Addio a Kakha Bendukidze, il “grosso” riformista

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Giovedi’ scorso si e’ spento Kakha Bendukidze. Il suo nome forse dice poco, ma l’eredita’ che lascia e’ sterminata: Bendukidze e’ un vero e proprio eroe della liberta’ economica, un individuo che ha letteralmente cambiato la storia del suo paese, la Georgia, grazie alla radicalita’ delle sue riforme.

Ho avuto la fortuna di conoscere Kakha diversi anni fa, e di incontrarlo poi abbastanza regolarmente nel corso del tempo. Avremmo dovuto vederci la settimana prossima, in occasione di un seminario sui temi delle liberalizzazioni, ed ero molto curioso di ascoltare le sue impressioni relativamente alle prospettive dell’Ucraina. Da pochi mesi, infatti, era stato nominato consigliere del presidente, Petro Poroshenko. La sua morte all’eta’ di 58 anni quindi non comporta solo la scomparsa di un uomo colto e di un gigante della storia del riformismo liberale, ma anche la perdita di un’opportunita’ per indirizzare verso la crescita economica una nazione che oggi piu’ che mai si trova in grande sofferenza.

Bendukidze, come si legge in questa storia della ricostruzione georgiana, aveva studiato e lavorato come biologo prima a Tblisi e poi a Mosca durante l’epoca sovietica. All’apice della sua carriera, in quel periodo, era diventato direttore del Laboratorio di genetica molecolare presso l’Istituto di biotecnologia. Fu proprio in quegli anni, come lui stesso ha raccontato, che intui’ gli scricchiolii dell’impero sovietico e si mise nella condizione di poter approfittare dei nuovi spazi che si sarebbero aperti. Cosi’, diede inizio a una folgorante carriera nel mondo degli affari, durante la quale indubbiamente seppe approfittare anche delle conoscenze e delle relazioni maturate prima del crollo, e divenne uno dei tanti oligarchi che si arricchirono con le voucher privatization nei primi anni Novanta. Lo stesso intuito lo porto’, nel giro di un decennio, a comprendere che l’arrivo al Cremlino di Vladimir Putin segnava la fine di un mondo. Si libero’ dei suoi interessi russi e torno’, ricco di soldi e di progetti, nel suo paese natale, la Georgia, proprio durante la rivoluzione delle rose.

Fu qui che inizio’ la sua carriera politica: il neo-presidente Mikheil Saakashvili lo nomino’ ministro dell’economia il 14 dicembre 2004. In questa posizione – che occupo’ fino al 2008 – mise in cantiere un set di riforme senza precedenti nel paese, e con poche paragoni anche a livello mondiale, sotto uno slogan che avrebbe sempre citato: “vendere tutto tranne la propria coscienza”. E cosi’ fece, ottenendo ogni genere di riconoscimento per l’efficacia dei suoi sforzi. “A different sort of oligarch”, lo chiamo’ l’Economist, parlando del suo ambizioso piano di privatizzazioni, liberalizzazioni e tagli di spesa e di tasse. Scherzando sulla sua stazza, il New York Times lo etichetto’ “a large man with a big agenda”. I risultati non tardarono a farsi vedere: nel 2008 ottenne dalla Banca mondiale il titolo di “paese piu’ riformista al mondo” nell’abito del progetto Doing Business. Ancora oggi, a dispetto dell’involuzione politica che il paese ha subito, la Georgia occupa la quindicesima posizione in tale classifica, grazie tra l’altro al perdurante effetto delle riforme fiscali di Kakha: l’imposta media sugli utili aziendali e’ del 14,3%, quella sul lavoro 0 (zero), la total tax rate per le imprese il 16,4%. Anche nelle altre aree di sua competenza l’impronta lasciata da Bendukidze e’ cosi’ profonda che il paese occupa la ventiduesima posizione nell’Indice della liberta’ economica. Tutto questo senza cedere alla facile tentazione del deficit spending ma appoggiando le riforme a un rigoroso controllo della spesa: “quando arrivai al ministero c’erano circa 2000 dipendenti. Quando cambiai posizione, il personale era di 600 addetti”, racconto’.

Col gusto della provocazione che gli era proprio, Bendukidze cosi’ aveva descritto i suoi obiettivi all’inizio dell’esperienza ministeriale:

As to where investors should put their money, “I don’t know and I don’t care,” he says, and continues: “I have shut down the department of industrial policy. I am shutting down the national investment agency. I don’t want the national innovation agency.” Oh yes, and he plans to shut down the country’s anti-monopoly agency too. “If somebody thinks his rights are being infringed he can go to the courts, not to the ministry.” He plans, as his crowning achievement, to abolish his own ministry in 2007. “In a normal country, you don’t need a ministry of the economy,” he says. “And in three years we can make the backbone of a normal country.”

Forse non li ha raggiunti in pieno, ma neppure ci e’ andato troppo lontano. C’e’ anche un altro aspetto della vita di Kakha che e’ doveroso ricordare. Lontano dai riflettori e dalle polemiche, egli aveva una grande passione e un grande rimpianto. La passione: l’istruzione specialistica. Il rimpianto: non essere riuscito a privatizzare e rilanciare l’universita’ in Georgia. Eppure, non si diede mai per vinto e, come sottolinea Anders Aslund in questo bel ricordo, attraverso il suo Knowledge Fund – una fondazione benefica interamente finanziata con denaro privato – investi’ piu’ di 55 milioni di dollari di sua tasca nel sistema universitario del paese e, in particolare, nella Free Tblisi University. Anche l’antico amore per la biotecnologia non lo ha mai abbandonato: uno dei suoi ultimi investimenti riguardava lo sviluppo di una specie di salmone geneticamente modificata, negli Usa.

Kakha era un uomo interessante e coraggioso, un uomo di pensiero e un uomo di fatti, un uomo capace di coniugare il rigore teorico col pragmatismo nel “fare” le riforme. Kakha era mosso da una forza inesauribile e da un intuito straordinario. Chiunque lo abbia conosciuto ne ricordera’ l’indole bonaria e il senso dell’umorismo: era una miniera infinita di aneddoti, come solo le persone che hanno vissuto una vita piena e intensa possono esserlo.

Pochi individui possono dire di aver salvato un intero paese. Kakha non puo’ piu’ dirlo, ma tutti faremmo bene a ricordarlo e a rispettare il suo insegnamento. Ciao, amico mio.

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