27
Dic
2014

Riforma sanitaria lombarda: procedere con cautela

Fra le tante cose da riformare che ci sono in Italia, non ci sembrava che la sanità lombarda – basata su un modello che cerca di utilizzare una forma, ancorché regolata, di competizione fra pubblico e privato – fosse la prima della lista. L’alta qualità delle cure consente alla Lombardia di essere la prima in termini di valore assoluto di mobilità in entrata. L’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL è del 5,3% (a fronte di una media nazionale del 7,4%). Il disavanzo sanitario pro-capite secondo solo a quello del Friuli Venezia Giulia.

Diversamente sembra pensare il legislatore lombardo. Dopo il “Libro Bianco” della scorsa estate (si veda qui l’analisi di Silvio Boccalatte), è stata presentata una bozza di testo legislativo, approvata dalla giunta regionale il giorno della vigilia di Natale, dovuta al consigliere regionale leghista Rizzi.

Dal punto di vista strutturale, le ASSL (Agenzie Socio Sanitarie Locali) dovrebbero sostituire le vecchie ASL, occupandosi di gestione e programmazione. Di per sé poco cambierebbe, se non fosse che un piano di accorpamento, con l’istituzione delle AISA (Agenzie Integrate per la Salute e l’Assistenza), crea non poca confusione su uno dei punti di forza dell’attuale sistema lombardo: la netta e chiara separazione dalle funzioni di programmazione e controllo da quelle di erogazione dei servizi, che appunto in futuro dovrebbe spettare alle AISA. Non si capisce il vantaggio di un accorpamento così disegnato: l’obiettivo pare soltanto quello di centralizzare le decisioni. Perché da una centralizzazione siffatta debbano venire dei “risparmi”, non è chiaro. Ciò che è sicuro è che ogni agenzia avrà il suo consiglio di amministrazione, e aumenterà il numero di dirigenti per ogni nosocomio: così, saranno moltiplicate le poltrone (sempre care ai politici) e così, probabilmente, anche i costi.

La confusione creata dall’accorpamento è ancor più preoccupante se si pensa che la bozza in questione non si cura affatto della trasparenza. La parola trasparenza non compare né tra i principi generali, né altrove. Ma la riforma della sanità lombarda non è forse in ultima analisi una necessità che si è venuta a creare proprio in ragione di situazioni “opache” nel rapporto fra finanziatore pubblico ed erogatori privati non profit (Maugeri, Fondazione Monte Tabor/San Raffaele)?

Un’altra novità è data dall’istituzione dell’Agenzia Regionale di Controllo Socio Sanitario (ARCSS), e insieme ad essa di un altro consiglio di amministrazione. Bisognerà capire bene le funzioni che le verranno assegnate. Per il momento, non ci pare una cattiva notizia che, nelle ultime ore prima dell’approvazione in giunta, sia sparito il compito, precedentemente assegnatogli dalla bozza Rizzi, di elaborare “un sistema di vendor rating, aggiornato su base trimestrale, che orienti sia la programmazione sia il cittadino nell’esercizio del diritto di libera scelta”. Questo sistema avrebbe interessato sia le strutture pubbliche che quelle private accreditate. In pratica, si sarebbe trattato di una classifica, stilata in base a criteri sconosciuti, utile a orientare la programmazione e l’acquisto delle prestazioni da parte delle ASSL verso il pubblico e verso il privato. Non se ne voglia a male Rizzi se ci permettiamo di dubitare della reale indipendenza di un’agenzia di questo tipo. La pericolosità di indurre in tentazione il pubblico a favorire altro pubblico è già stata riscontrata su altri settori (vedi, per esempio, aliquote fiscali su rendite finanziarie da titoli di stato). Probabilmente è stato meglio eliminare questo sistema. Così come pure non pare particolarmente assennato che la Regione si proponga come assicuratore contro il rischio professionale socio-sanitario.

In Italia non capita spesso di doversi preoccupare di evitare di commettere l’errore su cui ammoniva Shakespeare nella tragedia di Re Lear: “nel voler migliorare, noi sciupiamo spesso quel ch’è buono”. A maggior ragione, in quei rari casi in cui “da sciupare” ci potrebbe essere molto, si dovrebbe prestare più attenzione.

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2 Responses

  1. Antonio Politi

    Pur condividendo molte affermazioni dell’Autore, resto perplesso di fronte ad alcune cose (in primis la presenza di Consigli di Amministrazione, in secondo luogo l’inopportunità della partecipazione della Regione al problema assicurativo del rischio professionale) che mi fanno dubitare che l’Autore conosca ciò di cui sta parlando in modo approfondito. A meno che disponga di informazioni aggiuntive rispetto a quelle note, che però non sembra enunciare.

  2. In termini di costi siamo proprio sicuri che la sanità Lombarda sia effettivamente in salute? abbiamo dimenticato in fretta lo scandalo Santa Rita a Milano, dove proprio la competizione tra pubblico e privato ha portato al malaffare! meditate gente, meditate

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