10
Nov
2014

Il premier, Salvati e i liberali—di Nicola Rossi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Nicola Rossi.

La politica italiana è di per sé piuttosto difficile da decifrare. Ogni sforzo dovrebbe essere fatto quindi per renderla, al contrario, pienamente intellegibile ai cittadini ed agli elettori. Non va in questa direzione, purtroppo, il recente articolo di Michele Salvati (“Un leader liberale per la sinistra”, Corriere della Sera del 3 novembre scorso) che descrive il presidente del consiglio come un liberale e anzi, per essere più precisi, come un liberale e non come un socialdemocratico. Pensiamo che sia una descrizione non corrispondente alla realtà delle cose. Ma prima di chiarire il perché, una premessa è necessaria.

Le righe che seguono non sono un apprezzamento o una critica dell’operato del governo e/o della figura del presidente del consiglio. Non è questo, infatti, il punto in discussione. Avere come proprio punto di riferimento la cultura liberale non può essere inteso, infatti, come una medaglia da appuntare sul petto proprio o di altri. Molto più prosaicamente, implica avere una visione della società ed informare ad essa le proprie strategie e le proprie scelte. Essere liberali non è un merito o un demerito: è semplicemente un modo di leggere se stessi e la società che abbiamo intorno. Si può tranquillamente essere leader politici di prima grandezza senza essere liberali (anche se, evidentemente, una presunzione molto diffusa sembrerebbe negarlo).

E allora, per fare solo qualche esempio, è piuttosto difficile considerare compatibile con la cultura liberale una proposta di legge elettorale che nega, in continuità con la legge elettorale attuale, agli elettori la possibilità di scegliere i loro rappresentanti. E’ appena il caso di osservare che esattamente per questo motivo sono scesi in piazza gli studenti di Hong Kong. E una lettura liberale della società imporrebbe di restituire margini di manovra ai cittadini attraverso la riduzione del prelievo fiscale ma non già a debito, bensì attraverso il taglio delle spese. E invece la legge di stabilità prevede che i tagli di spesa siano controbilanciati pressoché integralmente da nuovi incrementi di spesa e che la spesa pubblica corrente al netto degli interessi cresca ancora nel passaggio dal 2014 al 2015. E una impostazione liberale avrebbe fatto delle liberalizzazioni uno dei punti principali dell’agenda di governo. Ma le liberalizzazioni sembrano invece scomparse dai radar della politica economica. E che il percorso delle privatizzazioni – un’altra cartina di tornasole di una visione liberale – incontri difficoltà è sotto gli occhi di tutti. E non vogliamo nemmeno arrivare a pensare che la richiesta di nuove pubblicizzazioni (da qualche istituto di credito a qualche impresa siderurgica) possa essere seriamente valutata dal presidente del consiglio. E poi, il tenore di alcune norme del decreto “Sblocca Italia” lascerebbe pensare che si sia sostituita la concertazione tout court con la concertazione “selettiva”. Legittima, sia chiaro, ma non esattamente liberale. E ancora un liberale sarebbe il primo a pensare che le regole si scrivono con tutti, ma possibilmente in Parlamento e in pubblico e non nel chiuso di un ufficio. E per finire, non si dimentichi mai che una visione liberale non ha nulla a che fare con un singolo atto (anche se si tratta dell’abolizione dell’art. 18). Non si danno liberali à la carte. Insomma, la realtà non sembra lasciare molti spazi all’immaginazione. Anche a quella intrigante di Michele Salvati.

Nel corso degli ultimi vent’anni, tutti – ma proprio tutti – i presidenti del consiglio che si sono succeduti alla guida del paese hanno prima o poi sentito la necessità di rivendicare la propria ispirazione liberale, salvo poi non essere mai stati in grado di tramutare concretamente in atti e fatti di governo quella stessa ispirazione. Anzi, in non pochi casi non esitando a tradirne la sostanza e la forma. Potremmo sbagliare ma del presidente del consiglio non si registra ancora una qualche dichiarazione sulla “rivoluzione liberale”. Al contrario, il Renzi segretario del PD non ha esitato a collocare saldamente il partito nell’orbita del Partito socialista europeo. Va a suo merito: il presidente del consiglio è e vuole essere un leader politico della socialdemocrazia europea. Lasciamolo seguire la sua strada in pace. Per un leader liberale l’Italia deve ancora aspettare.

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4 Responses

  1. ..difficile da decifrare?… ma no, è semplicissima, elementare… è la “società dei consumi”, bellezza, dove dx e sx, liberali e sinistra, costituiscono la “classe unica” al potere (Zampetti dixit):

    http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/10/22/la-bussola-politici-dittatori-sveglia-ragazzi-e-la-democrazia-rappresentativa-che-e-finta/

    giusta l’osservazione circa i liberali. Approfondisco qui

    http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/03/politica-lurgenza-di-fare-chiarezza-sulla-vera-natura-dei-liberali/

  2. francine

    Purtroppo di liberale nella politica di vertice italiana non c’e’ proprio nulla.Ma non c’e’ granche’ di liberale neanche nella societa’ in generale.Il che giustifica poi perche’ la scelta liberale non si traduca in leader politici.In realta’ nel Paese c’e’ diffusa la convinzione che sia lo Stato a dover risolvere tutti i problemi dei privati cittadini,a creare occupazione,entrare come giocatore in campo.Siamo ben lontani dal pensiero anglosassone/americano che il singolo si debba dar da fare in primis e che lo Stato debba essere arbitro e non competitore imbarazzante del privato.Il pensiero di Salvati traduce ahime’ quello che pensa la maggioranza dei cittadini italiani.Anche a fare lo 0,1% di quello che sarebbe necessario fare di liberale per salvare il Paese si viene additati come pericolosi estremisti.Le manifestazioni di piazza non sono purtroppo quelle degli onesti cittadini oberati dalle tasse,dalla burocrazia,dai continui scandali e corruzioni ma quelle degli ipertutelati che protestano per il nulla che questo governo sta facendo..Che tristezza..

  3. dario

    Mi ricordo anni or sono di aver scritto all’allora On.le Rossi sulla liberalizzazioni degli ordini professionali. Mi ha risposto che è bene che vengano riservate esclusive ad avvocati e notai. Il cittadino non è libero di scegliere se andare dal notaio e farsi o meno difendere dagli azzeccagarbugli. Il prof. Rossi ha una visione tutta sua del concetto liberale.

  4. Maurizio Polli

    Nonostante gli annunci degli ultimi quattro Presidenti del Consiglio di essere liberali, siamo ancora molto lontani da vederne uno, non per loro colpa, al di là di esserne capaci ma per come è strutturata la società italiana. Non sarà possibile essere governati in modo liberale fino a quando non saranno debellate le miriadi di corporazioni che affliggono l’Italia. Un solo LIBERALE non avrà mai la forza di renderle innoque.

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