10
Feb
2015

Expo: poche idee, e confuse—di Roberto Brazzale

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Roberto Brazzale.
La messa cantata dell’alimentarmente-corretto è iniziata ieri a Milano tra gli squilli delle trombette e dei tromboni: 42 (diconsi qurantadue) tavoli tematici a cui hanno partecipato oltre 500 (diconsi cinquecento) esperti, una specie di Leopoldona del gargarozzo, tra un “diritto costituzionale al cibo”, una “lotta agli sprechi”, una “eredità morale”, un “no a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità”, un pontificio appello a “rinunciare all’autonomia dei mercati”, un presidenziale “serve un nuovo modello di sviluppo” (ecco, dopo trent’anni ci mancavano proprio le ricette della sinistra-DC, fortuna che ora c’è Mattarella), tra un “delineare l’agenda per uno sviluppo equo e sostenibile”, e via “bla-bla” cantando.

Nello stesso momento in cui l’Accademia dei Lincei, sebbene terrorizzata per le conseguenze di scorrettezza politica, implora di non rinunciare a scienza ed OGM che il fotogenico ministro Martina ed il suo codazzo di agrocattocomunisti, la cui mamma è sempre incinta e dannatamente feconda, si bea di aver bandito per sempre dal verginello stivale, impestato da aflatossine e fitopatologie;

nello stesso momento in cui all’eroico agricoltore friulano Giorgio Fidenato viene proibito da ogni organo politico e giudiziario della repubblica sabauda di seminare sulla sua terra ciò che è costretto a comprare nei consorzi agrari della Coldiretti importato dall’estero;

nel momento in cui il mercato, la tecnologia, il libero scambio, l’imprenditorialità individuale, la libertà di movimento di capitali, persone, tecnologie, hanno permesso al mondo in 40 anni di sfamare con cibo abbondante e conveniente 3 miliardi e mezzo di persone in più rispetto al 1970 (se la Chiesa se ne ricordasse, ogni tanto…); e ciò certo non grazie alla FAO, alla mortifera PAC, e nemmeno grazie al biologico o agli OGM free, estetismi per satolli;

nello stesso momento in cui ogni possibile assessore, ex ministro, pasionaria bucolica, si stracciano le vesti, senza sapere di ciò di cui parlano, invocando misure protezioniste perché in Italia si smetta di importare i generi alimentari che il paese non è in grado di produrre da solo per motivi strutturali di scarsità di territorio (che vogliono? che ci rubiamo il pane dalle mani a peso d’oro per far contenta la Coldiretti? chiedete l’uscita dalla parità di cambio, macachi! sveglia, che la mamma ha fatto i gnocchi!);

nello stesso momento in cui ci apprestiamo a veder inaugurare una edizione dell’expo imbarazzante nel suo snobistico provincialismo, spocchioso ed incosciente, irresponsabile ed arrogante, ispirata da chi vive tra Parioli e via Montenapoleone, piegata ad essere vetrina della quotazione in borsa di Eataly insignita non si sa come e da chi del primato del saper fare italiano (a posto saremmo!…), un’expo nel quale insegneremo ai poveri del mondo come devono rimanere tali per non disturbare l’amenità del quadretto arcadico che ci piace così tanto da quando ce ne siamo affrancati, noi;

in quello stesso momento veniamo a sapere che da circa un paio d’anni un gruppo di decine di docenti e ricercatori, coordinati da Laboratorio Expo (pensate i nostri soldi dove finiscono), sta lavorando su una “Carta di Milano” che dovrebbe costituire l’eredità di “Expo 2015”, la cui ambizione sarebbe quella di chiedere un’“assunzione di responsabilità, da parte di tutti, nella battaglia per il diritto al cibo e contro le diseguaglianze e gli sprechi alimentari, indicando contestualmente le priorità, ponendosi come bussola per capire quale direzione e quali soluzioni adottare, coinvolgendo 130 centri di ricerca nel mondo, a partire dall’idea del cibo e dei diritti….bla, bla…”.

Abbiamo capito bene? Decine di docenti e ricercatori, 130 centri di ricerca, 500 esperti su 42 tavoli tematici, che hanno tanto tempo libero per disquisire del nulla, per sublimare il vuoto?
Fantastico: una zappa a testa, fuori sui campi, e nessuno avrà più paura della fame nel mondo. Semmai dell’obesità.

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6 Responses

  1. ALESSIO DI MICHELE

    @Alessandro: perché la stampa tace ?! Perché dovrebbe dire che sua Banalità, il noto curato di Buenos Aires, si dimena tra ovvietà e stupidaggini, perché all’ andata diminuisce l’ offerta di cibo ed al ritorno aumenta la domanda (già, ci vorrebbe una bella diminuzione della domanda, ritardante per lui, accelerante per lei, musicale per l’ altro, insaporita alla fragola, ma egli non vuole); perché dovrebbe dire che gl’ itaGliani sono analfabeti sempre pronti a dare addosso alla tecnologia, almeno se si sono assicurati in tasca l’ iPhone 27, perché va di moda, ed il giornalista italiano le gonadi le lascia a casa, la mattina; perché ragionare significa dire cose sconvenienti, noiose ed oscure, impegnarsi e perdere copie, così, dopo, il frantoio rosa, quello che è tanto del buon tempo che fu, ma che probabilmente usa grassi che, persino nel buon tempo che fu, si usavano solo per la saponificazione, col cavolo ogm che ti compra spazi pubblicitari; perché in ItaGlia è stata inventata “la dignitosa povertà”, cioè quella degli altri, e non a caso non c’ è mai stata rivoluzione; perché, se sentite Caterpillar (Rai radio 2, ogni giorno, meno che per Sanremo, h. 18 – 19,30) si arriva tranquillamente a stuprare la fisica, pur di propagandare il modello pauperista che tanto piace. A tutti costoro propongo una nuova mostra: sempre nello stesso posto, dopo “Expo Milano”, una bella rassegna intitolata “Baciate …” .

  2. Enrico Ceotto

    L’articolo contiene spunti interessanti, suggestivi ed in qualche caso geniali. Peccato degradi costantemente verso una polemica gratuita, poco costruttiva, fine a se stessa. Guardiamo le cose con un pizzico di pragmatismo: piaccia o no l’EXPO attrarrà nel nostro paese persone da tutto il mondo, che spenderanno in alberghi ristoranti e negozi, con beneficio della nostra economia. Se poi l’estensore di questa nota vorrà indicarci qualche strada maestra alla soluzione dei problemi del mondo, diversa dal mandare a zappare docenti e ricercatori, lo leggeremo tutti con interesse.

  3. Stefano Bertuol

    Concordo pienamente con Piero Bonacorsi. Parole “vuote” come sono vuote le calorie di certi cibi. La demagogia a etti la si può trovare in qualsiasi “mercatino della retorica” ma non porta a nulla e riprendendo la frase di chi ha preceduto …” Se poi l’estensore di questa nota vorrà indicarci qualche strada maestra alla soluzione dei problemi del mondo, diversa dal mandare a zappare docenti e ricercatori, lo leggeremo tutti con interesse..” rimaniamo in fervente attesa. Riprendendo poi il commento di Enrico Ceotto, che dà la qualifica di “oracolo detentore delle verità assolute” alla trasmissione di Rai Radio2 Caterpillar .Ricordo che è trasmessa dalla radio di Stato….che seguendo il filo del discorso dei “padroni” non credo possa essere “ibera” da condizionamenti Eatiniani o Petriniani….. mah….

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