4
Ott
2014

TFR in busta paga e liberalismo all’amatriciana

Chissà cosa penserebbero oggi John Locke e John Stuart Mill, tra i più illustri padri fondatori della dottrina liberale, nello scoprire che esiste un Paese dove vige il trattamento di fine rapporto (TFR). Un istituto giuridico in virtù del quale una parte della retribuzione del lavoratore, una sua proprietà cioè, gli viene regolarmente sottratta per essere corrisposta solo alla cessazione del rapporto di lavoro in ragione della presunzione che il medesimo lavoratore non sia capace di farne un uso adeguato alle sue necessità e che è meglio che la custodisca qualcun altro in vista di esigenze di vita che il proprietario non può, a causa evidentemente di minorità psichica, opportunamente considerare.
Chissà cosa penserebbero Locke e Mill nello scoprire che le organizzazioni dei lavoratori concordano sulla bontà di questo strumento di retribuzione “differita” e si oppongono a che il lavoratore percepisca subito tutto il corrispettivo del proprio sudore per utilizzarlo come meglio crede. E chissà che faccia farebbero nel sapere che il sindacato tace da diversi decenni sul fatto che la retribuzione “ differita” del lavoratore viene messa a frutto senza il suo consenso dalle imprese che la utilizzano per i loro investimenti e persino dallo Stato professionista della dissipazione.
Locke andrebbe su tutte le furie di sicuro nell’ascoltare i rappresentanti dei datori di lavoro affermare che la retribuzione dei lavoratori rappresenta una fonte di “ autofinanziamento” che non può essere sottratta alla imprese e si chiederebbe, di certo basito, come ci si possa “ autofinanziare” con l’utilizzo di una proprietà altrui. Lui, filosofo britannico fra i primi a riconoscere che il diritto di proprietà è un diritto assoluto al pari del diritto alla vita ed alla libertà.
Mill imprecherebbe come un ossesso nel leggere che milioni di individui adulti e responsabili non sono liberi di scegliere autonomamente come utilizzare la propria retribuzione perché giudicati dallo Stato, dal governo dei sapienti, incapaci di badare a se stessi, bisognosi di un tutore che sappia quando e per quali ragioni “ concedergli” l’utilizzo dei propri denari. Lui, che del paternalismo di Stato fece un bersaglio su cui martellare ininterrottamente in difesa della libertà individuale.
Entrambi i Nostri filosofi si aggirerebbero oggi smarriti fra i numerosi “ liberali all’amatriciana de noatri” che non hanno ancora capito che l’efficienza economica non può essere perseguita a scapito della libertà e della responsabilità individuale. Poi, con un pizzico d’orgoglio misto a tanta costernazione ci ricorderebbero, l’uno che “ …il potere supremo non può togliere a un uomo una parte della sua proprietà senza il suo consenso…Non ho infatti alcuna proprietà di ciò che un altro può a buon diritto togliermi quando vuole contro il mio consenso.” ( J.Locke, Trattato sul governo), l’altro che “ Ma nessuna persona, né alcun gruppo di persone, ha titolo per dire a un altro uomo di età matura che per il suo bene non dovrebbe fare della sua vita quello che decide di farne. E’ costui la persona più interessata al proprio benessere: l’interesse che chiunque altro può avere in ciò, se non in casi di forte attaccamento personale, è trascurabile in confronto a quello che egli stesso ha; l’interesse che la società ha nei suoi confronti in quanto individuo è minimo e del tutto indiretto: mentre, per ciò che riguarda i propri sentimenti e le proprie condizioni particolari, l’uomo e la donna più comuni hanno strumenti di conoscenza incommensurabilmente superiori a quelli di chiunque altro.” ( J.S.Mill. Sulla libertà).
@roccotodero

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12 Responses

  1. Paolo Mariti

    Se non erro il TFR fu introdotto durante il tragico I ventennio. Il che la dice lunga. Ascoltando con attenzione alcuni membri anche autorevoli del presente governo si ha l’impressione che mettere il TFR nella busta paga sia visto quasi come una sorta di politica salariale.

  2. Fausto Gentili

    Anche il liberismo non sfugge alla regola della relatività. E quando si fa dogma, ideologia impermeabile al tempo, cade nell’errore più banale di dimenticare che non esistono verità assolute, ma solo relative.
    Ok al tfr in busta paga, ma non ora per favore. Diamo il tempo alle piccole imprese di cambiare fonte di sussistenza, e magari lasciamoglielo fare non in queste condizioni di emergenza.
    Inoltre in questo momento sembra l’ennesima carta della disperazione, e la disperazione non induce all’ottimismo e ai consumi, anzi.

  3. Francesco_P

    La teoria è corretta, ma non applicabile nell’attuale realtà italiana.
    Trovo nella proposta di Renzi qualcosa di truffaldino perché, se la quota del TFR fosse erogata in busta paga, sarebbe tassata come lo stipendio ordinario. Se questo “buco” della proposta venisse corretto applicando la regola del reddito soggetto a tassazione separata, si avrebbe comunque l’effetto di anticipare soldi al fisco, cioè allo spreco di denaro dei contribuenti. E’ un po’ come i famosi 80 (massimo) euro: si eroga un beneficio ad una categoria ristretta di soggetti economici (i lavoratori dipendenti assunti con contratti regolari) per aiutarli a pagare le nuove tasse, mentre si abbandonano gli imprenditori, gli artigiani, i parasubordinati, ecc., cioè la maggioranza dei contribuenti.
    Per le imprese ci sarebbe come conseguenza un aggravamento delle difficoltà finanziarie. Le imprese italiane, che vivono in una realtà di pagamenti dilazionati e scadenze fiscali tanto feroci quanto vincolanti, non potrebbero contare su nuovi affidamenti bancari; al contrario, si vedrebbero revocate le linee di credito per effetto del diminuito rating dovuto al peggioramento della situazione di cassa.
    A differenza di quanto dichiarato da Renzi, l’eventuale liquidità promessa dalla BCE non raggiungerebbe le PMI, ma si riverserebbe sui mercati finanziari o verrebbe offerta alle imprese in equilibrio finanziario. Dettaglio non da poco: le imprese in equilibrio finanziario ci sono in Europa, ma fuori dall’Italia.
    Le imprese nostrane, che vivono in una realtà di crescente affanno finanziario, potrebbero essere garantite da Enti o fondi pubblici al fine di mitigare l’esposizione. Di questo finora non ho avuto notizia. Comunque anche questa ipotesi – ammesso che non violi norme europee – richiederebbe investimenti pubblici incompatibili con la situazione di bilancio dello Stato e aumenterebbe la dipendenza delle imprese dallo Stato.
    Facciamocene una ragione: i principi liberali non sono applicabili in uno Stato che non ha nulla di liberale!

  4. robyv

    Concordo con il fatto che un adulto in grado di intendere e volere deve avere nella sua disponibilità tutto il salario e non vedersene sottratta una parte per il suo bene ma allora non voglio solo il TFR ma anche tutta la parte di contributi previdenziali che sono obbligato a versare all’INPS perché anche quelli sono soldi miei che qualcuno pretende di darmi in un lontano e sempre più indeterminato futuro.
    Come al solito lo stato è lesto nel togliere al privato ma non tocca mai nulla di ciò che entra nel suo buco nero.

  5. Gianfranco

    Francesco_P, 5 ottobre 2014

    “Facciamocene una ragione: i principi liberali non sono applicabili in uno Stato che non ha nulla di liberale!”

    Questo e’ il problema piu’ grosso di guesto blog 🙂

    Ma il TFR, confronto all’articolo 18, e’ una zanzara sul parabrezza. 🙂

  6. Giorgio

    Vivo e lavoro in Svizzera e qui il TFR non c’è. Ciascun lavoratore decide in autonomia se e quanto accantonare del suo stipendio in vista del pensionamento, utilizzando la forma previdenziale che preferisce (terzo pilastro, assicurazioni varie ecc.).
    E’ ovvio che se il TFR sarà inserito in busta paga dovrà essere tassato all’aliquota marginale. Per quale motivo una parte dello stipendio, perché di questo si tratterebbe, dovrebbe essere tassata diversamente dal resto dello stipendio stesso? Il TFR gode di tassazione agevolata in quanto accantonamento previdenziale, sia pure coatto. E’ un meccanismo analogo alla deduzione fiscale degli accantonamenti previdenziali già in vigore da molto tempo anche in Italia (ricordo che la facevo anch’io, quando ci lavoravo). Chiaro che se questi soldi sono messi a disposizione ora e subito, vengono tassati analogamente al resto del salario.
    Semmai, il problema per il lavoratore dipendente italiano è la ritenuta alla fonte. Qui ciascuno si fa la propria dichiarazione dei redditi, quindi è il lavoratore a ottimizzare fiscalmente i propri accantonamenti. Io so che se per l’anno 2014 destinerò una parte del mio salario al terzo pilastro, questa somma sarà deducibile fiscalmente (fino a un massimo stabilito). Se, invece, deciderò di spendermi tutto in donne e champagne, sarò tassato interamente all’aliquota marginale.
    Ancora una volta, per restare in tema, l’importante è poter scegliere con la propria testa.

  7. Francesco_P

    Egregio Gianfranco 6 ottobre 2014,
    Il nostro Stato è anti-liberale; in compenso sa essere surreale.
    Ieri, ad esempio, ho letto del sindaco di Bellano che è stato multato perché la cascata fa troppo rumore http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_ottobre_05/cascata-fa-troppo-rumore-multa-sindaco-l-orrido-bellano-b6d10f10-4c7b-11e4-8c5c-557ef01adf3d.shtml .
    Questa mattina ho letto dell’interrogazione parlamentare sui presunti errori arbitrali della partita Juventus – Roma.
    Ogni giorno c’è qualche notizia che ci fa sospettare della sanità mentale di politici e burocrati. E’ da li che dovremmo iniziare per ripristinare il buonsenso, il diritto e libertà dei cittadini.

  8. Gianfranco

    Io, caro Francesco_P,
    rimarrei sul particolare che, se ci avventurassimo nel generale, direi che il popolo italiano, in realta’, non ha voglia ne’ bisogno di cambiare.

    E’ la nostra, di sanita’ mentale, ad essere compromessa. Non quella di chi, preso il “potere”, semplicemente lo esercita.

    Ma sono discorsi sui massimi sistemi, per cui confesso di non essere preparato, in un’Italia che ha deciso di farla finita, o qualcosa cambierebbe.

    Quello che la gente non capisce, non vuol capire, oppure si fa andare bene, e’ che non c’e’ un cambio di direzione, nonostante la crisi. La barca affonda, ma rimanendo in assetto. Chi ci ha portato qui, rimarra’ esattamente dove si trova, nel momento del cataclisma.

    Noi, vili, ne siamo complici.

    Cordialmente.
    Gianfranco.

  9. Matteo

    Squinzi ha stasera detto da Floris che se la Cassa Depositi e Prestiti fa da garante la Confindustria non ha più obiezioni, non ha più motivi di opporsi. E ora tocca che molti pensatori da riporto dovranno riadeguare le loro granitiche certezze, ma tanto ci sono abituati.

  10. Rocco Todero

    @matteo Ringraziamo il dott. Squinzi per avere ” concesso ” ai legittimi proprietari di tenersi i loro soldi, domenica 5 ottobre era di avviso del tutto diverso ( basta leggere i giornali, il sole24 per primo). Lo ringraziamo anche perchè la “concessione” è subordinata alla garanzia che devono prestare tutti i contribuenti tramite la Cassa Depositi e Prestiti, contribuente colpevoli di essere cittadini italiani. Infine, ringraziamo anche il buon Matteo che ci ha dato del ” pensatori da riporto”…..”riporto” testualmente.

  11. Matteo

    Cos’è un’autodenuncia? Dal tono e dagli argomenti dell’articolo, ma anche dal commento, fino ad un certo punto, non si sarebbe detto.
    Misteri del liberismo allo zafferano.

  12. wilcoyote

    In linea del tutto generale sono d’accordo con l’articolo, ma andrebbe previsto comunque un periodo di transizione e “prova”, con la possibnilità di far marcia indietro se necessario. Soprattutto, ridurre la tassazione sulle persone fisiche: in tal modo non ci sarebbe nemmeno bisogno di applicare una tassazione separata. Pura utopia credo.

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