23
Mar
2015

La sete di democrazia e il costo dell’“acqua pubblica”—di Max Del Papa

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Max Del Papa.

Quello che ogni famiglia aveva capito in modo percettivo, sulla pelle del proprio portafoglio, adesso è ufficiale: in un decennio il costo dell’acqua è aumentato praticamente del 100% (95,8%, per la pignoleria). Ne dà notizia Sergio Rizzo sul Corriere riprendendo i risultati dell’Ufficio Studi della Confartigianato. Non basta. La tendenza appare serenamente fuori controllo, e con i nuovi metodi di calcolo delle tariffe le bollette non potranno che impennarsi ulteriormente. Sono serviti i compulsatori di referendum come quello che, nel 2011, metteva di fronte ad un falso dilemma, fuorviante e ideologico: mantenere l’acqua, “bene pubblico”, nelle confortanti e sagaci mani pubbliche, oppure abbandonarla ai rapaci artigli del famelico privato?

Ricordiamo, all’epoca, l’isteria, il clima da caccia alle streghe (private), i toni da crociata, le iniziative di indottrinamento nelle scuole (pubbliche), del tutto inopportune al limite dell’illegittimità, dirette com’erano a ragazzini non ancora in età di voto, ricordiamo la disinformazione, la propaganda, la distorsione, il terrorismo mediatico. L’opzione, in realtà, non abbandonava niente a nessuno: proponeva la possibilità di introdurre metodi gestionali meno dispersivi e clientelari affiancando soggetti privati, muniti di specifiche risorse ed expertise, al soggetto pubblico che manteneva la definitiva proprietà del bene. Come succede ovunque in Europa e nel mondo civile. Niente da fare. Fu privilegiata a furor di popolo una gestione pubblica che pubblica non è, che resta cosa loro, di pochi comitati e potentati liberi, loro sì, completamente, di proporsi con arroganza quali esclusivi rappresentanti assoluti della salute pubblica. E di insistere senza alcun controllo reale su ulteriori sprechi, clientelismi, metastasi burocratiche da tradurre nell’esplosione dei prezzi, nella pessima amministrazione.
Tanto fu. Il referendum stroncò qualsiasi velleità riformatrice. “Pubblica” era, l’acqua, e “pubblica”, ossia nelle mani di pochi pro tempore (un tempore indefinito) aveva da restare. Qualche sventato fu udito (da chi scrive) compiacersi: “Per me l’acqua può anche raddoppiare, è una questione di princìpio”.

Sarà contento, allora.

È andata precisamente così, ed è quasi patetico riassumere il rosario di cause: quando un bene resta in un monopolio “pubblico”, il “pubblico” giustamente ne approfitta – perché non dovrebbe? Per seguire i dettami della bella politica? Non scherziamo. Insiste nella malagestione “con più fame che pria”, forte del consenso dopato dei cittadini. Aumenta le trattative private, perché lui, “pubblico”, può. Lui può tutto e non deve rispondere di nulla, non deve fornire spiegazioni a piè di lista: le tariffe sono aumentate del 100%? E’ il costo della democrazia, e non fa niente se questo costo è del tutto fuori da ogni parametro europeo. Tanto, “nessuno” paga, con virgolette altrettanto imposte dalla dimensione “pubblica”.

Sarebbe potuto andare altrimenti? Sì, cioè no: quella dei nostri referendum, dal nucleare all’acqua a qualsiasi altra questione, è la storia grottesca di una infinita incomprensione dei fatti, delle dinamiche, delle prospettive. Ma a che serve ora rimarcarlo? Gli italiani, opportunamente imbeccati da quella politica che, comprensibilmente, non voleva rinunciare alle sue rendite di posizione, hanno scelto: adesso non potranno lagnarsi, viceversa, coerentemente, dovranno compiacersi dell’esplosivo aumento della bolletta acquifera nel volgere di una decade. Proporzionalmente, ci ritroviamo l’acqua più cara d’Europa; e non potrà che rincarare ancora. Anche nell’acqua, meglio gli sprechi, la moltiplicazione di
baracchini e baracconi, la gestione clientelare, le infrastrutture decrepite, i progetti di ammodernamento lettera morta, la mano mafiosa sull’intero Mezzogiorno, le trattative riservate, gli appalti agli amici degli amici. Tutto, purché non “privatizzato”. Meglio l’acqua “pubblica”.

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14 Responses

  1. Cristian

    Quindi pubblico è brutto e privato è bello ed efficiente? Allora ha ragione la Nestlè, che vuole un borsino dell’acqua, così le multinazionali potranno imporci anche questa tassa occulta.

  2. giorgio

    @Cristian

    Ma quale tassa occulta?! Ha una minima idea del funzionamento delle dinamiche di mercato?! Meglio gli affidamenti diretti alle solite clientele politiche, che pur di guadagnare in euro in più (come sarebbe normale anche all’interno di un qualsiasi paese normale, solo che il prezzo deriverebbe dal compromesso fra domanda e offerta), dall’alto della loro posizione monopolistica, alzano i prezzi, senza preoccuparsi minimamente della condizione in cui versano gli impianti (con acquedotti, che in alcune zone del sud-italia, perdono più del 70℅ della loro portata)?!

  3. Nico

    Ahi ahi ahi … L’acqua pubblica e’ salata!
    Chi e’ causa del suo mal pianga se stesso.

  4. Massimo Decio Meridio

    @giorgio
    Conosciamo bene il funzionamento delle dinamiche di mercato. Sono sotto gli occhi di tutti. Ma sicuramente i fautori del “privato è bello (tanto pagate voi)” saranno in grado di fornire centinaia, ma che dico, migliaia di esempi concreti di affidamento a privati di utilities che hanno comportato del medio lungo periodo un sensibile abbassamento deli prezzi a favore della collettività – oddio pardon del consumatore, il concetto di essere umano e di collettività ne sono totalmente distinti -…. e che alla fine non abbiano fatto il solito cartello ….
    Certo il publbico ha il monopolio, il privato che gestisce la stessa identica utility invece non ha il monopolio. Bizzarro. Ah, certo apriamo il mercato alla “concorrenza”. Ce li vedo questi privati mossi da profonde convinzioni morali di fare il bene della collettività combattere tra di loro per abbassare i prezzi fino a rimetterci ….
    Ah certo, ma c’è la domanda e l’offerta a regolare tutto … peccato che la domanda nei grandi numeri sarà sempre quella visto che per vivere, guarda caso, pare serva anche bere acqua …. e pertanto sarà di fatto l’offerta a regolare il prezzo …e chissà chi avrà in mano l’offerta …
    E come dovremmo aprire questo mercato dell’acqua ai privati ? Fatemi capire perchè a me purtroppo – per evidenti limiti intellettivi beninteso – sfugge del tutto. Facciamo un esempio pratico.
    Affidiamo a privati la gestione dell’acqua potabile per una città come Roma.
    Come facciamo ? Apriamo il mercato a più privati ? E come somministrerebbero l’acqua ? Distingueremo anche per loro il fornitore dal distibutore (concetti che taaaanto bene hanno fatto alla concorrenza del mercato elettrico – che in pratica è inesistente) ? Oppure ognuno gestirà un acquedotto distinto ? Cosi magari il mio vicino di casa sarà costretto a pagare il doppio di me perchè il suo palazzo ricade nell’acquedotto sbagliato ?
    Ah bè certo, facciamo una bella gara di affidamento del servizio a chi da le garanzie più opportune … qui in Italia abbiamo il fior fiore delle aste per appalti pubblici che possono di certo testimoniare l’altro grado di trasparenza e di correttezza nell’esperimento delle gare …. parole come corruzione e mazzette del resto sono invenzioni, nemmeno originiali invero, dei giornali ….. sarei persino pronto a scommettere sui nomi dei famosi privati che si aggiudicheranno queste onestissime gare di affidamento ….
    Così alla fine spostiamo semplicemente un centro di guadagno dal pubblico al privato senza cambiare gli attori in gioco. Solo che nel pubblico alla fine qualche scandalo se si rubano i soldi lo leggiamo, ci indigniamo e forse – per quelli che ancora credono di votare – li puniamo, nel privato verrà tutto coperto dalle ovvie legittime esigenze di impresa.
    E il povero consumatore – chiamarlo cittadino sembra veramente troppo – alla fine paga lo stesso se non addirittura di più … che bello ….

  5. pablo

    A Parigi ( tanto per far un esempio ) il Comune ha dovuto riprendere in mano la gestione dell’acqua a causa della pessima gestione privata. Senza andare lontano basti vedere comunque la gestione privata dell’acqua di alcuni comuni del Lazio e della Sicilia,i primi che mi vengono in mente e che conosco da vicino.”Privato è bello” è uno slogan propagandistico come quello di schieramento opposto che diceva “Le fabbriche agli operai”.Dottrine diverse, apparentemente in antitesi (liberismo e marxismo)stessa devastante radice ideologica!

  6. massimo lazzerini

    Quindi Sergio Rizzo ci sta dicendo che da quando la gestione dell’acqua è in mano a società miste pubblico/privato le bollette sono aumentate a dismisura, confermando che una gestione completamente pubblica, se esercitata fa amministratori competenti fa risparmiare i cittadini. Questo è un articolo di pura disinformazione con il quale si vorrebbe far credere che una gestione completamente privata migliorerebbe le cose. Kcome quelli che chiedono “più Europa!”). Il liberismo all’ennesima potenza!

  7. Andrea D.

    In realtà esistono meccanismi, anche se non perfetti, per tentare di rendere competitivi, a determinate condizioni, i monopoli:

    Tale soluzione è l’assegnazione del diritto ad operare su un mercato in condizioni di monopolio attraverso un appropriato meccanismo d’asta. Attraverso l’asta, il governo può rendere operativa la concorrenza tra potenziali offerenti di un servizio la cui produzione presenta rendimenti crescenti e quindi non lascia spazio a più di un produttore per volta. `
    Il governo dovrebbe assegnare il diritto a produrre un certo bene o servizio all’impresa che si impegna a soddisfare interamente la domanda di mercato al prezzo più basso. Se vi sono almeno due concorrenti tra loro simmetrici e se vi e assenza di collusione, si aggiudicherà l’asta l’impresa che offre il minimo prezzo compatibile con profitti non negativi […]

  8. Giorgio L.

    @Massimo Decio Meridio. “Ce li vedo questi privati mossi da profonde convinzioni morali di fare il bene della collettività combattere tra di loro per abbassare i prezzi fino a rimetterci”. Il privato non agisce per “profonde convinzioni morali” o per “il bene della collettività”, ma per esercitare la funzione d’impresa in modo economicamente sostenibile. Questo è l’unico modo perché un’impresa, una qualsiasi impresa, possa stare in piedi e sviluppare i suoi effetti sulla società in modo prolungato e continuato. Lei preferisce illudersi che i politici e i funzionari pubblici sarebbero meglio perché moralmente superiori e altruisticamente votati al bene collettivo? Auguri. A proposito, chi lo decide qual è il bene collettivo? Lei? Una gestione privata porta, al di là di considerazioni squisitamente economiche, a una basilare separazione fra controllore (pubblico) e controllato (privato), che con un monopolio pubblico semplicemente non esiste. Senza contare che qualsiasi monopolio pubblico scaricherebbe le conseguenze dei propri dissesti finanziari sulla collettività, cosa che a un privato sarebbe non dico impossibile, ma senz’altro più difficile.

    @pablo. Liberismo e Marxismo hanno la stessa devastante radice ideologica? Questa mi giunge nuova. Me la spiega? Poi mi spiega come mai la parola “liberismo” esiste solo in italiano.

    @massimo lazzerini. “confermando che una gestione completamente pubblica, *se esercitata da amministratori competenti* fa risparmiare i cittadini”. Anche una gestione completamente privata, se esercitata da imprenditori altruisti, onesti e disinteressati al guadagno, fa risparmiare i cittadini. Con i “se” possiamo costruirci il mondo ideale che preferiamo. Ma la realtà qual è?

  9. ALESSIO DI MICHELE

    Gli articoli di questo sito, pur molto interessanti, mi sembra che in genere girino intorno al problema dei problemi: grandi parti dell’ opinione pubblica votante vuole Stato, più Stato, ancora più Stato. Anche quelli che hanno vissuto/un po’ studiato la storia del Novecento e le montagne di morti che Stati ipertrofici hanno causato. Niente, nulla sembra capace di insegnare che non esiste lo Stato saggio, o l’ uomo di potere equilibrato, se tale potere è assoluto. Consoliamoci: una volta lo Stato doveva fare tutto, oggi “solo” la gran parte dell’ economia. La considerazione che chi è padrone dei mezzi è anche padrone dei fini ? Non pervenuta. Libertà ? Aiuto, ci dà allergia. Vogliamo lo Stato papino che ci esima dal vivere responsabilmente. Forse qualche indagine di tipo psicanalitico sarebbe interessante. Non so di lavori interessanti in questo senso dopo “Psicologia delle masse ed analisi dell’ io”: non a caso opera di uno che dovette scappare da un altro Stato ipertrofico.

  10. Giorgio

    @Massimo Decio Meridio

    Di ricette per la gestione efficiente ce ne sono molte (di certo non dovrebbero avere nulla a che fare con le orripilanti regole sul mercato dell’energia elettrica), io sono dell’idea che l’acquedotto dovrebbe essere gestito da un consorzio al quale ogni azienda, che opera nel settore, ha diritto di partecipare in parti uguali. Ma anche una semplice gestione in appalto (con regole europee), sarebbe migliore della gestione attuale, con municipalizzate sempre sull’orlo del fallimento, che agiscono secondo logiche politiche senza confrontarsi mai con le esigenze dei consumatori.
    Vuole un esempio gestione privata che ha fatto abbassare i prezzi e migliorare le condizioni per i consumatori? Il mercato della telefonia mobile le basta?

  11. pablo

    @ Giorgio L.Che marxismo e liberismo (o liberalismo come preferisce Lei, che è la medesima cosa ) abbiano la stessa radice non Le deve giungere nuova. Basti riguardare la Storia dalla Rivoluzione Francese e dalla Guerra di Indipendenza Americana in poi. Esaltazione dello Stato da una parte e esaltazione del “mercato” da un’altra.Collettivismo ed individualismo econimoco hanno la stessa matrice distruttiva.Ovviamente Lei può pensarla come vuole, ma” tant’e”, per farla più che breve.Distinti saluti

  12. E’ vero, il prezzo dell’acqua potabile in Italia è “fuori da ogni parametro europeo”. Ma nel senso che è decisamente inferiore, però! Nonostante gli aumenti di cui parla l’autore dell’articolo.
    Basta scrivere su google “confronto prezzo acqua paesi europei”, provare per credere.

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