8
Nov
2014

Il low cost verso gli Stati Uniti: bufala o possibilità?

Nell’ultimo periodo stanno circolando diverse “bufale” circa i voli low cost per il lungo raggio. In particolare sui social network volava la notizia che la prima compagnia europea low cost, Ryanair, potesse fare dei voli a basso costo per gli Stati Uniti.

Quanto c’è di vero e di falso in tutto questo?

Il trasporto aereo low cost si è sviluppato negli ultimi 17 anni in Europa grazie alla liberalizzazione del mercato.

Ryanair ed Easyjet si sono imposte nel mercato italiano ed Europeo e sono ormai la seconda e la quinta compagnia per numero di passeggeri trasportati. Solo con un mercato aperto alla concorrenza è possibile avere i maggiori benefici per coloro che viaggiano.

La loro capacità di riduzione dei costi è molto forte, soprattutto per il vettore irlandese che riesce ad operare con un costo per posto chilometro molto basso, di circa quattro eurocents.

Questo equivale a dire che per ogni mille chilometri, il costo di un posto per Ryanair è di circa 40 euro.

Un dato impressionante che evidenzia la bontà della pressione competitiva. Gli stessi vettori “tradizionali” hanno modificato il loro modello di business e hanno intrapreso delle forti riduzioni di costo e un cambiamento del servizio, andando di fatto sempre più verso una struttura a basso costo.

Certo è che i vettori tradizionali, particolarmente Lufthansa e AirFrance, stanno incontrando dei gravi problemi con i sindacati per aumentare la produttività dei lavoratori.

Gli stessi vettori low cost stanno modificando il loro modello per cercare di catturare una clientela con dei margini sempre più elevati, come quella business. Non è un caso che la stessa Ryanair abbia introdotto per ultima la possibilità di avere biglietti flessibili con servizi aggiuntivi e l’acquisto tramite i Global Distribution System (GDS).

 

Esistono delle compagnie low cost a lungo raggio?

Si, vi sono i primi tentativi di low cost a lungo raggio. Norwegian, low cost in forte crescita nel Nord Europa, ha cominciato ad offrire voli a meno di 100 euro per tratte da Londra verso Boston e Washington.

Vi è poi WOW, islandese, che sfrutta le cosiddette rotte polari, passando dall’Isola situata oltre il sessantesimo parallelo.

Ryanair invece non ha in ordine aerei a lungo raggio, ma solamente Boeing 737 che possono volare per distanze corte. Lo stesso CEO di Ryanair, Micheal O’Leary ha infatti detto che per quanto riguarda il business intercontinentale lui è certamente interessato ma “Availability isn’t there for another four or five years”. Le possibilità non ci sono perché Boeing non riesce stare dietro gli ordini del proprio Dreamliner (B787) a causa dell’enorme successo.

Norwegian è tuttavia un primo esperimento e svolge i propri voli con dei Dreamliner 787 della Boeing, il nuovo aereo fatto con materiali compositi poiché li ha ordinati diversi anni fa.

Questa tipologia di aereo può essere la chiave di svolta del business a lungo raggio, poiché permette dei risparmi di quasi il 20 per cento del carburante.

Oltretutto sono aeromobili relativamente piccoli e dunque permettono di cambiare il business aereo.

 

Dall’hub and spoke al punto a punto?

Una particolarità del business delle low cost è quello di aver saputo sviluppare connessione punto a punto. Questo significa che città anche secondarie possono essere collegate direttamente, poichè la riduzione di prezzo permette un incremento della domanda.

La domanda generata dalla riduzione di prezzo è importante ed è rintracciabile anche nel settore AV in Italia. Dopo l’entrata del competitor e nonostante la forte recessione, il numero di passeggeri chilometro nell’AV italiana è aumentata del 39 per cento in solo in un biennio.

Norwegian ha chiaramente introdotto questo concetto, collegando l’importante città di Londra con le meno importanti (in termini di traffico aereo) Washington e Boston.

Fino ad ora invece il trasporto a lungo raggio si è sviluppato secondo un concetto diverso: l’hub and spoke.

Per chi non conoscesse questo modello di network è facile spiegarlo. I voli a lungo raggio partono solo dagli aeroporti principali, quali Roma Fiumicino, Amsterdam, Parigi, etc.

Tuttavia la domanda dell’area romana, ad esempio, non è sufficiente per un volo verso una destinazione quale San Paolo e dunque vi sono dei voli a corto raggio che tendono a riempire l’aereo a lungo raggio.

Un passeggero che da Trieste vuole andare verso San Paolo, non troverà mai un volo diretto perché la domanda è troppo bassa.

Dunque questo passeggero andrà verso Roma con un volo a corto raggio e da qui ripartirà verso San Paolo.

È chiaro che aerei più piccoli ed efficienti mettono parzialmente in crisi questo modello poiché sarà possibile creare più connessioni dirette con una domanda oltretutto maggiore vista la riduzione dei costi.

 

Dove è possibile avere delle low cost intercontinentali nei prossimi anni?

Solamente nei mercati liberalizzati sarà possibile sviluppare il mercato a basso costo intercontinentale.

Bisogna infatti ricordare che ad oggi la maggior parte del mercato a lungo raggio è basato su accordi bilaterali, dove gli Stati decidono il numero di voli e le compagnie che possono operare.

Un mercato “vecchio” e chiuso come era quello europeo prima dell’apertura degli anni Novanta.

Ma tra Europa e Stati Uniti si sta creando un mercato unico, se anche gli accordi TTIP lo permetteranno.

L’open Sky è già una realtà e dunque vi è la libertà di fare voli transoceanici senza troppe limitazioni, ma se gli accordi TTIP lo permetteranno potremo vedere anche la creazione di compagnie europee negli Stati Uniti e viceversa, migliorando l’efficienza del mercato.

Il mercato tra Stati Uniti ed Europa è quello che potrebbe dunque conoscere un boom dei voli low cost nei prossimi cinque anni.

Probabilmente qualche tariffa a 9,99 euro sarà possibile ma il prezzo medio sarà comunque superiore.

La liberalizzazione insieme allo sviluppo tecnologico sono i due elementi chiave per favorire i voli a lungo raggio a basso costo, oltre alle bufale che volano basso sui social network.

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1 Response

  1. Paolo M.

    Immaginare di vedere vettori europei operare sul mercato interno USA e`inverosimile. Verosimile il contrario

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