25
Ago
2015

Perché ridurre le accise può salvare la faccia a Stato e BRE-BE-MI—di Lukas Dvorak

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Lukas Dvorak.

Sono da poco tornato da una vacanza ad Ibiza e non posso risparmiarmi dal commentare il costo della benzina: rientrava in cifre comprese fra i 1,420 e i 1,450 al litro. In Italia il prezzo alla pompa medio è di 1,597 (dati Sole 24 Ore aggiornati a data 15/08) dopo aver raggiunto la punta di 1,718 a Febbraio dell’anno scorso (dati CGIA Mestre) mentre in Spagna, nello stesso periodo, si aggirava intorno ai 1,410.
Il prezzo al consumo della benzina in Sicilia, spesso più alto rispetto che in altre regioni italiane, ci dice che il valore finale, quello da pagare alla pompa, è anche influenzato da costi di trasporto più elevati: se tanto dà tanto, essendo Ibiza un’isola delle Baleari, possiamo affermare che in Spagna la benzina non è mai aumentata a causa di balzelli. E, in effetti, la Spagna figura fra i paesi dove statisticamente la carbon tax influisce meno sul prezzo finale.

Ora, fra la tassazione diretta e quella indiretta, laddove si ritiene necessario aumentare le imposte (e in Italia, in realtà, tutto c’è fuorché tale necessità, come i dati dei redditi netti e dei consumi ci mostrano) è preferibile, per il tatcheriano con memoria storica, la seconda a patto di ridurre le imposizioni sul reddito delle persone fisiche e le tasse sulle imprese. Questa operazione è detta Tax Swap. In Italia, però, in contemporanea all’ultimo aumento delle accise si è vista l’introduzione di ulteriori tasse e il balzello di altre già esistenti: era il 2012, l’anno del Governo Monti.

Cosa abbia generato questa manovra è affare noto: minori ingressi in autostrada, tanto da indurre Autogrill (un monopolista del settore) ad avviare un cambio di strategia commerciale vendendo molte delle loro strutture ad altri competitor ridimensionando il proprio business sulle strade a pedaggio. Si intenda, chi scrive non intende dire che in Italia gli ingressi in autostrada siano diminuiti solo per le accise: vi sono altri fattori che contribuiscono, fra cui nuove abitudini (si pensi a BlaBlaCar) nate in concomitanza con la crisi, compagnie aeree low cost (come Ryanair) che rendono il viaggio in auto addirittura meno conveniente, un generale senso ecologista nelle nuove generazioni e il tendenziale calo demografico della popolazione. Tutto ciò non fa altro che rendere però ancora più incredibile un fatto: la cecità della classe politica italiana.

Fino ad ora ho menzionato solo l’ultimo aumento accise avvenuto, quello del 2012, ma non tutti i precedenti che si sono verificati dal 2009 in poi, e sono – udite udite – ben quattro. Quattro aumenti dal 2009 in poi, cinque con quello del 2012, della carbon tax sta a significare che dall’inizio dei lavori dell’autostrada A35, altrimenti chiamata BRE-BE-MI, nessuno dei governi che si sono succeduti in quegli anni ha tenuto conto della distorsione causata da tali accise, che concretamente hanno contribuito a causare un effetto di sostituzione; un minore utilizzo dell’automobile, a favore di altre scelte di viaggio su cui vi è minore pressione fiscale. La questione è naturalmente grave, considerando che i costi di BRE-BE-MI sono stati coperti da Cassa Deposito e Prestiti e continueranno ad esserlo, visti gli ingressi sotto le attese dalla primavera del 2014, periodo di inaugurazione, dal Governo Italiano e da Regione Lombardia, in barba all’annuncio iniziale di project financing. Siamo dinnanzi alla più pura nazionalizzazione delle perdite, al totale disinteresse da parte dello Stato di utilizzare i mezzi regolatori a propria disposizione (le tasse) per modificare un comportamento e arginare conseguentemente i costi a carico della collettività non richiesti.

Aggiungerei non richiesti due volte: perché i mancati introiti dai pedaggi della A35 stanno ad indicare un scarso appeal anche verso l’utenza che comunque non abbandona l’auto, ma continua a preferire la A4. Se applicassimo alla A35 il metodo di regolazione incentivante, il fallimento raggiungerebbe dimensioni ciclopiche.

Siamo ad Agosto e gli ingressi in BRE-BE-MI continuano ad essere, malgrado agevolazioni varie, sotto l’atteso. I giornali scrivono di ragazzi che fermano la macchina, durante la percorrenza di quel tratto autostradale, per un selfie che ne sbeffeggi l’utilità e lo scarso successo.
Allora per salvare il salvabile, dinnanzi ad una perdita ormai nazionalizzata, che si riducano le accise benzina, così da favorire un incremento nell’uso dell’automobile e, di riflesso, l’utilizzo della nuova autostrada. Che non lo si faccia però tramite una poco auspicabile tax swap su un altro prodotto di consumo e men che meno – Vade Retro Satana – sulla persona fisica o sulle imprese. Si faccia qualcosa che neanche la Thatcher fece.

Gioverebbe alla credibilità italiana.

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14 Responses

  1. Gianfranco

    Scusi, quali agevolazioni varie?
    Il tracciato e’ troppo a nord per essere in competizione con l’A4, costa il quadruplo, non e’ cosi’ piu’ corta.
    La crisi di traffico e’ tra Milano e Bergamo, quindi non e’ giustificato un costo quadruplo per risparmiare 20 minuti.
    L’ingresso e’ a Melzo, e il tempo che uno risparmierebbe in teoria se lo gioca per arrivarci (Ci provi: vada una mattina a Melzo e vede quanto ci mette).
    Lo svincolo a Brescia spero l’abbiano completato, che quando l’ho presa io ho dovuto perdere 20 minuti in strade statali e in costruzione.

    La brebemi non verrebbe presa nemmeno se la benzina costasse un euro al litro. Appare infatti evidente che la causa dell’inutilizzo sia dovuto al rapporto costo/prestazione.

    Diciamo che, visto che dovevamo incassare qualcosa, ci siamo inventati la brebemi – come in calabria c’e’ la salerno reggio calabria – e adesso rimane li’. Tra 20 secoli le erbacce se la saranno mangiata e ritornera’ campagna. E’ la cosa piu’ utile da fare.

    Per essere utile, il tracciato avrebbe dovuto essere 15km piu’ a sud, il costo al telepass avrebbe dovuto essere congruo e non stellare.

    La stessa sorte fara’ la pedemontana: perche’ non si vuole cambiare il ponte a due corsie a milano certosa.
    Il grande traffico e’ generato li’. Ma certo, portare quel ponte a 4 corsie comporterebbe uno snellimento enorme, tale da rendere le altre opere non necessarie…

    Saluti dall’ultima repubblica sovietica.
    Gianfranco.

  2. Ettore

    Capisco tutto, ma che la risposta liberale al problema della BreBeMi sia favorire l’incremento dell’uso dell’automobile mi sembra una considerazione tra la battuta e la follia.
    Dal mio punto di vista fino a che non cambia radicalmente la politica di trasporti PENALIZZANDO l’uso dell’automobile non andiamo da nessuna parte.

  3. FR Roberto

    Citare BLABLACAR come secondo fattore di riduzione degli ingressi in autostrada, dopo le accise, rasenta il ridicolo… Se mi sbaglio l’autore mi corregga con dati concreti e affidabili, che dimostrino in maniera inconfutabile quanto da lui scritto scritto. Se non riesce a dimostrare quanto scritto questo è un articolo che in certi punti è puro gossip.

    Tornando su temi più seri, perché lo Stato dovrebbe salvare la Brebemi?
    La Brebemi aspira ad essere un Giano Bifronte, che privatizza i profitti e socializza le perdite.
    Se un gestore è privato dovrebbe semplicemente essere sottoposto al mercato e alla legge fallimentare, e in caso di incapacità a gestire le concessioni ricevute, queste dovrebbero decadere, ed essere riassegnate.
    Se degli imprenditori hanno elaborato dei business plan che li hanno portati a fare scelte scellerate, perché dovrebbe arrivare qualcuno (Pantalone) a salvarli? Secondo questa logica qualsiasi impresa antieconomica e non redditizia dovrebbe forse in qualche modo essere salvata, magari a spese del già citato Pantalone?
    Ricordiamoci che ridurre le accise (decisione che sarebbe sacrosanta) vorrebbe comunque dire aumentare altre imposte dirette o indirette, nazionali o locali. Non illudiamoci a credere che si avrebbe una riduzione non compensata da altri aumenti.

    Se la Brebemi è poco utilizzata rispetto ad altre arterie (aspetto molto positivo per i pochi utenti), vuol dire che gli utenti non la considerano utile. Vogliamo introdurre un incentivo fiscale per incentivare gli utenti ad utilizzare la A35 anzichè la A4?

    Considero lungimirante anche l’idea di incrementare l’utilizzo delle automobili (ovviamente sono ironico). Arriveremmo ad avere città ancora più congestionate, il che vuol dire non solo più inquinamento e una minore qualità della vita, ma vorrebbe dire avere legioni di lavoratori imbottigliate nel traffico, che sprecano ore (tempo=soldi) improduttivamente seduti in automobile.
    Nei paesi in cui i trasporti funzionano nessuno punta sulla gomma ne per le merci ne per le persone. Se la soluzione di puntare su automobili e camion è quella ottimale, perché siamo solo noi gli unici geni a preferirla?

    P.S.
    Vacanze ad Ibiza ad agosto???

  4. Bobcar

    Questo articolo è delirante. In Italia abbiamo bisogno di tutto, tranne che di incentivare l’utilizzo dell’automobile. Poi che si impostino politiche di portata strategica nazionale sulla necessità di ravvivare un singolo investimento, la costruzione di una autostrada, è davvero folle.

  5. guido

    Chiedo scusa…ma abbassare le accise sulla benzina per incentivare l’uso dell’auto e salvare la brebemi è quanto di più “folle” abbia mai letto! È un pò come se durante lo sviluppo delle ferrovie qualcuno avesse voluto incentivare le carrozze per salvare i nocchieri! La società brebemi deve fallire! Come qualsiasi società che non genera utili! La linea autostradale sarà riveduta al miglior offerente che applicherà tariffe più basse in virtù di un debito più basso!

  6. guido

    Dimenticavo: spero che la comunità europea sanzioni l’Italia per aver REGALATO 320 milioni di euro alla società brebemi. Questi sono aiuti di stato ad un privato che ha costruito una autostrada senza senso e mercato ed ora vorrebbe che le perdite siano distribuite su tutti gli altri!

  7. FR Roberto

    Visto la qualità dei post oggi pubblicati su Leoniblog, non posso non rivolgervi alcune domande:
    1) chi pubblica i post sta davvero male?
    2) chi pubblica i post è ostaggio dell’ISIS?
    3) siamo su scherzi a parte?
    4) per una qualche tradizione a me sconosciuta sul blog il 25 agosto equivale al 1 aprile?

    Se un nuovo lettore legge per sbaglio solo i tre interventi di oggi corre a comprare Novella 2000 per avere qualche approfondimento di livello superiore!

    Da manuale… Come uccidere in un istante una reputazione costruita in anni…

  8. Gianfranco

    FR Roberto, solo per capirsi: tu sei quello che sulle culture non vuole prendersi la responsabilita’ di chiamarle “superiori” ma “piu’ evolute”?

    Ciao.
    G.

  9. Lorenzo

    Concordo sulla qualità indegna di questo post, frutto di un probabile colpo di sole.
    In Italia non c’è mai stato “tax swap” ma caso may “spend money and add taxes”. In italiano, se non si ferma la spesa statale, sono tasse subito o tasse dopo alias debito pubblico: è banale aritmetica.
    Accise sui carburanti e autostrade sono uno dei modi più facili per salassare i sudditi italiani brontoloni ma poco reattivi. Siamo arrivati anche ai km fittizi per aggirare il meccanismo unico di calcolo della tariffa a km basata su alcuni parametri.

  10. FR Roberto

    Caro Gianfranco, sì, ma che c’entra l’altro post con questo?
    Se vuoi capire qualcosa poni una domanda in termini chiari e corretti, e riceverai una risposta adeguata.

  11. Lukas

    Sono l’autore dell’articolo.

    Innanzitutto desidero scusarmi per lo pseudonimo (Abaddon Dea) che ho già chiesto allo staff di LeoniBlog di modificare.
    Vengo rapidamente ai punti che mi vengono contestati, talvolta, secondo il mio modesto parere, perché mancanza di precisione da parte mia, altre per eccessiva istintività in chi commenta.

    1. Su quanto la Bre-Be-Mi spa sia privata potremmo aprire un ampio capitolo. Di sicuro, come ho sottolineato, i costi di realizzazione non provengono da privati: parte da Cassa Depositi e Prestiti, finanziatore di prima istanza e, ora, salvatore, e il resta da Regione Lombardia – altro salvatore. Quest’opera rischia, quindi, se gli ingressi non decollano, di gravare pericolosamente sui cittadini: per questo è stato esteso il sostegno di CDP e, sempre per questo, BRE-BE-MI Spa ha disperatamente messo in campo uno sconto del 15% per gli utenti Telepass prorogato fino al 31/12.
    Sull’inopportunità di finanziare una nuova autostrada quando le preferenze per gli spostamenti si orientano su altri mezzi, diversi dall’autovettura, siamo d’accordo. Mica a caso ho parlato di regolazione incentivante. Il problema è che ora l’autostrada sta lì e, per tutte le criticità che presenta, va fatta funzionare.
    A quale altro gestore dovrebbe passare, d’altronde, visti i debiti che vorrebbe significare accollarsi?

    2. Disincentivare l’uso della macchina in città e fare altrettanto verso chi, tutti i giorni, prende l’autostrada sono due cose diverse. La seconda, per forza di cose, può essere fatta solo gradualmente. Le stime augurali del progetto BRE-BE-MI parlavano di 60.000 ingressi al giorno, invece, nella realtà, si canta vittoria per punte di 38.000. Un progetto che riesce a farsi finanziare presentando, a sostegno della propria validità, un forecast di 60.000 ingressi al giorno, almeno che non siano tutti impazziti, sta a significare che quel numero di unità in ingresso era possibile, ma non si verifica per svariati motivi, fra cui inserisco anche le accise.

    3. Se l’uso della macchina deve essere disincentivato, ed è vero che solo in Italia non lo è, come leggo, mi piacerebbe sapere perché Toyota produce in Francia (paese che, tra l’altro, ha fatto di tutto per non far morire Peugeout e Renault e non essere costretta a spostarne la produzione altrove), Hyundai e Ford stanno in Germania, Stato il cui mercato dell’auto è in rialzo come del resto sono in aumento le immatricolazioni in tutti i Paesi europei, e Nissan in Inghilterra.
    L’Italia è un Paese manifatturiero in cui il mercato dell’auto sta andando peggio che in altri. Su questo trovate tanti dati quanti ne volete. Siccome non credo che questa caratteristica dell’Italia possa essere modificata dall’oggi all’indomani, disincentivare anche l’utente che più avrebbe bisogno dell’automobile non la trovo una buona idea. E no, non va di pari passo con quanto accade in Europa.

    4. Mai detto che in Italia vi sia stata una qualche tax swap. La mia proposta è di inserire la riduzione accise nel pacchetto da 50 miliardi di sgravi fiscali che Renzi va demagogicamente promettendo ovunque. Va da sé, altrimenti non avrei scritto qui, che l’invito è di farlo non per mezzo, appunto, di una tax swap o, come qualcun altro scrive, aggiungendo altre tasse. Per questo il riferimento storico alla Tatcher: per una volta tanto, facciamo qualcosa che nemmeno la Lady di Ferro fece. Questa affermazione, vi dò atto, è più demagogica.

    Ringrazio comunque tutti per aver arricchito il dibattito e per le critiche costruttive.

  12. Gianfranco

    Peggio ancora, quindi.
    Se costa gia’ in modo esorbitante rispetto all’A4, con un costo assrobito da 60k di ingressi, m’immagino quanto dovrebbe costare un pedaggio rapportato al 63% di quei volumi.
    Per me sarebbe sufficiente capire chi ha gli appalti per la manutenzione, di quella roba. Nel senso: chiarito che non c’e’ riscontro tra quel tratto autostradale ed il traffico veicolare, che ci sta a fare, se non manutenzione?
    Saluti.

  13. lorenzo

    Non credo che l’interesse sia la manutenzione.
    Piuttosto andrei a ficcare un po’ il naso in quanto sono stati pagati i terreni o i lavori…
    Sul flop forse è il caso di soffermarsi sui collegamenti ai due estremi. L’ho percorsa alcuni giorni fa. Arrivando da Venezia, a Brescia ti mandano su 5 km con limite 40 km/h. Dall’altra parte finisci sulla tangenziale esterna, non a Milano. Nei giorni festivi non c’è problema ma non oso immaginare cosa sia durante la settimana non la BreBeMi deserta ma le strade di accesso a Milano una volta usciti dalla Brebemi.
    Invece di “disincentivare” l’auto, non si farebbe meglio a rendere più fruibili i trasporti pubblici? Onestamente nell’area di Milano sono quasi decenti e quando ci vado li uso ogni volta che posso. Purtroppo è un’eccezione in Italia. Altrove non c’è alternativa alla macchina e chi si muove di giorno durante la settimana forse lo fa per lavorare e produrre. Lo vogliamo capire o no che i mezzi di trasporto servono soprattutto per muoversi e per lavorare? Che ostacolare uno strumento di lavoro non è esattamente la migliore soluzione per incentivare l’economia?
    Un certo Einaudi diceva: non è indebolendo i forti che si fortificano i deboli, e giù tutta una serie di massime analoghe.
    Non è disincentivando l’auto che si riempiranno treni ed autobus. (Tar)Tassare gli automobilisti, stringere le strade, usare autovelox ed altre sanzioni come bancomat fa solo arrabbiare ulteriormente ed inutilmente chi lavora e già ne ha le scatole piene per innumerevoli motivi che è inutile ricordare qui.

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