30
Dic
2014

No a Syriza: le 4 lezioni del caso Grecia (che è un dramma vero)

Con la Grecia era cominciata l’eurocrisi 5 anni fa, e rieccoci. Malgrado sia stata salvata a colpi di centinaia di miliardi, la cura imposta da Fmi, Ue e BCE ha fatto saltare ad Atene governi dopo governi. Ha ristretto al lumicino i partiti che li hanno sostenuti. Ha fatto crescere sofferenza sociale e protesta. Con un 26% di PIL perso, un milione di occupati in meno dei 4,6 milioni del 2007, il 27% di disoccupati, emigrati che hanno superano il mezzo milione l’anno su una popolazione di poco superiore a 11 milioni. Cifre tragiche. Intollerabili e bisogna voltar pagina con una spallata finale, dicono in tanti non solo ad Atene.

In realtà, il caso greco ha 4 lezioni. La prima è che è vano continuare a dare aiuti su aiuti se non si rimediano negli anni i problemi veri. La seconda è  che “le vittime” hanno più volte disinvoltamente tirato la corda, e bisogna ricordarsi che assecondarli sempre diventa un azzardo che non valwe il costo. La terza è che il problema della sostenibilità reale di debiti ingenti equando è sparito un quarto del Pil esiste, ed è un errore confonderla con la mera sostenibilità finanziaria che “compra” tempo. La quarta è che questa volta l’euroarea  non è nuda esposta alla tempesta come nel 2010, ma forse neanche così dotata di armi efficaci a gestire il guaio greco come quasi tutti i commentatori oggi scrivono.

I fatti.  Fino a un mese fa tutto sembrava gestibile, dal punto di vista finanziario. Dal secondo trimestre 2014 la Grecia non è più in recessione. Grazie ai poderosi tagli nel settore pubblico, l’avanzo primario sul Pil è superiore al 2%, migliore di quello italiano. La Grecia è tornata in aprile, per la prima volta dal 2009, a emettere sui mercati un titolo pubblico di 5 miliardi di euro. Ma le riforme, i tagli e le privatizzazioni dovevano continuare, tra proteste che da 2 anni e mezzo sono crescenti. Non poteva durare il governo attuale di minoranza, guidato dal leader di Nea Demokratia di centrodestra Antonis Samaras, con l’appoggio esterno del Pasok socialista e di Dimar di sinistra riformista, più volte andato sotto dopo i parlamentari del Pasok uscivano dal partito sotto la pressione delle piazze. Per questo Samaras, d’accordo con la Commissione Juncker e la Merkel, ha tentato un colpo di forza. Ottenuta la prosecuzione dell’ombrello della Trojika per i soli primi 2 mesi del 2015, ha convocato a sorpresa le elezioni del nuovo capo dello Stato, per estendere la sua maggioranza da 155 membri ai 180 necessari per eleggerlo. Altrimenti sarebbe stato scioglimento del parlamento ed elezioni anticipate. Con il rischio concreto di riaprire l’eurocrisi, visto chi è in vantaggio nei sondaggi. Samaras ha perso, e il 25 gennaio ad Atene si vota per l’ennesima volta. Nei sondaggi, oltre il 50% dei voti va a chi non ne può più dell’euro, sia pure divisi tra destra e sinistra.

Gli aiuti alla Grecia. Tra gennaio 2010, quando fu ufficiale che il deficit annuale greco non era del 3,7% come dichiarato ma del 13%, e marzo 2012, Atene è stata beneficiaria di ben 4 diversi pacchetti di sostegno comuni, tra Ue e Fmi, per oltre 150 miliardi di euro, anzi oltre 200 se sommiamo tutte le linee di credito concesse. Ed è passata per due default del suo debito pubblico nel 2010 e 2011, non onorando i pagamenti dei suoi titoli in scadenza, riacquistati da chi è corso in aiuto, e tosando i privati sommando i due interventi del 75% del valore. A fine 2011, di fronte a una nuova ipotesi di abbattimento del 50% del debito pubblico greco, l’allora premier socialista Papandreou forzò la mano, annunciano un referendum popolare che sarebbe stato sicuramente perso per l’euro. L’Europa imbestialita lo fece dimettere, e a un governo tecnico vennero concessi altri pacchi di miliardi di euro di linee di credito in cambio di riforme vere. Governo travolto dopo 5 mesi. C’erano già tutte le premesse per la crisi che travolge oggi Samaras.

Gli squilibri persistenti. Solo grazie alle 2 ristrutturazioni già avvenute il debito pubblico greco è attualmente al 177% del PIL. Nel senso che già nel 2011 era salito al 170% e oggi, con un PIl ridotto del 27%, sarebbe al 250% e oltre, se non si fosse intervenuti in aiuto. Ma la sua sostenibilità resta un problma. Nel 2015 non sono previste emissioni pubbliche sul mercato – per questo ieri il FMI ha detto che a questo punto si tratterà solo con nuovo governo dopo il 25 gennaio – ma 17 miliardi di titoli scadono comunque nel 2015, 7 nel 2016, 7 nel 2017. Senza sostegno della Trojka, per la Grecia significa tornare a deficit insostenibili per la sua economia reale in ginocchio.

Gli aiuti su cui si trattava. Prima di rischiare e perdere, Samaras pare stesse trattando con Ue, Bce e FMI una nuova linea di credito biennale, per 21 miliardi di euro divisa a metà tra le due rive dell’Atlantico. Poiché non avrebbe comunque intaccato la montagna di debito pubblico, pare anche che Samaras avesse aggiunto la richiesta di estendere di 20 anni la durata di tutti i titoli pubblici in mano europea senza aggravi d’interesse, equivalente a cancellare per circa 50 miliardi un sesto del debito greco attuale. Non ottenuto il via libera, Samaras ha tentato la forzatura. E ha perso. E’ questa comunque la pista che l’Europa si riserva di riaprire, se dopo il 25 gennaio ad Atene ci sarà un governo che chiede il ripudio del debito. Personalmente, sono meno ottimista dei più, sul fatto che funzionerebbe.

I nuovi partiti. Dopo il successo alle ultime europee con il 26% dei voti, la formazione oggi con oltre il 32% nei sondaggi è la sinistra antagonista di Syriza, che ha asciugato il Pasok ridotto a un 5%. Syriza e il suo leader Alexis Tsipras potrebbero crescere ancora. Il quesito è se sommata ai comunisti del KKE, alla sinistra estrema di Potami e a Dimar riuscirà a mettere insieme una maggioranza, visto che attualmente le tre formazioni insieme a stento arrivano al 9%. Dall’altra parte c’è Nea Demokratia che sembra reggere al 30%, i fascisti no euro di Alba Dorata oltre il 6%, la destra costituzionale del partito indipendente sul 5%. Di sicuro, i voti anti austerità e del no all’eurorigore sono in stragrande maggioranza: ma le estreme di destra e sinistra dovrebbero aggiungere i propri voti in parlamento.

La richiesta: il terzo default. Il programma di Syriza è netto: un terzo, massiccio default assistito della Grecia in 4 anni. Grazie alle due ristrutturazioni avvenute, attualmente dei 319 miliardi di debito pubblico greco solo 56 sono sul mercato in mano a privati, ben 205 sono detenuti da governi dell’euroarea, 27 miliardi dalla BCE, e 31 dal FMI. In altre parole questa volta il ripudio del debito non colpisce i mercati, ma gli Stati. E Syriza infatti nel suo programma la residua quota di debito in mani private e del FMI non la tocca, mentre chiede l’abbattimento ulteriore del 50% dei 232 miliardi detenuti da governi dell’euroarea e BCE. E che in più la BCE compri per 60 anni debito greco a interesse zero. Gli economisti che hanno elaborato il piano, George Stathakis e John Milios, sanno che è una provocazione. Ma pensano sia l’unico modo per far saltare l’eurorigore incentrato sul veto della Germania. Se dicono no, i tedeschi costringono la Grecia fuori dall’euro. Ma spalancano così la porta ad altri, a cominciare dall’Italia. Syriza ha già annunciato lo stop a privatizzazioni e ai tagli pubblici, il ripristino delle assunzioni di Stato e delle tredicesime e pensioni saltate. Merril Lynch stima gli effetti in 28 miliardi di deficit in 2 anni, più 17 miliardi di oneri finanziari: cifre da capogiro per un Pil greco 8 volte inferiore a quello italiano.

Il mercato non ci crede. Finora i mercati non credono allo tsunami. Lo spread italiano è risalito ieri a 145 punti, 30 punti più di quello spagnolo, ma stamane scende di 10 punti. Molti analisti ritengono che o Syriza non ce la farà, oppure Europa e Germania tratteranno con Tsipras duramente, e alla fine si troverà una soluzione intermedia tra il tutto e il niente. Alla fine, anche il 50% del debito greco è solo un modesto 1% del Pil europeo. A me questo ottimismo appare troppo scontato. Certo, l’ammontare di cui si parla per una qualunque assistenza ai greci, anche nell’ipotesi più grave, è copribile con la dotazione potenziale dell’ESM. Ma ricordianmoci che l’ESM non è il vecchio EFSF, è gestito dai ministri dell’euroarea. Se i greci davvero dovessero chiedere che a rimetterci siano tutti i paesi membri per il loro terzo default in 4 anni, non vedo la corsa di Padoan e dei suoi colleghi a dar ragione a Tsipras. Ripeto: a rimetterci sarebbero tutti, come abbiamo visto, mica solo i tedeschi copme ripetono i propagandisti. Al contrario, la Germania potrebbe benissimo dire ai greci “accomodatevi fuori, non è certo la svalutazione del vostro modestissimo export a preoccuparci sui mercati”.

In Italia. I tifosi di Syriza da noi sono tanti, anche qui a destra come a sinistra. Di ristrutturazione del debito anche italiano parlano economisti di sinistra come Lucrezia Reichlin e moderati come Paolo Savona o Gustavo Piga. Dalla Lega a Fratelli d’Italia a una bella fetta di Pd passando per un bel po’ di Forza Italia, oltre a SEL e alla Cgil, Syriza da noi ha più tifosi della Juventus. L’Europa politica ha sbagliato molto, a usare male il tempo regalatole dalla Bce di Mario Draghi. Dacché a molti sembrava un bel passo avanti la decisione annunciata a maggioranza dalla BCE di comprare presto titoli pubblici, entro un mese all’Europa potrebbe esser chiesto di perdere 100 miliardi abbuonandoli ai greci. Per che cosa? Dopo averli messi i ginocchio, per farli tornare al loro scassato settore pubblico, il peggiore d’Europa da decenni, nuovamente indicato come salvezza da politici demagoghi.  Se non sono errori questi, difficile capire che cosa significhi la parola.

 

 

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15 Responses

  1. Francesco A.

    Il dramma vero, a mio parere, è che tutto questo è avvenuto sopra le teste dei greci, e in generale dei cittadini europei. E’ l’arroganza di questi organi non eletti (FMI, BCE…) che fa più arrabbiare chi sgobba ogni giorno. E’ la chiara sensazione che ci siano regole e piani stabiliti da qualcuno senza aver minimamente chiesto il parere degli elettori che porta alla ribellione verso Euro ed Europa. E’ il non contare niente di una parte della società che porta le rivoluzioni, mentre la partecipazione porta alla democrazia, che in questo momento sembra essere il terrore dei nostri governanti nazionali ed europei.

  2. Francesco_P

    L’Argentina non ha l’Unione Europea e dispone di risorse naturali e potenzialità di sviluppo enormi, non comprabili ad alcuna delle nazione europee. Eppure è andata in default e la gente non aveva più niente da mettere nella pentola. L’Argentina è tuttora sulla “brutta china” che potrebbe portarla ad una nuova crisi finanziaria; non sta crescendo come potrebbe, anzi quest’anno la crescita del PIL s’avvia ad essere negativa. Motivi: criminalità, burocrazia, immobilismo, populismo, scarso interesse per gli investimenti stranieri, ecc.
    Prima di liberarsi dall’EU e dall’euro, che riconosco essere altamente imperfetti, bisogna guardare alla capacità di attrarre investimenti nazionali ed esteri, di consentire alle imprese di crescere, di avere una burocrazia snella, una giustizia veloce e certa ed una spesa pubblica proporzionata al PIL, così da non aggiungere zavorra fiscale ai contribuenti, siano essi persone fisiche che imprese.
    Purtroppo in Grecia prevale una visione populista ed assistenzialista da parte dei partiti a caccia di “voti facili”.
    Senza euro la Grecia si troverebbe in condizioni molto più drammatiche a causa della chiusura del mercati finanziari verso la dracma: non si presta a chi sai che non può restituire.
    L’idea di lasciar fallire la Grecia era molto meglio, ma avrebbe colpito il settore bancario in modo più violento. L’EU ha fatto delle scelte forse inopportune cercando di evitare le più tragiche conseguenze per la Grecia e per i greci. Ora si trova sul banco degli imputi per aver cercato di tirare fuori la Grecia dalle sabbie mobili in cui buona parte dei greci vuole rituffarsi.

  3. Andrea

    Grande Oscar, sempre chiaro, semplice, puntuale ed esplicativo. Presidente della Repubblica!!

  4. adriano

    Tutte chiacchiere inutili.Si torni alle monete nazionali e ognuno pensi per sè.Se devo diventare uno schiavo a deciderlo devo essere io,non una teoria economica.Purtroppo anche se vincerà Syriza non cambierà nulla perchè non è vero che propongono l’uscita dall’euro.Propongono di essere mantenuti dall’euro e hanno ragione.La famosa unione europea è una unione?Bene,gli stati ricchi aiutino quelli poveri con trasferimenti di risorse opportuni.Bisogna fare il contrario? Che bello.

  5. Francesco_P

    @adriano, 1 gennaio 2015,
    Bene,gli stati ricchi aiutino quelli poveri con trasferimenti di risorse opportuni“.
    Teoria perfetta per rendere poveri anche gli Stati ricchi, senza risolvere i problemi degli Stati poveri, o meglio, “spreconi“.
    Io sono critico verso l’UE e anche verso l’euro, ma dal punto di vista anglosassone: meno spese, meno burocrazia, meno rigidità, meno immobilismo e più pragmatismo. Quello che invece propone lei è infinitamente peggiore dell’attuale Europa con tutti i suoi limiti. E’ come distruggere la casa per fare una festa a cui solo i peggiori possono divertirsi mentre i più devono solo servire.

  6. Oscar Giannino

    caro Patrick,quel tweet che riporti val ancora perché è relativo alle quote di finanziamento a carico di ITA di Efsf prima e Esm poi, citati da cattivi politici ITA come “costi” a carico nostro quando corrispondono a un credito: sonop gli stessi cattivi politici che dimenticano regolarmente di ricordare ai loro elettori che BCE comproò più di 100mld di titoli Ita tra 2011 e 2012, altro che “l’Italia non ha avuto aiuti”… mentre in questo caso le richieste di Syriza si riferiscono a una perdita secca dell valore dei loro tiitoli detenuti dai diversi paesi dell’eurozona e BCE, per ITA la perdita sarebbe di poco inferiore ai 20mld tra valore nominale e interessi (cifre confermate da Bini Smaghi, avrai visto suo intervento). Quindi come vedi son cose diverse, e il sarcasmo è dunque infondato.

  7. Piero from Genova

    è vero che i Greci son spreconi mantenuti dai Debiti Non Rimborsati o dalla loro Monetizzazione.. ma poi toccherà a noi.. e poi pure alla mitica Germania (magari quando saremo vecchi o forse nell’ al di là).. e poi ancora dopo toccherà anche agli Usa.. quello che non hai capito (e che non capirai mai: così è necessario) è che “questa è una crisi essenzialmente diversa da quelle degli ultimi 200 anni che hai studiato sui libri”.. questo è solo l’Inizio del tramonto del capitalismo Occidentale iniziato qualche decennio dopo il crollo del capitalismo comunista.. a cui seguirà pure quello Asiatico (ma molto più in là).. processo che durerà ben oltre le nostre vite.. lo avevano già detto molte altre volte al lupo al lupo MA non era vero (da Marx a Spengler a Latouche e la sua Decrescita IN-Felice a Marcusse e l’uomo ad 1 dimensione: per esempio).. MA ora il lupo è arrivato per davvero.. e siamo solo all’inizio della fase di maturità/declino (molto variegata geograficamente).. il tuo liberismo vincerà nel mondo.. sarai contento..così è destinato.. ma sarà una dolorosa vittoria di Pirro.. la logica o privatizzi/precarizzi tutto o delocalizziamo è una necessità innarestabile e mondiale.. è l’ultima mossa del capitalismo per rinviare il suo tramonto.. tramonto dovuto all’eccesso di produzione in mercati ipersaturi con una tecnologia di processo ormai non più compensabile con l’innovazione di prodotto (altro che le candele degli Olandesi od il passaggio dal floppy alla chiavetta usb spesso citati per delegittimare la Tendenza Fondamentale)..
    le Onde di Innovazione e poi Recessione di Shumpeter Non Sono Eterne come CREDETE.. basterebbe pensare al fatto che non tutti i paesi possono avere un surplus commerciale (cito il classico indicatore che voi tutti guardate).. ma è Destino che Non lo Possiate Vedere.. Let It Be.. PS: i Mercati Finanziari Neutrali e Razionali Non Esistono.. sono Tutti Manipolati al 90% per fini Speculativi e/o Geopolitici.. e Tu lo sai bene.. o meglio: Tu non ci capisci nulla di tecnicalità anche perchè non son scritte da nessuna parte.. però ormai hai capito che Italia 2011 non è stata una questione di bilancio così come viene venduta.. idem Russia/Petrolio oggi (ma che strano: i due Ex Amici Silvio e Zar subiscono la stessa leva).. Tu ai Mercati Finanziari fai Finta di Crederci Solo perchè Ti Serve x Sostenere la tua Ideologia.. che comunque Vincerà Ma Perderà..

  8. luca

    Non sono un esperto, ma sembra l’opposto, ovvero che stia continuando la fine dello statalismo. Lo stato al centro ed i cittadini sudditi, con cittadini di seria A: politici e dipendenti pubblici, che della crisi se ne fregano, e i privati che dovranno lavorare e produrre per loro. Purtroppo sembra che le nazioni in cui lo statalismo è più forte e prospero abbiano e avranno sempre più problemi perché i privati (operai di aziende private, imprenditori, artigiani etc..) non riusciranno a creare abbastanza ricchezza per tutti, sicuramente non per sé stessi.

  9. adriano

    @Francesco_P Temo che partiamo da presupposti diversi,non giusti o sbagliati.Diversi.La mia priorità è il benessere dei cittadini non quella dei bilanci.E’ ora di finirla di dare importanza a qualcosa che non ne ha.Questo per me è “infinitamente peggiore”,non una provocazione interpretata male che ha lo scopo di scardinare il sitema.In economia tutto è convenzione.Non esistono valori assoluti.Parlare solo di parametri,di pil,di debito,di crescita,di burocrazia,di spese,di rigidità è insopportabile,intollerabile,inaccettabile.Prima vengono i bisogni della gente e non mi piace il ragionamento che occorre prima sistemare altro per soddisfarli.Potrei accettarlo se si potessero stabilire tempi certi ma così non è per cui,come diceva quel tale,sul lungo termine siamo tutti morti.No,chi per avere assistenza preferisce tentare di ammalarsi di AIDS deve essere aiutato subito e l’unico a poterlo fare è lo stato,con la serena rassegnazione di tutti i liberismi di questo mondo.Che ci riesca o meno dipende dalle capacità di chi ne utilizza gli strumenti ma se questi non ci sono non si può far niente.Solo bei ragionamenti inutili.

  10. Alberto

    Sarebbe anche ora di smetterla di citare in continuazione ed a sproposito l’Argentina, additandola come babau ai sostenitori dell’uscita dall’euro. Se è vero che l’Argentina ha grandi potenzialità, è altrettanto vero che l’italia vanta (vantava) un tessuto economico e produttivo da paese industriale moderno ed avanzato. Con le sole potenzialità e con le risorse non adeguatamente sfruttate non si fa nulla: con un’economia ed una cultura da paese industriale e sviluppato tecnologicamente si è in grado di far funzionare tutto e arricchire la gente. L’Italia possedeva un tessuto industriale ad altissima flessibilità e di elevatissimo contenuto tecnologico ed innovativo, che richiedeva soltanto un regime fiscale molto contenuto ed uno stato minimo.
    Con quell’assetto (basse tasse e pochissimo stato), da paese uscito perdente e carico di rovine dalla seconda grande guerra, abbiamo creato la 5a potenza economica mondiale. L’abbiamo creata in pochissimi anni, dal 1948 a metà degli anni ’60, dopodichè socialismo e cattocomunismo hanno iniziato l’opera di distruzione della ricchezza sociale prodotta.
    L’euro sta producendo gli stessi danni di una guerra e continuare a sostenerlo richiede una testardaggine, una cocciutaggine, nonché una faccia tosta, ben degni di miglior causa: i debiti pubblici non si sono mai pagati nella storia e il danno (?) paventato, insorgente dall’abbandono di questa moneta, sarebbe presto ampiamente ripagato da una ripartenza dell’economia e del lavoro e da migliori condizioni per tutti.
    Invece di dedicare risorse intellettuali a questo tema, si preferisce insistere cocciutamente su di uno schema che, in quasi 15 anni, ha prodotto guasti incalcolabili e ridotto in miseria milioni di persone. Complimenti!

  11. Francesco_P

    Egregio adriano, 5 gennaio 2015,
    E’ possibile osservare che gli Stati con spesa pubblica elevata presentano i maggiori livelli di povertà e i peggiori livelli di cattiva distribuzione della ricchezza, dovuta essenzialmente all’erosione – se non all’annichilamento – della classe media.
    L’avere uno Stato snello che funziona perché si occupa di poche cose, ma le fa bene, aiuta ad avere un’economia sviluppata e un buon livello di distribuzione delle risorse.
    Da un punto di vista dei numeri questo articolo non fa una grinza: http://www.texaspolicy.com/center/fiscal-policy/blog/which-states-have-lower-income-inequality-conservative-or-liberal-states .
    Ovviamente, perché sono scettico per natura, ho anche fatto alcune ricerche in internet per risalire ai valori del coefficiente di Gini applicato ai redditi. Si può osservare che esiste un buon livello di coincidenza – peraltro osservabile anche a livello mondiale – fra l’ingerenza della mano pubblica e la distribuzione della ricchezza. Altrettanto ovviamente, un articolo del genere non potrebbe mai apparire su un qualsiasi blog o pubblicazione “progressista”. Faccio notare che il Texas ha una concentrazione di “ultra-ricchi” fra le più elevate non solo degli USA, ma dell’intero mondo, cosa che dovrebbe far crescere l’indice (sintomo di maggiore ineguaglianza). La distribuzione favorevole è dovuta all’incidenza percentuale della classe media.
    Io penso al progresso economico ed alla esistenza di una classe media la più ampia possibile come miglior modo di ottenere un buon tenore di vita medio ed un buon livello di fiducia nel futuro. So anche che la perfezione non esiste.
    Lei parte da presupposti opposti ai miei, dando priorità ai bisogni contingenti piuttosto che alla visione di medio periodo.

  12. Piero

    x luca : sono abbastanza d’accordo con tua analisi nel “medio periodo”.. globalizzazione liberista globale farà fallire PER PRIMI stati/imprese che non si adeguano.. POI porterà a fallimento anche SECONDI (dopo alcune decadi).. problema globale è che ci son troppi operai che fanno auto in catena di montaggio.. se Fiat facesse innovazioni assumerebbe ma vW licenzierebbe.. tecnologia di processo genererà crescente disoccupazione strutturale/non ciclica (anche i report interni delle grandi case d’affari lo dicono esplicitamente, così come esplicitamente dicono che divario affluent ed ex ceto medio aumenterà, così come dicono che fra 20/30 anni il wellfare europeo sarà smantellato).. il tempo della distruzione creatrice di Shumpeter è finito.. ed anche Shumpeter pronosticò fine capitalismo x via finanziaria (e delle piccole imprese fagocitate dalle multinazionali).. e Shumpeter fu uno dei fondatori del liberismo radicale austriaco insieme ad Hayek e Mises.. non certo un Marxista con la sua caduta del saggio di profitto che non si è verificata (x ora.. ma nel lunghissimo avverrà).. queste tesi epocali/apocalittiche furono molte volte smentite in questi 200 anni perchè c’erano spazi x nuovi bisogni labour intensive che riassorbivano.. ed essendo medio/basso il livello di mobilità internazionale gli stati democratici avevano ancora potere re-distributivo (oggi degenerato in clientelare/assistenziale).. è per questa mancanza di esempi del passato che oggi la Tendenza Fondamentale non è viste/creduta nè da Oscar nè dalla Cigl nè dalla Merkel nè da Obhama ne da voi.. è Necessario che non le vediate.. cmq Oscar (prima che i suoi ex amici diventati nemici lo trmbassero svelando un peccatuccio che tutti x un verso o per l’altro abbiamo) fondo “Fermiamo il Declino”.. ovvero ammise che questa non è Crisi Ciclica ma Declino.. e sperava di Fermarlo ma non certo di Invertirlo.. anche Oscar INCONSCIAMENTE sente che questa volta la musica è MOLTO diversa..

  13. Luca

    x Piero. Probabilmente tu hai ragione. Io non mai amato molto gli economosti e dopo il governo Monti ancor meno. Ma non ho mai sentito dati oggettivi di un sistema statalista ( di destra o di sinistra) che funziona nel medio lungo periodo, come mi sembra che anche tu dica. Anche se il sistema capitalista e liberale ha molti difetti (secondo me legati per o più hai pochi diritti per i più deboli, e anche quando li hanno non sempre sono in grado di farli rispettare) purtroppo, dati alla mano sembra l’unico che funziona e che da prospettive anche ai più giovani di avere un futuro. Per quanto riguarda l’occupazione il discorso è complesso e soprattutto difficile da spiegare. Comunque vorrei farti notare quante persone nel mondo sono ad oggi occupate nel mondo internet ed elettronica, posti e tipologie di lavoro impensabili 10 o 20 anni fa ( negli anni 90 ero alle superiori e l’indirizzo tecnico per informatica ed elettronica sembravano riguardare ancora un futuro e non il presente).

  14. Piero

    x Luca : come te la pensa il 99,9% popolazione occidentale (inclusi liberisti dotti) che crede capitalismo (privato o statalista) sia legge di natura che si possa Adattare x sopravvivere a “sue” Auto-Contraddizioni Logiche come ha fatto x 2 secoli: nulla è eterno. Ora siamo in Maturità. Anche Specie (e Forme Sociali) si Estinguono. Saldo Strutturale (Non-Ciclico) tra lavori Creati/Distrutti sarà Sistematicamente Calante, con grosse differenze tra paesi (Sud Europa farà da apripista) e settori e gruppi sociali/professionali (e spero che tu possa essere nel gruppo giusto). Ma Totale è Destinato a Decrescita In-felice in questo Secolo. Emergenti e risorse non rinnovabili (anche Shale che ora cala finirà) ed invecchiamento sono Acceleratori. Sino ad Implosione. E’ Destino che 99,9% non lo Possa vedere. Per mancanza di Storia: i dati alla mano di cui parli tu dicono che la sventura è stata superata almeno 3 o 4 volte. Ma soprattutto per la Paura dello struzzo. Stop. In Bocca al lupo. Ciao.

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