23
Set
2014

Uber alles ma non a Genova (i taxi, il servizio pubblico e l’eterogenesi dei fini)—di Matteo Repetti

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Matteo Repetti.

Da qualche giorno anche a Genova è sbarcata Uber, la nuova applicazione per smartphone nata nel 2009 a San Francisco, a metà tra il taxi e il noleggio, che sfrutta il Gps per collegare in tempo reale la posizione di chi ha bisogno di un passaggio e gli autisti disponibili più vicini, e in base all’itinerario prescelto indica il prezzo da pagare.

In particolare, i vertici di Uber hanno ritenuto che l’approccio ideale per Genova sia la soluzione UberPop, versione low-cost di UberBlack (servizio fornito con auto di gamma superiore e particolari standard di qualità): nonostante le dichiarazioni di cortesia della responsabile di Uber Italia Benedetta Arese Lucini, infatti, Genova, oltre ad essere città portuale e “in profonda trasformazione”, è più prosaicamente attraversata da una crisi economica, occupazionale e sociale assolutamente drammatica, risulta priva di servizi pubblici efficienti ed è del tutto carente di una rete di trasporto urbano decente, anche in ragione della cronica ed irreversibile crisi di AMT, l’azienda di mobilità controllata dal Comune sull’orlo del fallimento ormai da anni.

Da diversi giorni i tassisti genovesi sono in allarme, com’è del tutto naturale.

Ciò che è francamente meno comprensibile è la posizione assunta da parte delle Amministrazioni pubbliche locali. La reazione del Comune di Genova è nelle parole dell’Assessore al Traffico Anna Maria Dagnino, riportate dal Secolo XIX: “non escludo azioni legali; la Polizia municipale metterà in atto le azioni possibili, tuteleremo i tassisti in base alla legge”; l’Assessore ai Trasporti della Regione Liguria Enrico Vesco ha aggiunto: “nutro molti dubbi perché con questa applicazione mi sembra si evadano le regole generali del settore e si genera concorrenza sleale verso i taxi”.

Il Vice-comandate della Polizia municipale Maurizio Rametta ha rincarato la dose: “quando il servizio entrerà a regime sarà applicato l’art. 86 del Codice della strada” (ovvero maxi multa e sequestro del veicolo finalizzato alla confisca): “non ci sono dubbi che si debba agire in questo senso” – ha ribadito l’Assessore al Traffico Anna Maria Dagnino – “la legge al riguardo è chiara”. Sembra che, come riportato dai giornali cittadini, anche la Prefettura di Genova abbia “confermato l’evidente illegalità del servizio di UberPop”: c’è da esserne proprio sicuri?

La normativa che disciplina il cd. servizio pubblico non di linea è la Legge n. 21 del 1992, un’epoca in cui telefonini e smartphone non esistevano ancora: e la distinzione tra i taxi – che servivano a garantire a qualsiasi ora la reperibilità di mezzi di trasporto pubblici non di linea, con vetture che stazionano in luogo pubblico all’interno dell’area comunale, tariffe determinate amministrativamente, prestazione del servizio obbligatoria, licenze contingentate -, ed il noleggio con conducente – pensato per esigenze di spostamento programmabili, con mezzi che partono dalla rimessa, chiamate rifiutabili da parte dell’autista, soggetto a rilascio di mera autorizzazione -, aveva (forse) una sua ragione d’essere, rispondendo a due segmenti di clientela diversa.

Certo è che il meccanismo delle licenze contingentate nel numero per il servizio di taxi ha da sempre determinato ostacoli e/o fenomeni di distorsione della concorrenza (compravendita delle licenze “in nero”, eccessivo costo del servizio, sua scarsa efficienza e qualità, ecc.), ponendosi fin da subito il quesito relativo a quali fossero gli interessi generali effettivamente perseguiti.

Non c’è dubbio, tuttavia, come l’avvento della telefonia mobile e delle nuove tecnologie di comunicazione abbia rivoluzionato il settore: come all’epoca i radiotaxi avevano di gran lunga facilitato l’incontro tra domanda e offerta, così oggi gli smartphone consentono agli autisti di essere facilmente contattati, in tempo reale – con un semplice sms o geolocalizzazone tramite il Gps -, dalla richiesta di chi deve spostarsi, senza perdite di tempo ed inutile consumo di carburante (e conseguente decongestionamento del traffico e riduzione dell’inquinamento), con evidente contenimento di prezzo per l’utente e servizio maggiormente in linea con le sue esigenze.

Ed è del tutto evidente come si sia realizzata una tendenziale convergenza tra taxi e cd. ncc (servizio di noleggio con conducente); non è un caso, quindi, che si siano via via sviluppati servizi di intermediazione tramite applicazioni su smartphone tra gli utenti e gli ncc.

Tra le tante, la più nota è sicuramente Uber, operativa orami in più di 150 città in tutto il mondo, e che oggi capitalizza quasi 20 miliardi di dollari.

I servizi prestati sono eterogenei (si va dal noleggio con conducente tradizionale, al noleggio della vettura; in ogni caso, il fenomeno è caratterizzato dal tentativo di raggiungere un utilizzo più produttivo del bene/capitale automobile: riducendo i tempi morti, condividendo gli spostamenti, addirittura privilegiando un’auto in condivisione alla sua proprietà individuale tradizionale come nel car-sharing); addirittura, Uber prevede una specifica applicazione per consentire una migliore messa in rete ed una maggiore efficienza del servizio di taxi, UberTaxi!

A fronte della innegabile novità rappresentata dai fenomeni appena descritti, e dei potenziali consistenti vantaggi per gli utenti (oltre che della collettività, anche per la vivibilità delle nostre città), si è visto sopra come le Amministrazioni pubbliche genovesi e liguri abbiano invece fatto registrare un atteggiamento di forte – ed ingiustificata – chiusura.

Ciò è doppiamente ingiustificabile se si considera che, nell’ambito delle città italiane, Genova è tra le più gravemente penalizzate riguardo alla mobilità delle persone.

Valga qualche esempio: una corsa in taxi di 5 km. nel capoluogo ligure è mediamente la più cara (€ 11,50 contro € 10,80 di Milano, € 10,60 a Roma, € 8,90 di Napoli, € 8,10 a Palermo, ed anche € 9,30 di New York!).

Come cliente dei tassisti genovesi, qualche settimana fa mi sono informato circa l’esistenza di qualche forma di abbonamento al servizio: la risposta – davvero sorprendente – è stata che se ci si abbona non solo non c’è alcuna riduzione di prezzo rispetto alla corsa singola, ma addirittura un aumento del costo del servizio, che viene in tal modo maggiorato di IVA! (lascio a margine ogni considerazione riguardo al fatto che l’IVA non viene imputata per le corse singole …).

È appena il caso di precisare, poi, come in altre realtà si possa disporre di un’efficiente rete di trasporto pubblico (in primis metropolitana), che a Genova semplicemente non c’è. L’AMT, l’azienda di trasporto pubblico genovese, da decenni in condizioni di crisi irreversibile, è ormai dotata di un parco mezzi assolutamente vetusto, ha inesorabilmente ridotto le linee e le frequenze degli autobus, pur a fronte di ripetuti rincari dei biglietti: di fatto, il servizio di trasporto urbano non è più garantito.

Nonostante la situazione descritta, le Amministrazioni pubbliche liguri operano – pavlovianamente – un intollerabile ribaltamento: anziché privilegiare le aspettative degli utenti (siano essi viaggiatori di autobus o clienti di taxi o nuovi fruitori di Uber), concentrano le loro attenzioni esclusivamente sulle rivendicazioni – per quanto meritevoli di considerazione – di chi dovrebbe rappresentare lo strumento (oggi i tassisti, ieri i lavoratori di AMT) perché il diritto alla mobilità sia reso effettivo.

Qualche mese fa è stato avallato uno scellerato accordo – onerosissimo per i contribuenti genovesi – che ha consentito ad AMT di proseguire la sua inefficiente gestione, in spregio ad ogni necessità di rinnovamento del servizio. In questi giorni, al fine di tutelare i pur legittimi diritti dei tassisti si bolla superficialmente Uber come illegale.

Per fare ciò, si fa riferimento ad irragionevoli restrizioni normative introdotte nel 2008 a carico dei cd. ncc – consistenti in particolare nell’obbligo di ricezione della prenotazione di trasporto, oltre che di partenza e rientro, necessariamente in rimessa! – che sono intervenute proprio quando l’innovazione tecnologica andava, si è detto, nella direzione opposta: tant’è vero che l’efficacia di quelle disposizioni è stata ripetutamente sospesa, in attesa di una riforma organica del settore che non è più intervenuta.

Ma niente paura: il Comune di Genova ha proprio in questi giorni reso pubblica l’intenzione di investire risorse per l’ampliamento delle piste ciclabili cittadine. Tradotto: piuttosto che Uber, meglio la bicicletta!

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21 Responses

  1. Gianfranco

    Riassumendo: il mercato delle licenze da tassista fara’ una brutta fine.

    Un po’ come il legnatico.

  2. Marco B.

    I difetti e le mancanze del regolatore (e dei taxisti) sono state bene approfondite nell’articolo. Ma l’articolo si è dimenticato di affrontare i possibili difetti di UBER: una azienda californiana dove paga le tasse degli utili che fa in Italia? UBER ha gli stessi problemi evidenziati nella Web Tax proposta dal senatore Boccia? Gli autisti di Uber POP che possono applicare tariffe molto basse, dal punto di vista fiscale come sono inquadrati, come è possibile verificare quante corse svolgono? Replicano un modello di scambio di servizi tra privati che potrebbe nascondere dell’evasione fiscale? Oltre a questi dubbi fiscali tutti gli altri dubbi sul controllo dei veicoli, sulla sicurezza dei trasporti ecc. perché non sono stati affrontati con lo stesso approfondimento degli altri argomenti trattati? Sembra che UBER (e servizi simili) solo perché implementati con nuove tecnologie siano intrinsecamente buoni e che non abbiano nessun effetto collaterale. E’ veramente così?

  3. Gianfranco

    Per favore, rimaniamo coi piedi per terra, in questa guerra di religione sull’evasione che porta ad abominii come la web tax.

    I sistemi come quello nascono dalla parte opposta: amici che condividono percorsi. Per estensione tutti condividono percorsi.

    E’ buono affidarsi ad un amico, per farsi portare a bere fuori la sera, mentre lui rimarra’ all’asciutto?

    E’ buono condividere la stessa auto tra amici, per andare in vacanza?

    E’ buono dire: “io vado a comprare delle ciambelle! qualcuno ne vuole?”

    Io, sinceramente, capisco che noi si debba sempre essere vuoti sofisti. Pero’ c’e’ un limite: quello dell’intelligenza offesa.

  4. Giorgio

    Marco, il solo fatto che vi sia un’offerta di servizi alternativa è un fatto “intrinsecamente buono”. E il dover stare sul mercato, quindi essere competitivi, è per me motivo di garanzia sufficiente. Dopodiché, se i loro veicoli sono delle carrette, se sbagliano continuamente strada, se non rispettano le norme igieniche e puzzano come capre, se arrivano costantemente in ritardo, se i loro prezzi non sono giustificati… semplicemente eviterò di servirmene, come qualsiasi consumatore dotato di razionalità. Non ho bisogno di centomila controlli e regolamenti. Un servizio di trasporto è molto facile da giudicare.

  5. marco D.

    Caro Marco B., l’argomento del trasporto urbano e la mobilità cittadina sono uno dei punti deboli della nostra città, taxi costosissimi (esempio: piazza De Ferrari – Genova Pegli 35 euro! Un furto!) BUS sporchi e rotti e treni inefficienti spesso soppressi pochi minuti prima della partenza. Beh in uno scenario così disastroso ogni nuovo servizio è ben accetto ma ugualmente deve essere attentamente valutato e percio ho voluto informarmi. Con stupore ho trovato tutte le informazioni in pochi giorni. Mi dispiace doverlo dire ma ciò che scrivi è semplicemente frutto di una tua ignoranza sulla materia. Uber Italia è una srl associata ad Uber e quindi paga le tasse in Italia, i driver che aderiscono al loro programma sono pagati solo tramite carta di credito, quindi non possono eludere in alcun modo le tesse, ogni emolumento è tracciato. Le loro auto sono tutte recenti con meno di 10 anni. Uber copre ogni aderente al loro programma con un assicurazione rc x max 5 milioni di euro a passeggero. È vero non hanno una licenza (che peraltro dovrebbe essere gratuita in quanto pubblica e quindi la sua compravendita è si una prassi controlegge e pagata in nero) ma non essendo un trasporto pubblico non vedo perché debba essere così criticata ed ostacolata.

  6. ALFA

    Premesso che non sono un tassista e sono del tutto favorevole all’introduzione di novità tipo Uber, tuttavia scusate ma non ci capisco più nulla.
    Facciamo un attimo il riepilogo dei fatti :

    Uber ha appena lanciato il servizio UberPop a Genova.
    Prima ancora di Genova, UberPop era già stato lanciato qualche mese fa a Milano (città in cui vivo).
    Qui a Milano la reazione dei tassisti all’arrivo di UberPop è stata immediata e molto dura.
    Infatti UberPop è temutissimo dai tassisti ancora più di UberBlack (il serivizio delle berline nere NCC) in quanto in buona sostanza consente a chiunque di mettersi a fare il tassista rispondendo a certi requisiti che la stessa Uber richiede all’aspirante driver (auto di proprietà non più vecchia di 8 anni, fedina penale pulita etc.). I tassisti milanesi hanno quindi scatenato il finimondo, scioperando in massa e radunandosi sotto i palazzi delle sedi istituzionali (Regione, Prefettura, Comune) pretendendo che UberPop venisse dichiarato illegale e addirittura chiedendo che la app di Uber venisse oscurata.
    Alla fine i tassiti hanno vinto la loro battaglia (si potrebbe dire la prima battaglia di una guerra molto lunga e che a mio avviso alla fine vedrà trionfare i servizi come Uber). Le varie autorità (il sindaco Pisapia, il presidente Maroni e perfino il ministro Lupi) rifacendosi proprio a quella antiquata legge del 1992 della quale si parla nell’articolo, hanno dichiarato UperPop fuori legge. Nelle settimane successive i controlli sulle strade si sono intensificati da parte delle Frecce (reparto mobile della Polizia Locale Milanese) ed alcune macchine colte in flagrante mentre effettuavano il servizio UberPop sono state fermate e multate (ci sono articoli sui giornali che ne parlano). A questi autisti di UberPop fermati è stato contestato il reato di esercizio abusivo della professione di tassista con le seguenti conseguenze : sequestro dell’auto, ritiro della patente per un periodo che va da 12 a 18 mesi e multa che va da 1700 a 7000 euro a discrezione del prefetto.

    Concludendo : da quanto ho capito il servizio UberPop allo stato attuale non è consentito dalla legge.
    Perchè Uber continua a proporlo ?
    Le persone che vi aderiscono vengono informate da Uber dei rischi che corrono prima di mettersi in strada ?

  7. Spartaco

    @matco d
    Con stupore apprendo che le tue informazioni nn sono complete e in parte errate. L’adesione al servizio uberpop nn prevede apertura di posizione fiscale/previdenziale da parte degli autisti. Le plusvalenze derivanti da cessione delle licenze taxi sono sottoposte al regime della tassazione separata (come il TFR dei lavoratori dipendenti) Per chi acquista vi e’ la possibilita’ di ammortizzare le stesse frazionando e imputando l’esborso fino ad un massimo di 20 esercizi. Dal 2006 (Decreto Bersani) le licenze vengono assegnate attraverso concorsi a titolo oneroso; cioe’ vendute dai comuni. Opportunita’ utilizzata da molte amministrazioni grandi e piccole in tutto il paese (es.Bologna).

  8. ALFA

    “Dal 2006 (Decreto Bersani) le licenze vengono assegnate attraverso concorsi a titolo oneroso; cioe’ vendute dai comuni. Opportunita’ utilizzata da molte amministrazioni grandi e piccole in tutto il paese (es.Bologna).”

    Quindi Spartaco, mi stai dicendo (se non ho capito male) che se ad esempio io vado al comune di Milano e chiedo di poter acquistare una licenza da tassista è il comune stesso a vendermela direttamente ?

    A che prezzo il comune rivende tali licenze e come vengono fissati tali prezzi ?

    E il comune come è venuto in possesso di tali licenze dal momento che il numero delle licenze a tutt’oggi rimane a numero chiuso, i comuni non ne emettono di nuove perchè altrimenti voi tassisti vi incazzate e fate lo sciopero bloccando le città ?

  9. Spartaco

    @alfa
    i Comuni danno il via a bandi di concorso quando ritengono necessario un potenziamento della flotta operante e/o costituire ex novo un servizio taxi nel proprio territorio. Irrilevante x i Comuni essere o no in possesso di licenze già esistenti (come può accadere nel caso di decadenza o revoca del permesso).
    Il prezzo è quello di mercato; monitorato da Agenzia delle entrate e Comuni in collaborazione con le associazioni di categoria. In caso di costituzione ex novo di un servizio taxi il Comune decide arbitrariamente il valore di emissione del permesso. I bandi sono pubblici e ampiamente pubblicizzati (Informazioni presso Comune, Regione e associazioni di categoria) Sei di Milano, giusto? Ultimo concorso a titolo oneroso è stato bandito nel 2013 dal Comune di Opera x un totale di 10 licenze taxi.

  10. Gianfranco

    Ragazzi miei, state girando in cerchio.
    Da una parte la super manfrina delle licenze dei taxi, la cui concessione e’ in mano ad una delle mafie legalizzate piu’ potenti dell’universo.
    Dall’altra un network di persone che condividono dei beni propri.
    Non puo’ esservi un punto d’incontro.
    Da una parte un tassista deve mantenere alto il valore dell’investimento, che sfora allegramente i 200000 euro. Dall’altra gente che per andare da A a B se ne frega altrettanto allegramente se ci va con una mercedes o una clio.
    Siamo di fronte all’ennesima lotta di casta tipicamente italiana. La casta coinvolta e’ quella del mercato dei taxi.
    Ora: o accettiamo che anche le superlicenze abbiano fatto il loro tempo, e la smettiamo, oppure diciamo che la casta ha ragione e qualunque condivisione d’auto e’ illegale.
    Basta girare in cerchio. Decidete e fatevene una ragione, se le cose non vanno come dite.

  11. ALFA

    Gianfranco,

    premesso che non sono un tassista venuto qui a difendere gli interessi della categoria e personalmente sono favorevole alla diffusione di nuovi servizi come Uber…tuttavia bisogna fare delle precisazioni :

    UberPop si presenta al pubblico come un servizio di car-sharing tra persone che condividono un bene comune (l’automobile).
    Se così fosse l’autista che si registra a UberPop dovrebbe tenere costantemente aggiornati tramite la app gli altri utenti riguardo i suoi spostamenti al fine di trovare qualcuno interessato ad avere un passaggio per una determinata destinazione. Es. io mi registro ad UberPop e attraverso la app dico “Ehi stò andando a Malpensa, qualcuno di voi in zona in questo momento ha bisogno di un passaggio fino lì ?”. Mi risponde un utente nelle mie vicinanze il quale anche lui deve andare a Malpensa, in tal modo ci troviamo e così facendo abbiamo finalizzato un servizio di car-sharing.
    In realtà mi risulta che le cose non funzionano così. L’autista di UberPop viene chiamato tramite la app da una persona interessata al servizio ed una volta giunto presso di lui la carica in auto e la trasposta dove essa desidera andare. In tal caso non è car-sharing ma un servizio taxi vero e proprio.

    Inoltre, pur essendo un liberista favorevole ai servizi tipo Uber come già detto, ritengo che un minimo di legalità vada rispettata a tutela delle persone trasportate. Quindi i comuni cittadini affiliati di UberPop dovrebbero seguire un corso di abiltazione per diventare autisti professionisti e sottoporsi ai controlli della autorità competenti (test antidroga, coperture assicurative necessarie etc.) esattamente come avviene per i tassisti.

    In questo momento, stando alla normativa attuale, UberPop è un servizio illegale.
    Chi lo pratica e viene pizzicato dalla Polizia Locale si becca sanzioni pesanti : confisca dell’auto con aggiunta di multa da 1700 a 7000 euro e ritiro della patente da 12 a 18 mesi a discrezione del prefetto. A Milano alcuni autisti UberPop sono già stati colti in flagrante.
    Il servizio UberPop di recente è stato lanciato a Genova.
    A Milano è tutt’ora attivo.
    Io ho inviato una mail ad un indirizzo Uber dedicato proprio a chi è interessato nel diventare loro affiliato e desidera avere informazioni.
    Ho scritto chiedendo chiarimenti riguardo alla legalità del servizio UberPop in modo tale da essere rassicurato di non andare incontro a dei guai.
    Ho ricevuto una risposta pre-compilata dal tono molto amichevole la quale si apriva con un “ciao” e mi invitava a fornire i miei documenti (patente, libretto dell’auto etc.) al fine di un colloquio. Ho nuovamente scritto facendo presente che la mia domanda era un altra ed era stata elusa….”il servizio UberPop è legale si o no ? Se mi metto in strada a farlo non rischio nulla ?”. Al mio secondo sollecito è’ caduto il silenzio, non mi ha rispsoto più nessuno.
    A questo punto, la signora Benedetta Arese Lucini (amministratore delegato di Uber Italia) deve fare attenzione perchè oltre ai tassisti che la vogliono menare ,a breve potrebbe ritrovarsi aggredita anche dai suoi stessi affiliati i quali, magari ignari delle conseguenze, si ritrovano con l’auto confiscata e una mega-multa da pagare.

    Uber deve giocare a carte scoperte.
    Dica la verità, ovvero che non si tratta di un servizio car-sharing ma di un vero e proprio servizio taxi.
    Uber vada fino in fondo se ritine che questo tipo di mercato sia proficuo.
    Inizi una azione di lobbing per far approvare leggi che soppiantano il vecchio sistema delle licenze a numero chiuso attraverso la promulgazione di leggi in tal senso da parte dei parlamenti nazionali

  12. Gianfranco

    ALFA, 30 settembre 2014

    Se hai provato a registrarti, vedrai che un minimo di informazioni legali sulla tua persona devi fornirle.

    Detto questo, per cortesia, prendi le righe che seguono con lo spirito con cui sono scritte e non come un esercizio di provocazione: ben lungi. Purtroppo il mio stile non mi aiuta, e ti chiedo scusa anticipatamente.

    Questi della uber vogliono che non hai carichi pendenti e che soddisfi altri requisiti. Come vedi un minimo e’ richiesto.

    Per quanto riguarda il servizio taxi, non esiste discussione, secondo me: e’ una manfrina tutta italiana e le norme che regolamentano il servizio, e pure come il servizio viene inteso, sono le classiche sovrastrutture irragionevoli della nostra cultura.
    Arrivo al sodo: il taxista che competenze ha? Nessuna, salvo saper guidare. Specie da quando ci sono i navigatori satellitari per cui non serve nemmeno l'”esperto” di una certa zona.
    Con tutti i requisiti di legge e tutte le manfrine statali, pero’, il lavoro del taxista sembra diventato quello del notaio, quasi che saper stare dietro il volante sia un rito ufficiale. Che non e’.
    Tutto, quindi, ha contribuito a fare casta. Il certificato di abilitazione professionale? E cos’e’? Una cosa che dice che io posso guidare un taxi? E a che serve? A fare di un guidatore un “taxista”? E quando porto mia mamma senza patente in macelleria, non sono forse un taxista? Dov’e’ la differenza? Non c’e’.

    Purtroppo anche il nostro “liberismo” in realta’, subisce la cultura del “garantismo”, e si avvita.
    Una volta che uno e’ assicurato sui passeggeri, che problema c’e’? Occorre un ente particolare per chiedere di vedere l’assicurazione del mezzo prima di salire? No. Pero’ noi, nel nostro garantismo statalista, vogliamo un ente certificatore che lo faccia. Come se l’Ente potesse veramente cambiare i nostri destini. E come se un CAP impedisse ad un tassista di fare il giro largo (come se non conoscessi la strada) per arrivare a cifra tonda.

    Noi abbiamo scelto di: limitare le licenze di taxista per farne mercato e creare una corporazione medievale; appiccicarvi sopra oneri ed obblighi (perche’ non ci si puo’ sottrarre) e cementificare il tutto.

    E’ il mercato a scegliere, non lo stato.
    Tu usi Uber? Dopo la seconda volta che perdi un aereo capisci che forse ti serve un NCC serio, per andare in aeroporto (cosa che io faccio, da 15 anni, con la stessa azienda di NCC di cui sono ultra contento). Devi andare a sbronzarti in centro? Perche’ pagare 120 euro di NCC, quando con 15 di Uber te la cavi? Devi portare un cliente al ristorante? Tuo figlio in ospedale? Usi davvero Uber?

    La mentalita’ che manca in Italia e’ quella del cliente. Perche’ non dovrebbe saper decidere qual e’ il suo bene? Perche’ il passaggio e’: concorrenza-corporazione-tagliare le gambe alla concorrenza invece che concorrenza-sceglie il cliente-faccio il mio meglio per migliorare il servizio alla faccia della concorrenza?
    Questo e’ essere liberali.

    Il taxismo, qui, e’ paradigmatico. Vale per tutti gli altri. Giornalisti (come se alcuni non vendessero la penna), Notai (che hanno accesso al Sacro Graal), Commercialisti (come se non facessero porcherie)… Tutte quelle belle corporazioncine che studiavamo a scuola, dell’Italia rinascimentale, e che facevano rima con “orrore! la corporazione!”.

    Noi, signor mio, siamo tutto men che liberali.

    Salutissimi! 🙂

  13. ALFA

    Gianfranco

    se sei tra quelli interessati ad aderire al servizio UBerPop…attenzione !!
    come ti ho già scritto nel precedente post, al momento il servizio UberPop è illegale.
    Puoi rivolgerti ad un ufficio della Polizia Locale la quale ti lo confermerà.
    Se ti fermano mentre sei ingiro a fare UberPop ti confiscano il veicolo (non sequestro…ma confisca!) inoltre ti ritirano la patente e paghi una multa che varia da 1700 a 7000 euro.

  14. Giorgio

    ALFA, mi sa che non hai colto il senso del bel post di Gianfranco. Che condivido al 100%.
    Poi sarebbe interessante capire perché per andare a prendere specificamente una persona e portarla in un determinato luogo io debba soddisfare tutta una serie di requisiti di legge, mentre per dare uno strappo alla stessa persona perché “di strada” mi basti avere la patente (e magari non essere ubriaco) per non incorrere in alcuna sanzione. Le solite assurdità dei bizantinismi corporativi italici, che un liberale dovrebbe giustamente avversare.

  15. Marco B.

    ALFA nel post del 30 settembre 2014 ha spiegato bene la differenza tra condivisione tra privati=andiamo nello stesso posto e ti do un passaggio – e servizio =dove ti devo portare? . La prima cosa è occasionale, la seconda è organizzata e continuativa. Le due cose vanno trattate in modi diversi e non devono essere confuse. Ma il problema non sembra essere la descrizione con parole, ma l’incapacità di capire dovuta al pre-giudizio. Dopo averlo spiegato n-volte è quindi inutile continuare la discussione.

  16. Gianfranco

    Giorgio, 2 ottobre 2014

    Si’, ho scritto in 30000 inutili parole quello che tu avevi gia’ riassunto in 30 righe. 🙂

    Io non ragiono per caso, ma per fenomeno. In questo caso il corporativismo. Lo stesso articolo principale, contestualizzando qui e la’, puo’ essere applicato a tutto. Dalle parcelle minime degli avvocati al mercato della manutenzione delle tombe nei cimiteri.

    Il problema ancora piu’ vasto (e secondo me irrecuperabile e che chiamo il GPI – grande problema italiano) e’ che questo sistema finisce per premiare i comportamenti di chiusura o comunque inclini a comportamenti “mafiosi” invece che premiare i “migliori”, che sarebbero poi quelli che soddisfano meglio il cliente.

    Questo modo di fare permea tutta la nostra societa’.

  17. Gianfranco

    Marco B., 2 ottobre 2014

    Oh, suvvia, non cominciamo con l’accusa di stupidaggine con l’interlocutore dovuta a pregiudizi o chissa’ che.

    Alfa ha spiegato perfettamente la differenza tra “condivisione tra privati” e “servizio”. La conoscevamo gia’, l’avevamo gia’ capita ed e’ gia’ stata superata.

    Quello che noialtri stiamo scrivendo (io prolissamente, altri concisamente), e’ che per una persona che deve spostarsi da A a B, che a trasportarla sia una “condivisione” o un “servizio”, non fa nessuna differenza.

    Fa differenza per la “condivisione”, fa sicuramente differenza per il “servizio”, ma spetta alla certa persona che deve spostarsi da A a B decidere se e’ meglio uno o l’altro. Non una normativa, non un dogma, non il comune e non un certificato di abilitazione professionale.

    Voi insistete a dire che per mangiare il riso ci vuole la forchetta. Noi insistiamo nel dire che il cucchiaio potrebbe dire la sua, che la forchetta – in un regime liberale – non puo’ essere imposta per decreto e che comunque, alla fine della fiera, se usare una posata o l’altra e’ scelta di chi mette le gambe sotto al tavolo.

    Cordialita’ e arrivedervi!
    Gianfranco.

  18. Giorgio

    Marco B. Guarda che la differenza l’abbiamo capita benissimo. E abbiamo anche capito che non ha alcun senso, o meglio, un senso ce l’ha: quello di perpetuare i privilegi di una casta (fra le tante) che basa la sua attività professionale sul numero chiuso e su arbitrarie barriere d’entrata. Chi si dice liberale certe cose non le dovrebbe sopportare. Tu, invece, mi par di capire che le auspichi.

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