8
Feb
2015

Debiti della sanità italiana: ulteriori spunti di riflessione per i riformatori lombardi

Il decreto legge n. 35 dell’8 aprile 2013, poi convertito dalla legge n. 64 del 6 giugno 2013, ha contribuito a migliorare (pochino) quella che era la situazione disastrosa dei debiti vantati dalla Pubblica Amministrazione italiana. Ciò nonostante non siamo ancora in una situazione desiderabile, anche e soprattutto per quel che riguarda l’ambito sanitario.

La CGIA di Mestre ha diffuso i dati sui debiti riferiti al 2013 e, stando a stime molto prudenti e parziali – mancano dal conteggio i mancati pagamenti delle Asl della Toscana e della Calabria –, il debito della sanità italiana ammonterebbe ad almeno 24,4 miliardi di euro (per i dettagli si veda la voce Wikispesa “Sanità – Debiti verso i fornitori”). Una cifra pari a più di 1,5 punti di PIL. Né ci si aspettano sostanziali miglioramenti per il 2014. Il segretario della CGIA Giuseppe Bertolussi ha infatti sottolineato che se da un lato è vero che continuerà il piano di ripianamento dei debiti cominciato nel 2013, dall’altro possiamo ragionevolmente aspettarci che nel corso del 2014 si sia accumulata una nuova quota di debito sanitario; se a questo aggiungiamo i mancati pagamenti di Toscana e Calabria, il debito complessivo del 2014 non dovrebbe scostarsi di molto da quello del 2013.

Al dato nazionale, come spesso accade in ambito sanitario, fanno seguito comparazioni e classifiche a livello regionale. Nel caso specifico, la classifica del debito verso i fornitori degli enti del Servizio Sanitario Nazionale viene guidata dal Molise, con 1416€ per abitante, seguito da Lazio (1017€) e Campania (660€). In fondo troviamo la Provincia Autonoma di Bolzano con 144€ per abitante. Tra le regioni a statuto ordinario, l’Umbria è quella con il minore debito per abitante (187€), seguita dalla Lombardia (228€).

Nello stesso rapporto la CGIA di Mestre ha pubblicato i dati sui tempi medi di pagamento della Sanità alle imprese. Tra quelle a statuto ordinario, le regioni più veloci su questo fronte sono Lombardia e Marche, rispettivamente con 88 e 91 giorni (dati 2014). All’altro capo della classifica si trovano Calabria e Molise (794 e 790 giorni).

Come molti sanno, in Lombardia è in corso da mesi una discussione sulla riforma del sistema sanitario regionale. Su questo blog si è già invitato alla prudenza (si legga qui); i dati diffusi dalla CGIA offrono l’opportunità per rinnovare questo invito.

In una nota congiunta, il vice presidente e assessore alla Salute di Regione Lombardia Mario Mantovani e l’assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione Massimo Garavaglia hanno così commentato lo studio CGIA: “Regione Lombardia si conferma una delle migliori Regioni italiane sia in termini di debito verso i fornitori, sia in termini di tempi di pagamento”. L’auspicio è che gli assessori siano davvero convinti che si tratti solo di un’ulteriore conferma. In questo modo, infatti, non si correrebbe il rischio di una riforma che vada nel senso di una diluizione della concorrenza e dell’apporto del privato in sanità né, tantomeno, nel senso di un ritorno al puro monopolio pubblico. In altre parole, non si può dimenticare che da un lato, è proprio la competizione con il privato ad aver reso gli ospedali pubblici lombardi tra i più efficienti d’Italia, e dall’altro, che è grazie alla stessa competizione se il sistema sanitario lombardo, globalmente inteso, viene considerato uno dei migliori del nostro Paese.

 

@paolobelardinel

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