai “ma..”, dal mondo vengono segnali di rallentamento. Terzo: sulle due premesse, il governo deve imperniare la legge di stabilità. Quarto: le priorità devono essere chiare.

Che la ripresa assuma qualche decimale di punto in più e non in meno è ovviamente solo positivo. Non c’è niente di più sciocco di una divisione politica sui miglioramenti del Pil stimato nel primo e secondo trimestre del 2015. Se c’è qualcosa di intollerabile e malsano, è l’eccesso di propagande opposte fiorite sotto questo governo nell’interpretazione dei dati congiunturali, alimentata e aggravata dal caos ingeerato pubblicamente dalla stessa proliferazione di dati (vedi le comunicazioni obbligatorie sui contratti da parte del ministero del Lavoro). L’occupazione aumenta di 180 mila unità a fine giugno 2015 sull’anno precedente, e di 235 mila unità a fine luglio. E’ ancora presto per stimare quanto si debba alla decontribuzione per tutti i nuovi contratti, e quanto al Jobs Act. Piuttosto, il fatto è che gli occupati nei primi due trimestri dell’anno diminuiscono sul 2014 tra i 15 e i 34 anni di oltre il 2%, e di oltre l’1% tra i 25 e i 49 anni, mentre aumentano quasi del 6% sopra i 50 anni. Molti useranno questo dato a sostegno della necessità di abbassare l’età pensionabile, innalzata dalla legge Fornero, per far spazio ai giovani. Il ministro Poletti, vaste aree della maggioranza e dell’opposizione, la pensano tutti così. Al contrario, è un bene che l’occupabilità salga sopra i 50 anni, e il punto è attivare il Jobs Act anche per le politiche attive del lavoro – la parte sinora mancante, completamente dimenticata – per i giovani. I rapporti di lavoro a tempo salgono in percentuale più di quelli a tempo pieno: segno che le imprese ancora non ci credono troppo, alla ripresa. In sintesi: bene i più occupati, ma i dati stessi disaggregati dicono che ancora non ci siamo. Quanto al PIL, è un bene che vi sia una ripresa della domanda interna e un buon andamento dei servizi, cioè delle componenti che più soffrivano nel 2013 e 2014. Ma di qui a inneggiare alla stasi della manifattura come segno di riequilibrio delle componenti interne del PIL, ce ne corre. Gli investimenti dell’industria tra metà 2015 e metà 2014 – al netto di quelli dell’auto, in crescita a doppia cifra – continuano a languire.

Secondo: tuttavia, non bisogna illudersi. Non solo al pensiero dell’abisso da recuperare di prodotto, reddito e occupati persi dal 2008. Basti pensare che la disoccupazione italiana, scesa a poco più del 12% a luglio, va comparata al 4,7% della Germania, al 5,8% dell’Austria, al 6,8% Olanda, o 7,4% della Svezia. Ma perché i dati stessi di luglio ci dicono che dal mondo si riverberano sull’Italia segni di frenata. Nel mercato del lavoro, solo a luglio gli inattivi sono aumentati di oltre 90 mila unità,  cioè di un terzo di tutti quelli che erano diminuiti a fine giugno 2015 rispetto a un anno prima. L’indice degli acquisti del manifatturiero italiano a luglio è il secondo europeo dopo quello olandese a quota 53,8 (sopra 50 è crescita, sotto contrazione), ma è il più basso in 4 mesi, e l’indice è al ribasso praticamente in tutte le economie dell’euroarea, tranne che per la Germania. Vanno aggiunto gli effetti – oggi ancora imperscrutabili – delle conseguenze sul Pil italiano della frenata e dell’instabiità cinese, delle ripercussioni sul commercio mondiale e della crisi dei paesi emergenti, tutti fattori che colpiscono componenti del nostro export. E le attese al rialzo dei tassi d’interesse americani da parte della Fed. L’instabilità resta sovrana, e bisogna tenerne conto soprattutto quando è al ribasso.

Terzo: di queste lezioni, il governo deve tenere conto nella sua prossima legge di stabilità e manovra pluriennale. Gli incentivi agli investimenti e alla ricerca delle imprese vanno potenziati. Nel primo semestre 2015 l’aumento della domanda interna viene soddisfatto più da aumento dell’import che dall’accresciuta offerta delle imprese italiane, perché hanno perso competitività in questi anni non pareggiata certo dal deprezzamento dell’euro dell’ultimo anno. Ciò significa che occorre incentivare i contratti aziendali di produttività, sempre che non si voglia pensare a una vera legge di attuazione dell’articolo 39 della Costituzione sui diritti ma anche finalmente sui doveri del sindacato. La decontribuzione ai nuovi contratti di lavoro – che nel 2016 e 2017 varrebbe 5 miliardi di euro l’anno – va concentrate sull’occupazione aggiuntiva rispetto agli organici 2015, non a tutti nuovi contratti. Il tutto andrebbe inquadrato in una manovra triennale organica, in cui le diminuzioni di pressione fiscale sui diversi cespiti – valutati per rispettivo maggior apporto all’aumento dell’output potenziale italiano – trovassero una quadra rispetto ai tagli di spesa necessari a un saldo di bilancio capace di ottenere l’ok europeo, perché appunto coerente a un quadro di riforme volte a credibili aumenti della crescita.

Quarto: con l’Europa, la partita è aperta. Il governo sicuramente presenterà la nota di aggiornamento al DEF – base per la prossima legge di stabilità – prima che siano noti i dati del terzo trimestre 2015. E dunque alzerà le stime di crescita 2015 e 2016, magari per l’anno prossimo prevedendo anche un più 1,6-1,7%, con entrate fiscali e miglior saldo conseguente. Ma c’è un rischio, a comportarsi così sull’onda dell’ottimismo. Nessuno può sapere davvero quanto, nel prossimo futuro, dalle debolezze mondiali potrebbe aggiungersi a quelle italiane. Meglio restare prudenti sulle stime – come, gli va dato atto a questo punto, è stato il governo sul 2015 – e presentare in parlamento e in Europa una manovra triennale con tre caratteristiche. Veri e rilevanti tagli di spesa (su questo: enorme delusione sin qui dall’attuale governo). Poi, se del caso, dichiarati e CREDIBILI aumenti del deficit rispetto a quanto l’anno scorso concessoci nel 2016 e 2017, e cioè l’1,8% del PIL: sinora si capisce solo che Renzi punterebbe addirittura al 2,9% di deficit, e a quel punto è scontato lo scontro con l’Europa. Ma – terzo anche se bisognerebbe dire primo – ferrea credibilità nel programma triennale della diminuzione complessiva della pressione fiscale per più crescita. Che è quel che più conta, per accelerare la crescita, e che ha effetti maggiori quanto più non è finanziato in deficit.

A questo proposito, ieri le agenzie hanno rilanciato fonti ufficiose di Bruxelles contrarie all’abbattimento di IMU-TASI annunciata da Renzi. La Commissione ha già più volte dato indirizzi chiari, sulla priorità della detassazione a capitale e lavoro. Ma la manovra non è ancora scritta. L’aumento della tassazione sulla casa ha prodotto aumenti della propensione al risparmio invece che ai consumi, deflazione dei valori immobiliari, crollo dell’edilizia, strage di imprese e occupati del settore. Il governo ha detto di avere un piano complessivo che parte dalla tassazione sulla casa, per investire e comprendere triennalmente IRES, IRAP e IRPEF. Prima di dire no – io per primo che partirei da meno tasse su imprese e lavoro, e convinto come sono che il più degli effetti devastanti sull’economia reale sia stato dovuto all’auento verticale della tassazione su doppie e terze case, più che sulla prima –  aspettiamo di vedere che cosa davvero il governo italiano propone. Gli immobili A1 già paiono esclusi dalla detassazione prima casa annunciata da Renzi. Ma è molto più importante che il governo non faccia recuperare con altre tasse ai Comuni  la sbandierata detassazione immobiliare anunciata, che dire no di principio prima di aver letto che cosa il governo davvero propone.

You may also like

nuovo governo
Il nuovo Governo scelga un ministro liberale per il Mezzogiorno
La guerra tra Cina e Taiwan? Farebbe esplodere il caos a livello globale
Quella burocrazia che soffoca e limita la nostra vita
Perché il PNRR non sarà la panacea dei nostri mali

7 Responses

  1. Marco

    due osservazioni modeste
    gli ultracinquantenni mi sembra ovvio che aumentino, siamo noi che abbiamo esteso il recinto fino a 67 anni ovvio che ci sia un accumulo e se non ci sono numerosi altri ingressi l’accumulo aumenta la percentuale
    il picco di luglio, l’estate è migliore dello scorso anno, CIOE’: + pizzaioli, +bagnini, + donne per la pulizia, + baristi, 50000? OH yes!
    un applauso a scena aperta sul fungspiel governativo
    superlecchini che dicono da 13 trimestri in decrescita……….DIMENTICANDO i PIL: 3^ quarter 2013 -0,1%, 4^Q 2013 +0,1%, 1^Q 2014 +0,0%
    e qua entra Renzi ed il demenziale 80 € anziché l’innalzamento della no tax area come Rajoy o nel 2001 GW Bush
    questo è servilismo ideologico

  2. Emiliano Pepa

    Scusate signori, ma di che cosa stiamo parlando? +0,1% di PIL rispetto alla previsione su base annua ??? Ma che vuol dire ?
    Il buon Oscar è espertissimo di numeri e lo sa, ma il resto della popolazione? Lo sapete quali sono le labili basi di partenza per il calcolo del PIL? Una parte dei dati in INPUT sono i bilanci ufficiali delle aziende, il volume delle esportazioni, il presunto “NERO” (dove da quest’anno sono contabilizzati pure droga e prostituzione) e i bilanci delle PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (santissimo cielo … ne ave mai provato a sviscerare uno???) avete idea del margine di errore in buona e cattiva fede che si può fare su tutte queste fonti??? Dire +0,1% è come dire 1 con errore possibile +/- 10 … non ha senso pratico e logico.
    Stessa cosa dicasi per il calcolo della disoccupazione … chi di voi ha letto il libro “La Passeggiata dell’Ubriaco” di LÉONARD MLODINOW sa di cosa sto parlando … c’è un paragrafo che tratta appunto dell’assurdità di calcolare e strombazzare certi dati “di entità minima” quando sono risultati di procedure di calcolo con taglie di input così ampie e tempovarianti e così soggette ad alee non modellizzabili che rifacendo lo stesso conto a 20 giorni di distanza con nuove misurazioni troviamo magari lo stesso zero virgola in valore assoluto … ma col segno meno!!!
    Poi tanto per continuare a parlare di occupazione, avete idea di quanti bagnini ed assistenti di spiaggia stagionali, cuochi e camerieri sono stati assunti in questo periodo? E questo sarebbe aumento dell’occupazione ? Su … per cortesia, facciamo le persone serie
    L’altra cosa che mi fa letteralmente sbellicare sono gli INOCCUPATI, definiti come SCORAGGIATI, eh si perchè è noto che in italia il lavoro è un passatempo di cui si può fare a meno se proprio non si riesce a trovarlo …. ma lo capite o no che quella è semplicemente gente che sta lavorando in nero, ed è lievemente incrementata perchè appena c’è un minimo di calo dei prezzi dell materie prime energetiche e quindi un pò più di grana rimasta nelle saccocce di imprese e famiglie se ho bisogno di qualcuno per incrementare di un pizzico i volumi prodotti lo assumerò sottobanco, visto che non sò domani come va a finire con questi chiari di luna?! Abbiamo nel settore produttivo privato (cioè quello che conta e che rischia) un orizzonte di programmazione di investimenti, spese e possibili ricavi pari si e no al giorno dopo … E’ questo il problema vero, altro che bearsi per uno 0,1% di PIL in più

  3. Lorenzo

    Caro Oscar. Siamo seri, non lasciamoci abbagliare dalla propaganda. Più o meno 0,3 % sono normali oscillazioni statistiche, rumore di fondo. Speculare su questi dati non ha alcun senso. Il fatto è che l’economia è semplicemente ferma. Quando rivedremo dei +2…3% potremo parlare di ripresa. Intanto questo governo ha solo speso un po’ di più (80 Euro, assunzioni nella scuola, …) e cercato scuse per spendere ancora di più, tassare di più e fare altro debito.
    Gli italiani avevano riserve che ci hanno evitato di fare la fine della Grecia ma non sono infinite. Monti ha scassato e tassato il tradizionale salvadanaio di molti italiani, il mattone. Mercato immobiliare distrutto, impossibile vendere, tasse a go-go sulle case tanto i proprietari sono inchiodati. Poi ci si chiede come mai il mercato interno non tira.

  4. Gianfranco

    Davvero sono uno dei pochi che legge anche i quotidiani stranieri?
    Perche’ li’, la solfa, e’ presentata in un modo diverso.
    Noi siamo multipolari.
    Abbiamo le notizione interne, dove spacchiamo il mondo in piena ripresa, con lo zerovirgolaunpercento e decidiamo noi i tagli, non l’Europa.
    Poi c’e’ il Wall Street Journal. E li’ siamo terzultimi, prima di Portogallo e Grecia.
    Alla fine rosico perche’ sono finite le ferie.

  5. Alberto

    I Signori Emiliano e Lorenzo hanno detto più’ (e meglio) di quanto avrei fatto io, in ispecie sulle approssimazioni con cui vengono calcolati questi dati. Stupisce piuttosto che altri non se ne sia accorto accodandosi, di fatto, alla strombazzatura propagandistica renzian padoaniana.
    Con il settore delle costruzioni fermo al palo da anni e la classe media distrutta si dovrebbe parlare, un giorno si’ e l’altro pure, di disastro nazionale foriero di un futuro ancora più’ nero davanti noi ed invece ci si trastulla con questi ridicoli dati senza senso e, per di più’, taroccati. Si’, ci si aspetterebbe un po’ più’ di serietà e realismo, caro Giannino: diciamo che, forse, le vacanze appena trascorse le hanno tonificato l’umore e l’ottimismo. Comprensibile (oltreché augurabile), ma spero ritorni presto la consueta lucidità. Non ce ne voglia.

  6. adriano

    Se c’è “qualcosa di intollerabile e malsano” è un PIL calcolato con le attività illecite.Condivido gli interventi precedenti che evidenziano gli aspetti stagionali e variamente interpretabili di dati infinitesimali.In matematica si direbbe che i miglioramenti tendono allo zero e la propaganda all’infinito.Personalmente mi limito all’esperienza personale che ogni giorno vede il deserto dei negozi che chiudono per non riaprire più e il mio reddito che scende non solo perchè non aumenta ma perchè al suo posto aumentano le spese incomprimibili.Quando comincerò a vedere una attività che apre non venire chiusa dopo un mese,ne riparleremo.Per il momento riparte solo la fanfara dello zero virgola.

  7. Federico

    Aufff co’ sto’ PIL! Ma la vogliamo cortesemente finire?
    Intanto iniziamo specificando che i costi hanno quale parametro di misura la capacità di dare ricavi che non sono necessariamente soldi! Son partito da qui perché, le “dimensioni” coinvolte nel calcolo del PIL sono Materie prime + lavoro. Ma se io esporto provvisoriamente le materie prime per una trasformazione il valore aggiunto è di un altro paese ed il mio PIL è falsato; solo che con lo zero virgola, acchiappalo è facile sia negativo. Sorvolando sul Prodotto illegale. Ma con dei contabili così posso andare cavare patate! Per essere buono! Non si può parlare di buona fede, ma di una coscienziosa presa per il naso! Buona serata

Leave a Reply