20
Mag
2015

La narco-economia del calcio, con regolatori conniventi

Quanti anni sono, che i tifosi italiani sanno con assoluta certezza che, a campionati di calcio acquisiti o quasi, scattano pubblicamente le indagini delle procure e delle diverse autorità regolatrici su ipotesi sempre più vaste di calcio-scommesse e illeciti societari? Si è cominciato dagli anni Ottanta. Da oltre un decennio, poi, le indagini scattano precise come orologi svizzeri: per dare il tempo, a campionati fermi nella pausa estiva, di graduare le sanzioni ai club e ai loro dirigenti alla ripresa del campionato successivo. Non è il segno che ovunque, nel calcio come altrove, ci sono mele marce e gente senza scrupoli. E’ la foto di un sistema di cui sappiamo da molti anni la malattia, che non si è voluto curare. Perché di mezzo c’è la politica, e siamo l’unico paese avanzato in cui anche la tv è politica.

Quest’anno è peggio del solito. Non solito ieri la maxi retata con 50 arresti per maxi combines nelle serie minori, falsando i risultati delle partite per farci soldi a palate con le scommesse. Non solo l’ennesimo pezzo del logoro sistema federale del calcio che va in pezzi, con le sciagurate parole del presidente Belloli della Lega Dilettanti contro “le 4 lesbiche” del calcio femminile. C’è pure una maxi indagine che va al cuore del meccanismo finanziario del sistema calcio italico, e che ipotizza un patto occulto tra Lega Calcio, Sky e Mediaset nell’attribuzione dei diritti tv, a fine giugno 2014. E’ un’indagine gravata da un’enorme ipocrisia: perché a dare l’ok alla spartizione a tavolino, che avvenne allora sotto gli occhi di tutti violando il bando e le risultante della gara che era avvenuta, fu insieme all’Agcom anche l’Antitrust che oggi indaga e manda la Finanza a perquisire e sequestrare. Che fosse una brutale intesa anti-concorrenziale, lo denunciarono invano in quegli stessi giorni vasti settori dei media, compreso chi scrive. Mentre ora si procede sulla scorta di una dichiarazione di Lotito, che si è vantato di aver messo allora d’accordo Murdoch e Berlusconi: una cosa che avvenne sotto gli occhi di tutti, e per altro magari con il concorso del presidente di Lega Calcio Beretta, quello che secondo Lotito “conta zero”. Che cosa avvenne, un anno fa?

Che per il triennio 2015-2018 la Lega Calcio decise di incassare 945 milioni a stagione per i diritti tv, con un accordo Sky-Mediaset: la prima pagava e paga 572 milioni per tutte le partite sul satellite, il Biscione 373 per le 8 big sul digitale. Era il risultato della gara che era stata bandita, e che aveva diviso i diritti in 4 lotti? Neanche per idea. La Lega accettò di incassare 130 milioni in meno rispetto alle proposte giunte sul bando di gara. Ma l’esito della gara era tale da alterare l’equilibrio tra Mediaset e Sky. Sky, infatti, si era aggiudicata i diritti delle migliori 8 squadre per il satellite, con l’offerta più alta. Ma non tutte le altre partite in esclusiva su satellite e digitale terrestre: la sua offerta era risultata inferiore a quella di Mediaset. Senonché il lotto arrivò a Sky attraverso Mediaset, dopo che l’Agcom, con l’Antitrust stessa e in accordo con la Lega, diede il via libera alla sub-licenza. Mediaset aveva offerto di più, ma non si capì mai come potesse subordinare la sua offerta anche a uno degli altri lotti maggiori, cosa che il bando non prevedeva. Per questo i due gruppi tv trattarono, e la Lega Calcio ne fu ben felice, non potendosi inimicare il Milan che era anche uno dei due gruppi tv in contesa, nonché un pezzo essenziale della politica italiana.

E la cosa incredibile fu che a quel patto di plateale violazione di ogni regola della concorrenza hanno dato allora la benedizione l’Agcom e l’Antitrust, che oggi indaga evidentemente sulla sua cecità di allora visto che l’infrazuione alle regole avvenne sotto gli occhi di tutti. Il patto consentiva a Sky e Mediaset di continuare a utilizzare le rispettive piattaforme su cui operano tradizionalmente (digitale e satellite), mentre saltava l’assegnazione “incrociata” dei lotti per massimizzare i profitti (ovvio che 130 milioni in meno alla Lega hanno colpito le casse dei club minori).

Il grande padrino dell’accordo fu il consulente della Lega Calcio, la Infront di Marco Bogarelli, il vero mediatore a cavallo tra calcio e tv che sconfessò lui per primo il bando che aveva scritto. E anche se nel frattempo Infront è diventata di proprietà del gruppo cinese Wanda, sempre Bogarelli resta alla sua testa come re invisibile del maggior flusso finanziario che regge il malato calcio italico. Regge per modo di dire: perché quel miliardo scarso l’anno copre solo l’80% del costo del personale dei club di serie A, tanto per dirne una.

Diamo un occhio a valutazione e bilanci dei club. Il Milan nel bilancio 2014 ha registrato ricavi per 224 milioni, il patrimonio netto è negativo per 94 milioni, la perdita è di ben 91 milioni. I debiti totali sono 334 milioni, una volta e mezza il fatturato. La Juventus ha ottenuto ricavi per 300 milioni, ma ha patrimonio netto positivo di 42 milioni, un margine operativo di 69 milioni, perdite di 7 milioni, debiti per 211 milioni. Infatti capitalizza in Borsa praticamente solo quanto i suoi ricavi. La Lazio, tra le tre squadre italiane quotate ha chiuso in utile il 2014 per 7 milioni, ha ricavi per 84 milioni, un margine operativo positivo di 24 milioni, debiti finanziari per soli 20 milioni. Ma vale in Borsa meno dei suoi ricavi. La Roma ha chiuso in perdita per 38 milioni, con debiti a 137 milioni e con solo 128 milioni di ricavi. Ma in Borsa vale un multiplo della Lazio, che invece ha i conti in regola.

Le quotazioni di borsa italiane del calcio sono pura follia, svincolate da asset patrimoniali   e rendimento del capitale. Non andavano autorizzate dalla Consob negli anni ’90, perché altrove in Europa furono consentite solo con stadi propri delle società e attività da merchandising oltre a incassi e diritti tv. Il Manchester United da solo nel 2013 ha registrato profitti per 204 milioni. Fate un paragone coi conti delle grandi società italiane citati prima, e capirete perché in 15 anni la seria A italiana dall’essere insieme alla Premier League britannica la prima del continente per fatturato, è diventata a mala pena la quinta in Europa. Negli ultimi 5 anni, la Premier League britannica ha registrato incassi a vario titolo per 15 miliardi, la serie A per 8. Tre anni di diritti tv britannici valgono quasi 6 miliardi, il doppio dell’accordo dell’intera Lega calcio per tutti i campionati italiani. E mentre la Bundesliga tedesca registrava nei bilanci 2013 profitti per 62 milioni, la serie A aveva perdite per 166 milioni.

E’ per questo, che il calcio italiano è preda di manager senza scrupoli, senza capitali, di scarsa cultura a giudicare dalle loro stesse dichiarazioni, e troppo spesso dediti al malaffare. Sono le cifre a dirlo: e regolatori e istituzioni lo sanno benissimo.

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2 Responses

  1. aldo

    Di solito apprezzo molto le analisi di Giannino ma in questo caso non sono molto d’accordo, intanto va detto che grazie ad Infront il malandato calcio italiano riesce a vendere i diritti televisi a cifre inferiori al solo calcio inglese, riescono ad incassare più del calcio spagnolo, del calcio tedesco e del calcio francese e basta guardare la miseria delle partite, la qualità dei giocatori e gli spalti vuoti degli stadi (vecchi e malandati) per capire che è un capolavoro, a dimostrazione che sanno fare bene il loro mestiere e che la Lega calcio (quindi le società) ci guadagna assai. In quanto al pseudo accordo anti concorrenza per i diritti TV mi ricordo che a suo tempo ci fu una grande discussione prima di trovare un accordo finale che permise alla Lega di incassare molto di più rispetto alle singole offerte degli operatori per i singoli pacchetti, non a caso votarono tutti a favore della soluzione finale, eccetto mi pare la Fiorentina che si astenne.

  2. Rodolfo

    Egregio Giannino, aggiungiamo che non fu eseguita nessuna gara per l’assegnazione dei diritti tv e Il gruppo ( Liberty) di J. Malone denuncio’ che non ci fu alcuna gara. La TV Svizzera italiana cerca sempre di entrare in Italia ma, se i giudici non fermano la concorrenza “sleale?” tanto ci pensa la Corte Costituzionale. La Corte Europea di “Bruxelles” non puo’ nulla contro Il blocco Mediaset Rai sistema giudiziario Italiano. Distinti saluti

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