15
Giu
2015

Perché il governo tarda sui dirigenti tributari illegittimi

Da mesi ormai il governo non affronta le conseguenze della sacrosanta sentenza della Corte costituzionale, che accogliendo chi come noi protestava da anni, ha riconosciuto l’illegittimità di quasi mille dirigenti delle diverse agenzie tributarie, di cui quasi 800 all’Agenzia delle Entrate. E’ un problema molto serio, perché inevitabilmente “ingrippa” l’ordinaria e straordinaria amministrazione dell’apparato tributario, e, tanto per fare un esempio, sta potentemente rallentando l’attuabilità della voluntary disclosure, le cui procedure prevedono un ruolo molto rilevante dei dirigenti tributari a fronte della procedibilità stessa e della valutazione delle istanze.
Oggi, per la prima volta, viene lanciato un segnale molto preoccupante. L’editoriale di prima pagina di Repubblica Affari&Finanza lancia esplicitamente l’ipotesi che la mancata soluzione al problema da parte del governo dipenda da una manina nascosta, che sarebbe poi quella degli amici degli evasori. Da parte mia non c’è alcuna polemica con i giornalisti di Repubblica, che hanno fatto il loro mestiere. Cioè hanno raccolto la tesi che rilanciano all’interno dell’Agenzia delle Entrate e dell’apparato tributario pubblico. però è esattamente questa la cosa grave,  che vale la pena di una riflessione.
Se il governo finora non ha emanato un provvedimento, come si è visto più volte da quanto facevano trasparire sui media, si deve al fatto che i vertici e il più dei dirigenti illegittimi di AgEntrate contavano e contano su una sanatoria: che lasci tutti allo stesso posto d prima, come se la Corte non fosse intervenuta. Al più, tra le ipotesi caldeggiate dall’apparato tributario emerse sui giornali, si aspettano un finto concorso ad personas, al quale partecipino solo i dirigenti illegittimi, e che sani l’effetto della sentenza della Corte attraverso una solenne presa in giro: innanzitutto di milioni di contribuenti itaiani.
Non è questa la sede per una disquisizione tecnica sulla teoria amministrativa funzionale dei dirigenti, secondo la quale molti hanno invocato che gli atti esecutivi da loro emessi e firmati, e anche quelli ricadenti nei termini ordinari d’impugnazione, fossero comunque e restassero validi e non impugnabili. Ci hanno pensato una raffica di decisioni in senso opposto assunte dalle Commissioni Tributarie Provinciali a favore delle impugnative, a smentire le prime, precipitose e inavvedute dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate che, all’indomani della pronunzia della Corte aveva invitato con toni spicci i contribuenti a non perdere tempo e soldi impugnando gli atti firmati dai dirigenti illegittimi.
Voglio solo affermare un principio. L’organizzazione delle agenzie con incarichi dirigenziali a tempo e in deroga al principio del concorso pubblico è stata funzionale a un principio dell’uniformità a cordate interne, collegate ai vertici di AgEntrate. Mentre la stessa Agenzia diventava sempre più impropriamente titolare della facoltà di scrivere riservatamente i provvedimenti tributari, oltre che di monopolista della loro interpretazione.
La sentenza della Corte apre alla necessità di una svolta.  Occorrono rapidamente concorsi veri, aperti a tutti i 40mila finzionari, moltissimi dei quali – ce ne sono a bizzeffe di ottimi, preparati e indipendenti dalla politica – hanno vissuto le “cordate” come una cocente penalizzazione della loro professionalità. Interroghiamoci piuttosto sui dirigenti a capo del personale delle Agenzie, che negli anni hanno bandito concorsi che sono finiti tutti annullati,  a maggior giustificazione della prassi illegittima invalsa nelle Agenzie, e che oggi restano tutti in carica ai loro posti. Quando dovrebbero essere i primi a saltare, vita la sentenza della Corte.
Questa è la vera manina in azione che impedisce il provvedimento “giusto” che il governo deve emanare. Evocare lo spettro degli evasori per confermare la macroscopica illegittmità perpetrata nell’apparato tributario è un artificio penoso. Perché in nome della lotta al presnto interesse innominabile dei furbetti del fisco, persegue invece l’intesse evidente dei furbi di Stato.

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3 Responses

  1. Anonimo

    guarda che l’errore è dell’agenzia delle entrate che deve rispettare le leggi come tutti e non può mettere gli usceri a firmare gli accertamenti fiscali

  2. Anonimo

    Carissimo Osca,r questa è l’italia!!! che si meritano gli italioti li hanno votati li votano e li voteranno…il disprezzo verso questa classe dirigente tutta aumenta di giorno in giorno….

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